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Caritas internationalis: in Mozambico difficile distribuire aiuti

La situazione in Mozambico è disperata. Le strade interrotte non permettono l’arrivo degli aiuti, soprattutto la distribuzione del cibo. Stato di calamità ed emergenza umanitaria anche in Zimbabwe e Malawi. Per l’Onu la gravità della crisi è pari a quella in Siria, Yemen e Sud Sudan. Unicef: dell'1,7 milioni di persone colpite nella regione, quasi la metà sono bambini

Marine Henriot - Città del Vaticano

Il Programma Alimentare Mondiale (Wfp) dell'Onu ha classificato la crisi provocata in Mozambico dal ciclone Idai al massimo livello 3, alla pari con le emergenze per la guerra in Siria, Yemen e nel Sud Sudan. La nuova classificazione permetterà di accelerare le operazioni per assistere le popolazioni colpite dal ciclone e le successive inondazioni che hanno provocato un numero "incalcolabile" di vittime e lasciato 600 mila persone senza casa. Secondo l'Unicef, dell'1,7 milioni di persone colpite in Mozambico, Zimbabwe e Malawi, quasi la metà sono bambini.

E’ emergenza anche in Zimbabwe e Malawi

Il ciclone ha colpito anche lo Zimbabwe, dove il governo ha dichiarato lo stato di calamità. Le vittime del ciclone ammontano ad oltre 100. Si ritiene inoltre che siano due i distretti gravemente colpiti, tra cui il distretto di Chipinge, che ospita il campo di Tongogara. Lì vi risiedono attualmente circa 13.000 rifugiati, molti dei quali hanno riportato danni, ma nessuno ha perso la vita. Anche in Malawi il governo ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale e si contano 84 vittime. Sono almeno 15 i distretti e due le città danneggiati, con circa 840.000 persone in tutto il Paese colpite dalle inondazioni. Circa 94.000 persone sono fuggite dalle proprie abitazioni e hanno trovato riparo in campi improvvisati per sfollati interni. Gli insediamenti di rifugiati in Malawi non sono stati colpiti direttamente.

Fondo di sostegno dei Paesi lusofoni

In Mozambico, il Paese più colpito con oltre 600 vittime, il governo ha indetto lo stato di emergenza nazionale. La Comunità dei Paesi di lingua portoghese, in risposta alla tragedia del ciclone Idai, ha creato un fondo di sostegno al Mozambico. Attualmente il Paese ospita circa 25.000 rifugiati, che fortunatamente non sono stati colpiti dal ciclone.

L’appello dei vescovi del Mozambico

Secondo il Segretario generale della Conferenza episcopale del Mozambico, mons. Luiz Fernando Lisboa, non è più il tempo di piangere, ma invita i mozambicani, le organizzazioni internazionali ed i Paesi del mondo, ad organizzarsi per portare soccorso alle famiglie. Mons. Lisboa ha sottolineato che la Chiesa cattolica in Mozambico, a tutti i livelli, sta portando avanti una Campagna di solidarietà per alleviare le sofferenze di tutte quelle persone colpite da questa calamità naturale. Rivolgendosi loro, il Segretario dei vescovi del Mozambico, lancia un appello alla speranza, a rialzare la testa e ad avere fiducia in Dio. Inoltre in questa situazione di emergenza, mons. Lisboa condanna le persone che ricorrono al furto ed alla corruzione. "Se qualcuno approfitta della sfortuna degli altri – ha ammonito - pagherà davanti a Dio".

La distribuzione degli aiuti solo per via mare

Sulla drammatica situazione nel Paese, la sezione francese di Vatican News ha intervistato Suzanna Tkalec, direttrice umanitaria di Caritas internationalis la quale ha raccolto le ultime notizie dai responsabili di Caritas Mozambico a Maputo

Ascolta l'intervista a Suzanna Tkalec

R. – La situazione è ancora disperata; infatti le operazioni di salvataggio sono ancora in atto. Molte zone, al di fuori dei centri più grandi di Beira, Quelimane e Chimoio, non sono ancora raggiungibili a causa dell’elevato livello dell’acqua, e anche perché molte strade sono ancora impraticabili.

Qual è la priorità per Caritas?

R. – In questo momento Caritas, oltre a tentare di raggiungere queste zone che sono ancora isolate, guarda ad una risposta che si incentra sull’immediata distribuzione di cibo, e che però pone già un forte accento sulla messa a disposizione di ripari di emergenza e servizi igienici.

Per ora i morti sono oltre 600. Dobbiamo aspettarci che questo bilancio aumenterà ancora?

R. – Purtroppo sì. Da quanto abbiamo sentito, anche consultandoci con la presidenza del Mozambico, ci si aspetta che il numero delle vittime sarà superiore a mille.

Ci sono ancora 16mila persone, almeno, che hanno bisogno di essere salvate…

R. – Sì, questo è vero. Infatti le operazioni di ricerca e salvataggio sono ancora in atto. Molte zone restano ancora isolate. Al di fuori di Chimoio, in alcune zone l’acqua supera ancora i due metri di altezza. Molte strade sono interrotte ed impraticabili, e la stessa cosa vale per Beira, in cui 45 chilometri di strada sono completamente impraticabili. Quindi tutta l’assistenza che si porta a Beira deve arrivare via mare, anche se abbiamo sentito che gli aeroporti sono stati riaperti e quindi ci sono già dei voli sia verso Quelimane che verso Beira.

Stiamo parlando della peggiore crisi umanitaria in Mozambico da diversi decenni…

R. – Assolutamente sì. La situazione è veramente disperata in molte zone che sono state colpite dal ciclone. Stiamo guardando anche ad una risposta umanitaria molto molto significativa; infatti le Nazioni Unite annunceranno il Level 3 Emergency, e Caritas Mozambico – guardando ora a quello che stiamo facendo noi – ha attivato oggi il protocollo di coordinamento di Caritas Internationalis per le emergenze molto complesse.

Quante persone di Caritas ci sono ora in Mozambico?

R. – In questo momento tutto lo staff nazionale, insieme anche allo staff delle diocesi, è assolutamente operativo. Abbiamo anche dei team di colleghi del Catholic Relief Services, la Caritas americana, che lavora insieme con i colleghi di Caritas Mozambico nell’identificare i bisogni; e aiuta anche a portare i primi soccorsi. Sia le diocesi che la Caritas nazionale, così come le altre Caritas, sono già attive. Oggi dovrebbero arrivare a Beira 1500 aiuti che dovrebbero essere distribuite entro lunedì. Come abbiamo detto prima, è molto difficile portare i soccorsi perché le strade sono interrotte e quindi in questo momento gli aiuti si possono trasportare solo via mare. Le nostre Caritas in Europa, quindi a partire da Italia, Francia, Portogallo, Spagna, Svizzera, Germania e altre, hanno tutte iniziato una grande campagna di raccolta fondi per favorire e supportare la risposta umanitaria in Mozambico. C’è un’incredibile solidarietà ed è stata già dimostrata da tutte le persone coinvolte e dalle nostre Caritas che si sono attivate.

Ultimo aggiornamento 24.03.2019, ore 10:00

23 marzo 2019, 10:04