Cerca

Vatican News

Ciclone Idai: l’impegno della Chiesa in aiuto di Mozambico e Malawi

Saranno inviati 2500 filtri per depurare l’acqua nelle zone devastate dal passaggio di Idai. “Mancano acqua potabile e rifugi alternativi per chi ha perso tutto”, spiega ai nostri microfoni monsignor Tejado Munoz, sottosegretario del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale

Matteo Petri – Città del Vaticano

In Mozambico la situazione rimane gravissima. Oltre ai 598 morti e 1500 feriti causati dal passaggio del ciclone Idai, sono più di 110mila le abitazioni distrutte ma l’emergenza maggiore è adesso quella del colera. Sono 1400 i casi già registrati. "Abbiamo bisogno del sostegno finanziario della comunità internazionale. Queste persone sono state devastate, non hanno più mezzi di sussistenza, hanno perso le loro case, le loro fattorie, i loro raccolti, le persone care – spiega David Beasley direttore esecutivo del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite, da subito al lavoro per sfamare gli sfollati. "Avranno bisogno di aiuto almeno per i prossimi 6-12 mesi per rimettere i loro piedi sulla terra", afferma, "le scuole sono andate perdute, i bambini sono stati gravemente colpiti, le famiglie sono state spazzate via con tutto quello che avevano, e ora sta arrivando il momento di ricostruire".

Vatican News ha raccolto la testimonianza di monsignor Segundo Tejado Munoz, sottosegretario del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, che per il Dicastero sta seguendo l’evolversi della situazione.

Ascolta l'intervista a mons. Tejado Munoz

R. - Il nostro Dicastero si è attivato subito a dare una mano, come sempre facciamo in tutte le emergenze, mandando, attraverso gli aiuti apostolici ai vescovi delle zone più colpite. Il nostro è stato solo un primo aiuto. Dopo di noi arriva tutta la macchina della Chiesa cattolica, in primis la Caritas Internationalis che ha attivato tutto un sistema di aiuto per il Mozambico, inviando una persona qui da Roma e poi anche aprendo, come si dice in gergo, una "chiamata di emergenza" per venir incontro al progetto delle Caritas di Mozambico, Zimbabwe e Malawi.

Lei ha avuto contatti con le comunità cristiane del Mozambico?

R. - Io ho avuto contatti con la Caritas locale e con il nunzio apostolico in Mozambico. Con lui stiamo facendo anche un progetto molto interessante per portare, grazie a una persona che ci ha fatto una donazione, 2500 filtri per depurare l’acqua. Quindi una cosa abbastanza significativa che penso che possa aiutare molto in questo momento. 

Di cosa ha bisogno la popolazione in questo momento?

R.- Di due cose. Il problema principale è appunto l’assenza di acqua potabile. Poi c’à anche il problema delle case distrutte dal ciclone; la popolazione ha quindi bisogno anche di rifugi alternativi come tende campestri o simili. Infine anche il problema del cibo, che chiaramente è una delle emergenze.

Ai fondi che sono stati inviati ne seguiranno altri? C’è un programma di aiuto che avete già organizzato?

R. - Noi come Dicastero inviamo un primo aiuto, che vuol essere un segno di vicinanza del Papa a queste popolazioni. Chiaramente dietro di noi c’è poi il lavoro della Chiesa, quello più consistente, quello di tutte le Caritas presenti sul territorio. Non solo Caritas in realtà, ci sono tante altre associazioni che si mobilitano per questo. Per cui questo è semplicemente un primissimo aiuto, in realtà anche piccolo rispetto ai danni subiti dalla popolazione.  La Chiesa si muove, il Papa per primo, e il nostro Dicastero accanto al Papa, però dietro di noi ci sono tantissimi programmi.

A settembre il Papa si recherà in Mozambico, l’ha sentito? Sta seguendo gli sviluppi di questa drammatica vicenda?

R. - Sì, lo abbiamo informato di questo aiuto che abbiamo mandato. A metà marzo ha fatto anche un appello all’Angelus per ricordare questa grave emergenza. Il Papa, come con tutte le emergenze e le catastrofi che ci sono, è sempre molto attento. Io penso che la visita del prossimo settembre sarà una visita molto importante, in seguito anche alla catastrofe che la popolazione ha subito per il passaggio del ciclone Idai.

10 aprile 2019, 17:47