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Bambini e bambine vittime in tutto il mondo di pedofili sempre più organizzati Bambini e bambine vittime in tutto il mondo di pedofili sempre più organizzati 

Meter: pedofilia e pedopornografia, un'industria fiorente con tanti responsabili

Presentato stamattina il Meter Report 2018 sulla pedofilia e pedopornografia. Dall’indagine emerge che i pedofili sono oggi più organizzati e che, impuniti, smerciano più foto e video inenarrabili. Di contro il Report denuncia poche azioni di contrasto e un’indifferenza diffusa per il fenomeno

Adriana Masotti - Città del Vaticano

La conferenza stampa di presentazione del Report 2018 si è tenuta stamattina nella sede Meter di Pachino, Siracusa, con la presenza di don Fortunato Di Noto, presidente e fondatore dell’Associazione Meter impegnata da anni nell’ambito della tutela dei minori e della lotta alla pedofilia e pedopornografia online. Insieme a don Di Noto, Marcello La Bella, primo dirigente della Polizia di Stato e dirigente del Compartimento Polizia Postale di Catania.

Meter: monitoraggio, sostegno delle vittime e formazione

Il Report presenta l'impegno di Meter in tutto il mondo: dalle denunce degli abusi alla polizia italiana e straniera e ai server provider, al sostegno delle vittime di violenze, insieme a percorsi formativi e informativi tenuti nelle scuole e nelle parrocchie e al lavoro svolto dal Centro di ascolto con i casi seguiti. 144 pagine, il Report, con numeri reali e parole per descrivere un’industria fiorente che prende forma attraverso il costante monitoraggio della rete internet ma i numeri, dichiara don Di Noto, non raccontano tutto perché “la realtà è sempre più orribile”.

Aumentato il numero di foto e video sul web

Secondo il rapporto, i pedofili, i pedopornografi e gli abusatori dei bambini nel 2018 hanno prodotto e scambiato sul web, molte più foto e video con bambini sempre più piccoli. In aumento le vittime di sesso maschile, stabile la preferenza femminile. Nell’anno appena passato le segnalazioni inviate al Centro nazionale di contrasto alla pedofilia online gestito dalla Polizia di Stato sono scese: da 3.137 nel 2017 a 1.780 nel 2018. Lieve flessione anche per i link monitorati, da 17.299 a 14.179, così come le segnalazioni ricevute da utenti: da 302 a 224. In aumento invece la quantità di foto rinvenute, da 2.196.470 a 3.053.317. Cresce anche il Deep Web, il lato oscuro della Rete: da 50 a 261 segnalazioni. Aumentati anche i video segnalati, da 985.006 a 1.123.793. 

La pedofilia on line diffusa in tutto il mondo

Per quanto riguarda i domini di primo livello, le “targhe” internazionali di siti e portali con materiale pedopornografico, Tonga mantiene il primo posto in classifica con 1.717 segnalazioni. Al secondo posto Guernsey, isola nel canale della Manica nel cuore dell’Europa. Al terzo posto è il Territorio Britannico dell’Oceano Indiano: sei atolli, oltre 1000 isole e la base militare americana di Diego Garcia. In questi domini, riferisce il Report, viene trafficato materiale indicibile e vergognoso. In Asia le maggiori segnalazioni riguardano Pakistan, Taiwan, Indonesia e Giappone. In Europa, i primo posti sono occupati da Francia e Albania. La Russia è quarta, l’Italia è quinta con 71 segnalazioni, (quindicesima nel mondo), sesta la Germania. In America, Meter ha compiuto monitoraggi su Haiti, Colombia e Groenlandia. Infine l’Africa: guida la classifica in negativo la regione francese Mayotte, seguita da Libia, Gabon e Guinea Equatoriale.

La geografia dei server

Tra i link segnalati 6.388 sono fisicamente allocati in Europa, 5.826 in America, 155 in Asia, 120 in Africa, 31 in Oceania. 166.222 in totale i link denunciati dal 2003 al 2018, il picco nel 2017 con 17.299, scesi a 14179 nel 2018. In quanto a preferenze dei pedofili il trend attuale è quello di scegliere link con bambini ritratti in foto e video d’età fra gli 8 e 12 anni, facilmente preda dei cyber-pedofili perché navigatori ancora inesperti. Seguono quelli fra i 3 e i 7 anni e fra 0 e 2 anni. Si tratta di violenze su bambini inermi che non possono difendersi e che, se sopravviveranno, non racconteranno la violenza subita. 2.196.470 le foto segnalate nel 2017, 3.053.317 lo scorso anno. Riguardo ai video dai 985.006 del 2017, si è passati al 1.123.793 del 2018.

