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La donna come promotrice di speranza: futuro del mondo e della Chiesa

Un incontro per fare il punto sulla condizione della donna in vista della Giornata internazionale che si celebrerà l’8 marzo. E’ quello promosso oggi a Roma dall’Unione Mondiale delle Organizzazioni Femminili Cattoliche insieme alle ambasciate di Gran Bretagna e Perù presso la Santa Sede

Benedetta Capelli – Città del Vaticano

Donne capaci di alleviare le sofferenze del mondo con l’amore, la misericordia, la forza che le contraddistingue. Donne portatrici di speranza che non agiscono per rivendicazione ma per convinzione: quella di dare vita, di custodirla, di accompagnare i bisogni degli altri con generosità e gesti di tenerezza. In vista della Giornata Internazionale delle donne, il prossimo 8 marzo, l’Unione Mondiale delle Organizzazioni Femminili Cattoliche (UMOFC) insieme alle ambasciate di Gran Bretagna e Perù presso la Santa Sede, ha promosso un incontro per ricordare che le donne sono la speranza del mondo e della Chiesa.

Zervino: le donne, speranza della Chiesa

Ad aprire la conferenza: “La donna come promotrice di speranza” è stata Maria Lia Zervino, presidente dell’UMODC. A Vatican News sottolinea che “ci sono attitudini delle donne che dovrebbero essere assunte per promuovere la speranza nel mondo, pur sapendo dei tanti problemi che vivono”. “Abbiamo tante cose da fare – afferma – ma le donne sono la speranza della Chiesa”. La Zervino sottolinea il lavoro di Papa Francesco per una nuova prospettiva sulla donna nella Chiesa. “E’ necessario cambiare il machismo, il clericalismo che c’è, non vogliamo - spiega - essere nominate in posti importanti come se fossimo fiori da poggiare lì, senza alcuna possibilità di discutere una decisione. Non ci piace neppure salire la scala del potere ma vogliamo essere riconosciute nelle nostre qualità, nel servizio di competenza che offriamo”. (Ascolta qui l'intervista a Maria Lia Zervino)

Serve un cambio culturale

L’Unione Mondiale delle Organizzazioni Femminili Cattoliche, nata 109 anni fa, è dal 2006 un’associazione pubblica internazionale di fedeli, riconosciuta dalla Santa Sede, è presente dalla Polinesia fino al Polo Nord. “Siamo già promotrici di speranza – afferma la presidente – perché siamo accanto a chi soffre, ai migranti, alle donne sole che hanno sulle spalle la responsabilità di una famiglia, a chi è vittima della tratta, ai moderni schiavi. Crediamo che l’educazione sia la chiave per cambiare il mondo, ci vuole un cambio culturale”. Le donne, secondo recenti studi, costituiscono il 71 per cento dei 40 milioni di persone che oggi vivono le moderne schiavitù. Per la Zervino è importante continuare a lavorare “in modo sinodale” per ascoltare e dare risposte al grido del Creato e al grido dei poveri, come sottolinea Papa Francesco nella Laudato si’.

Giovanelli: le donne, spina dorsale della Chiesa

“Sfide affrontate al femminile in 43 anni di servizio alla Santa Sede”: è la relazione della dottoressa Flaminia Giovanelli, già sottosegretario per il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. Un servizio che ha rappresentato anche un’evoluzione del ruolo della donna nella Chiesa.  (Ascolta qui l'intervista a Flaminia Giovanelli) “Io sono un esempio di un passo in avanti, ho fatto parecchi gradini – afferma la dottoressa – pur senza volerlo, è venuto normalmente. Ho iniziato in un posto che mi ha dato la possibilità di avere contatti, un luogo aperto al mondo, una caratteristica che era nel dna dell’allora Pontificio Consiglio Giustizia e Pace. Dovevo raccogliere e fornire notizie e questo mi ha dato la direzione verso la quale andare”. “Credo – afferma la Giovanelli – che il contributo delle donne nella Chiesa sia essenziale e andrebbe riconosciuto pur senza rivendicare nulla. A me piace una frase dell’Esortazione Apostolica ‘Africae Munus’ di Benedetto XVI che dice: ‘la donna è la spina dorsale della Chiesa’. Una frase commentata in Sudafrica, tempo fa,  da una donna dell’Angola molto semplice che diceva: ‘noi siamo quelle che portano il peso ma anche quelle che permettono alla Chiesa di stare dritta’. Questa è una consapevolezza che potrebbe aiutare ad andare avanti”.

05 marzo 2019, 11:38