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Il card. George Pell Il card. George Pell  (ANSA)

Il card. Pell attende il ricorso d’appello

L’appello per il card. Pell è previsto per giugno. Fissate tra tre mesi infatti le prossime udienze. In carcere è sereno, prega ed ha fiducia nella giustizia. L’arcivescovo di Melbourne pronto a fargli visita. Il suo avvocato si è dimesso perché irritato dal verdetto di condanna

Roberto Piermarini - Città del Vaticano

Il card. Pell potrebbe rimanere in carcere almeno altri tre mesi, in attesa che un tribunale di appello affronti il ricorso dell’alto prelato, contro la sentenza di primo grado per abusi sessuali su due minorenni. La Corte, si occuperà prima dell'istanza per il permesso di presentare ricorso e, superato il primo ostacolo, si passerà all'appello stesso. Passerebbero quindi altre settimane prima che i giudici annuncino se il ricorso è stato accolto o meno. Le prossime udienze sono state fissate per il 5 e 6 giugno, come ha reso noto un portavoce della Corte di appello di Melbourne. Intanto il prossimo 13 marzo il giudice Peter Kidd del tribunale di Victoria, emetterà la sentenza di condanna di dicembre, ma resa pubblica lo scorso 26 febbraio, che riconosce il porporato colpevole di cinque reati di abuso.

L’avv. Richter non guiderà l’appello ma seguirà il team dei legali

Non sarà il noto il penalista Robert Richter a guidare ancora la difesa del cardinale nell'appello, in parte - ha detto - perché è stato troppo coinvolto emotivamente nella causa e inoltre perchè irritato per il verdetto di colpevolezza. Richter ha detto che sente di non avere "sufficiente obiettività" per guidare l'appello, anche se continuerà a consigliare la squadra dei legali. "Sono molto irritato per il verdetto perché credo che l'uomo sia innocente ma è stato incriminato”, ha aggiunto. Dello stesso parere sono numerose persone in Australia che, al di la della massiccia campagna mediatica contro il porporato, parlano di “processo viziato”; tra loro anche diversi editorialisti non cattolici.

Pell in isolamento: prega molto ed è sereno

Da 10 giorni Pell si trova nel carcere di Melbourne. I suoi legali non hanno fatto domanda di libertà su cauzione in quanto il porporato aveva rinunciato a richiederla. “Il cardinale è in isolamento ma vive questo momento con fede; prega molto ed è sereno. Inoltre ha fiducia nella giustizia” hanno rivelato le persone a lui più vicine raggiunte telefonicamente in Australia. L’arcivescovo di Melbourne mons. Peter Andrew Comensoli è pronto a fargli visita ed a celebrare con lui l’eucarestia.

Vescovi esortano a non trarre conclusioni definitive

Sul caso Pell, ad oltre dieci giorni dalla pubblicazione della sentenza, è tornata con un nota la Conferenza episcopale australiana che, tramite il presidente Anthony Fisher, arcivescovo di Sydney, afferma di essere impegnata “per la verità e la giustizia”. Mons. Fisher, ribadendo il male provocato dagli abusi nella Chiesa e la vicinanza alle vittime, domanda ai cattolici fortemente scossi dalla vicenda giudiziaria di non essere “troppo rapidi nel giudicare la situazione” perché – afferma “potremmo finire per unirci a demonizzatori o apologeti, a coloro che cercano il sangue o a coloro che lo negano. Il processo legale riguardante il cardinale non è ancora completo, quindi non commenterò”, afferma il vescovo nella dichiarazione. «Esorto le persone a non trarre conclusioni definitive finché i giudici d’appello non avranno avuto l’opportunità di riesaminare la questione”.
 

08 marzo 2019, 14:03