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Bimbi siriani rifugiati  in Libano studiano in un centro dei Lasalliani, Fratelli delle scuole cristiane Bimbi siriani rifugiati in Libano studiano in un centro dei Lasalliani, Fratelli delle scuole cristiane  

Caritas Libano: serve un serio impegno internazionale per il rimpatrio dei profughi

Per padre Paul Karam, presidente di Caritas Libano, le iniziative messe in atto per favorire il rimpatrio dei profughi siriani, accolti dall'inizio del conflitto in Siria, sono insufficienti. Solo pochi i rimpatri, mentre sul Libano incombe il rischio di una grave crisi economico-sociale

Adriana Masotti - Città del Vaticano

Di recente circa 1000 siriani da tempo rifugiati in Libano, tra cui anche bambini, sono tornati nei villaggi e nelle cittadine di origine, ma la loro partenza è una goccia nel mare, mentre nel Paese dei cedri resta l’emergenza economica e sociale. A denunciare così l’assenza della comunità internazionale sull'importante questione profughi è la Caritas libanese per bocca del suo presidente padre Paul Karam che apprezza le iniziative dello Stato finalizzate al rimpatrio, ma sottolinea che alla fine coinvolgono al massimo alcune migliaia di persone a fronte di oltre un milione e mezzo di rifugiati.

Promuovere il rimpatrio e cercare una soluzione per la Siria

Tanti infatti sono i siriani che da oltre sette anni hanno trovato ospitalità al di là del confine libanese: fuggiti dalla guerra in Siria si sono aggiunti agli oltre 400 mila profughi palestinesi di più vecchia data. E tutto questo in una nazione che ha un totale di 4 milioni e mezzo di abitanti. "Queste iniziative per il rimpatrio dei rifugiati devono essere fatte - afferma ai nostri microfoni padre Karam - soprattutto nel momento in cui la comunità internazionale dice che la guerra in Siria è cessata, anche se una risoluzione politica non si è ancora vista, e purtroppo non è neppure in vista. Perchè se noi dovessimo aspettare la risoluzione politica, noi temiamo di dover aspettare per anni e anni. Abbiamo già l’esempio della presenza palestinese e di tutto il conflitto israelo-palestinese senza soluzione dopo 70 anni! La comunità internazionale qui ha il dovere e la responsabilità di lavorare giorno e notte per trovare soluzioni pacifiche, garantire la dignità del popolo siriano e garantire anche la pace perché la grande domanda che ci si pone oggi è: dopo questi 8 anni di guerra in Siria qual è stato il risultato? Nessuno. Solo persone morte, rifugiati, distruzione totale del Paese e la situazione politica è rimasta la stessa. Dunque bisogna favorire un dialogo interno in Siria per incoraggiare la popolazione ad uscire da questo conflitto e far uscire anche gli interessi mondiali di questa politica regionale, internazionale in questa guerra che non ha avuto nessun senso.

Ascolta l'intervista integrale a padre Paul Karam

Una situazione non più accettabile

Per padre Karam sul rientro dei profughi pesa un grave problema. La mancanza di controlli fa in modo che chi esce dal Libano potrebbe rientrarci e questa volta in maniera non ufficiale e senza registrazione, per poter ricevere ancora aiuti. E’ necessario quindi un programma di accompagnamento che segua il percorso di quanti accettano di tornare e li aiuti a reinserirsi nel Paese di origine. Ed è necessario che la comunità internazionale, rimasta fin'ora in silenzio, affronti la questione profughi in maniera adeguata con programmi seri. Sulla presenza dei rifugiati siriani, padre Paul prosegue: "Sicuramente il Libano è un piccolo Paese. Se per esempio vogliamo paragonare con l’Italia: l’Italia potrebbe accogliere 25 milioni di profughi? Basta fare questo paragone per capire che per un Paese come il nostro, in cui più di un terzo degli abitanti sono profughi, e che non riceve nessun sostegno, l'attuale situazione non è più accettabile."

Il Libano non può essere sacrificato a causa di conflitti esterni

La generosità nell'accoglienza dei libanesi, in tutti questi anni, non può certo essere messa in discussione "ma adesso - dice padre Karam - la gente sta gridando: 'Basta, ora non possiamo più sopportare'. Il Libano non può più essere un Paese sacrificato a causa dei conflitti dei Paesi intorno, questa è la responsabilità della comunità internazionale. Il Libano ha diritto di vivere in pace, con dignità e ha diritto che le sue generazioni possano avere un futuro e realizzare i loro sogni, sulla base della giustizia, della pace, del dialogo e del rispetto dell'appartenenza religiosa di tutti".

09 aprile 2019, 10:54