Cerca

Vatican News
Morbillo Unicef allarme Morbillo Unicef allarme 

Allarme Unicef: aumentano nel mondo i casi di morbillo

L’agenzia dell’Onu sottolinea che la malattia è una minaccia crescente per i bambini. Ucraina, Filippine e Brasile i Paesi dove si registra l’incremento maggiore di casi

Marco Guerra – Città del Vaticano

I casi di morbillo a livello mondiale stanno aumentando a livelli preoccupanti anche in molti Paesi che erano stati precedentemente dichiarati liberi dalla malattia. Tuttavia sono 10 i Paesi in cui si registra oltre il 74% dell’aumento totale. L’allarme è stato lanciato oggi dall’Unicef con una nota in cui viene indicato che, a livello globale, 98 paesi hanno registrato più casi di morbillo nel 2018 comparati al 2017, minando così il progresso contro questa malattia definita “ampiamente prevenibile ma potenzialmente letale”.

I Paesi più colpiti

Secondo i dati diffusi dall’agenzia per l'infanzia delle Nazioni Unite, l’Ucraina e le Filippine hanno visto l’aumento maggiore di casi di morbillo dal 2017 al 2018. Solo in Ucraina lo scorso anno ci sono stati 35.120 casi. Secondo il governo, altre 24.042 persone sono state colpite solo nei primi due mesi del 2019. Nelle Filippine quest’anno, finora, ci sono stati 12.736 casi di morbillo e 203 morti, comparati ai 15.599 casi in tutto il 2018. Seguono Brasile (10.262 casi in più), Yemen (6641) e Venezuela (4916).

In Italia diminuiscono i casi

Tra i primi 10 Paesi al mondo con l’incremento più alto di casi compare anche un Paese dell’Europa Occidentale come la Francia con 2269 contagi in più. In Italia, invece, nel 2018 i casi di morbillo sono diminuiti del 56% rispetto al 2017, passando da 5.396 casi confermati nel 2017 a 2.373 l’anno passato. 

Sanità non adeguata e mancati vaccini tra le cause 

L’Unicef elenca le principali cause di questa minaccia crescente: strutture sanitarie non adeguate, conflitti civili, scarsa sensibilizzazione delle comunità, noncuranza ed esitazioni sui vaccini, in alcuni casi hanno portato a epidemie sia in Paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo. Per esempio, negli Stati Uniti, il numero di casi di morbillo è aumentato di sei volte fra il 2017 e il 2018, raggiungendo i 791 casi. Più recentemente, negli Stati Uniti ci sono state epidemie negli stati di New York e Washington.

L’appello ai governi

Per combattere il morbillo, l’Unicef sta lanciando un appello urgente ai governi, ai fornitori di assistenza sanitaria e ai genitori per fare di più per contenere la malattia, in primo luogo facendo comprendere che i vaccini sono sicuri ed efficaci e che possono salvare la vita dei bambini.

Più contagioso dell’Ebola

L’Unicef ricorda inoltre che il morbillo è altamente contagioso, più dell’ebola, della tubercolosi o dell’influenza. Il virus può essere contratto da qualcuno fino a due ore dopo che una persona colpita ha lasciato la stanza. Si diffonde per via aerea e infetta il tratto respiratorio, che può potenzialmente uccidere i bambini malnutriti o quelli troppo piccoli per essere vaccinati. Una volta colpiti, non c’è una cura specifica per il morbillo, quindi la vaccinazione è uno strumento salvavita per i bambini.

Unicef Italia: malattia sottovaluta

Paolo Rozera, direttore generale di Unicef italia spiega a VaticanNews che “non è una malattia che va sottovalutata perché è subdola come molte epidemie”. Per questo motivo Rozera rinnova l’appello ai governi ad impegnarsi nelle vaccinazioni. “Il vaccino è la soluzione per questa malattia perché è molto efficace, quindi la cosa migliore è vaccinare più bambini e persone possibili – aggiunge il direttore di Unicef Italia - noi abbiamo programmi di vaccinazione che coinvolgono decine di milioni di bambini e questa è la risposta migliore che si può dare a questa epidemia”.

Ascolta l'intervista al direttore dell'Unicef Rozera

Le campagne efficaci

Rozera saluta infine con soddisfazione la diminuzione di casi in Italia: “Diciamo che ha vinto la ragionevolezza, ha vinto la scienza che ha spiegato che il vaccino aiuta a sconfiggere questi casi che erano saliti molto nel 2017 mentre nel 2018 vediamo che sono diminuiti di quasi il 56 per cento e questo sta a significare che la campagna di controinformazione che c’è stata per spiegare agli italiani l’importanza di vaccinare i bambini sul morbillo è stata efficace”.

Rezza: coperture vaccinali non adeguate in molti Paesi

Anche Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento malattie infettive del Consiglio superiore di sanità, conferma a VaticanNews che il “morbillo è una malattia con cui dobbiamo fare ancora i conti”. “Non è una malattia banale perché uccide ancora migliaia e migliaia di bambini, in tutto il mondo – spiega Rezza -. Quando si somma a condizioni di base, come la malnutrizione, può dare complicanze molto gravi, polmoniti e anche encefaliti”. Rezza punta il dito contro le coperture vaccinali che non sono ancora tali da raggiungere quello che viene definito “l’effetto gregge” o “effetto di comunità”. Secondo Rezza se non sono raggiunte soglie del 95 per cento di copertura, il morbillo continua a circolare portando così a “troppe morti, che sono evitabili, anche in età infantile, e i Paesi in via di sviluppo che da questo punto di vista sono quelli più penalizzati”.

Ascolta l'intervista all'immunologo Giovanni Rezza

Altre epidemie distolgono risorse per la lotta al morbillo

Rezza ricorda quindi che “il morbillo a differenza del vaiolo non è stato eradicato e facciamo fatica ad eliminarlo anche dalla regione europea”, come testimoniano i casi della Romania e della Francia. “Il programma di immunizzazione mondiale aveva aumentato le coperture – conclude Rezza - ma, evidentemente, quando ci sono delle crisi, per esempio le epidemie di ebola in Africa occidentale, queste non fanno altro che distogliere le risorse dalle vaccinazioni, ed ecco che rispuntano fuori malattie come il morbillo”.

01 marzo 2019, 13:10