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Algeria: scontri di piazza per la ricandidatura di Bouteflika

Dopo due mesi e mezzo di manifestazioni pacifiche, ieri si è arrivati alla battaglia urbana contro la candidatura del Presidente Abdelaziz Bouteflika al quinto mandato

Città del Vaticano – Giordano Contu

Dure proteste in Algeria contro la ricandidatura ad un quinto mandato dell’attuale Presidente 82enne Abdelaziz Bouteflika. Decine i feriti tra le fila dei poliziotti e dei manifestanti; una quarantina gli arresti. La contestazione, in vista delle elezioni del prossimo aprile, era iniziata lo scorso dicembre. In piazza con i manifestanti c’erano anche alcuni politici e altri candidati alla presidenza del Paese.

Le proteste di piazza

Decine di migliaia di persone hanno manifestato in varie città dell’Algeria: ad Algeri, Orano, Tiaret e Sétif. Ieri dopo la preghiera del venerdì, alcuni gruppi si sono radunati in alcune delle più importanti della capitale. Diversi cortei si sono diretti verso il palazzo presidenziale: a quel punto la polizia è intervenuta, lanciando anche lacrimogeni. Il bilancio degli scontri ad Algeri è stato di decine di feriti; una quarantina gli arresti. Alcuni politici e candidati sono scesi in piazza: tra loro anche l'ex primo ministro Ali Benflis.

Le radici profonde della Chiesa

“La Chiesa algerina è veramente piccola”, spiega Enrico Casale, della rivista Africa dei Padri bianchi. “I fedeli sono poche migliaia. Però ha una grandissima tradizione: ricordiamo che Sant’Agostino era di origine algerina”. Oggi la Chiesa, continua, “vive il travaglio di questo Paese che potenzialmente è molto ricco, ma di fatto vive in una situazione di grande difficoltà”.

L’Algeria ha avuto a che fare con il fondamentalismo già negli anni ‘90

Il rischio che possano esserci delle infiltrazioni terroristiche nella protesta non è escluso, dice Casale. “L’Algeria è stato “il primo Paese che ha dovuto fare i conti con il fondamentalismo islamico a partire dagli anni ‘90”, ma “è stato messo in ginocchio proprio dal governo del Fronte di Liberazione Nazionale guidato da Bouteflika”. In quegli anni “vinse le elezioni, dichiarate poi non valide: quindi si crearono i presupposti per una guerra civile che insanguinò il Paese”. Il Presidente è in carica dal 1999. Nel 2014 è arrivata la modifica costituzionale che gli permise di ricandidarsi. Una scelta che alimenta ancora oggi il risentimento di parte della popolazione.

Ascolta l’intervista a Enrico Casale
02 marzo 2019, 13:08