Ascolta l'intervista a don Fortunato Di Noto

Milioni i bambini già abusati

Dietro ad ogni numero c'è un bambino o una bambina. "Noi dobbiamo sempre considerare che i video e le foto rappresentano già il danno avvenuto - afferma ai nostri microfoni don Fortunato Di Noto - cioè sono bambini già abusati, quindi che hanno già avuta violata la loro innocenza, che vivono una forma di schiavitù perenne e duratura. Tenete conto che vengono riprodotti negli abusi anche per anni interi, quindi iniziano che sono neonati e continuano anche negli anni… E allora questo è il dato agghiacciante che mostra quanto sia profondo e radicato l’aspetto perversivo del fenomeno e soprattutto criminale molto forte e molto potente. I bambini nella pedofilia e nella pedopornografia sono veramente l’oggetto di un business enorme e devastante, un mercato floridissimo di fronte a cui non sono più sufficienti le dichiarazioni o i protocolli o le carte che già sono in vigore o devono entrare eventualmente in vigore".

L'indifferenza di molte Polizie e forze politiche

La pedofilia sta anche scoprendo i viaggi organizzati online. Su vari siti si possono esprimere il proprio gradimento e la propria preferenze votando la categoria d’interesse. Con i sondaggi online chi produce materiale ascolta il mercato e offre il prodotto che più va forte al momento. 
Il Report denuncia la poca vigilanza da parte delle polizie straniere che, pur essendo state contattate dall'Associazione attraverso i loro siti istituzionali, non hanno mai mostrato un riscontro, un avvio d’indagine. Il lavoro di monitoraggio sulla pedofilia online rimane spesso, inoltre, argomento ignorato anche dalle forze politiche che non hanno interesse a mettere in agenda ed in prima linea questa importante lotta alla criminalità pedofila.

Il tentativo di "normalizzare" il comportamento pedofilo

La rete non è esclusivamente uno strumento di diffusione di foto e di video che i pedofili e pedopornografi utilizzano, ma serve anche a diffondere e promuovere la pedofilia per un’opera di normalizzazione. Una vera e propria lobby ben organizzata. "Certo e noi lo denunciamo da più di 20 anni - conferma il sacerdote siciliano -. La lobby pedofila è una lobby strutturata, trasversale e, quasi, in un certo qual senso, condivisa, a volte caldeggiata dall’intellighenzia culturale, da elaborazioni di relativismo che vengono applicate sulla pelle dei bambini. In effetti le frasi o i portali - migliaia di portali presenti per la normalizzazione della pedofilia - mostrano attraverso slogan del tipo: “In fondo in fondo nell’amore non c’è età”; oppure: “Tenete conto che i bambini vogliono amare i pedofili”. Ci sono anche i portali dei cosiddetti pedofili virtuosi che sostengono: “In fondo la cosa più importante è che prevalga l’amore perché è possibile che anche i bambini - poi me lo venite a dire un neonato, una neonata che tipo di consenso può mostrare -, amino gli adulti e gli adulti amino i bambini. Queste sono cose aberranti, ma purtroppo non per tutti".

Un Report che denuncia i tanti responsabili di questa tragedia

Manca una azione preventiva ed educativa, arma vincente per un percorso di tutela del minore, sottolinea ancora il fondatore dell'Associazione Meter che nella prefazione del Report scrive: "Non c’è un diritto uniforme, non c’è un intervento uniforme: ci vorrebbero un’Europa e tante altre Nazioni nel mondo che si occupassero responsabilmente e seriamente della protezione dei bambini e invece non ci sono. Il silenzio e l’indifferenza uccide di più la già debole vita dei bambini vittime di questa azione perversa e crudele". Coloro che hanno responsabilità nel mondo del web, oltre che politiche e giudiziarie, potrebbero invece "fare la differenza se iniziassero a contrastarlo seriamente ed efficacemente”.

 

 

21 marzo 2019, 11:55