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Proteste a Port-au-Prince Proteste a Port-au-Prince  (AFP or licensors)

Haiti: il presidente annuncia di non volersi dimettere

Dopo una settimana di proteste, con dieci morti e decine di feriti, Jovenel Moïse precisa di non voler lasciare, nonostante le accuse di corruzione. La preoccupazione della Fondazione Francesca Rava per la situazione umanitaria

Barbara Castelli – Città del Vaticano

“Non lascerò il Paese nelle mani di gruppi armati e trafficanti di droga”. Con queste parole il presidente haitiano, Jovenel Moïse, ha palesato la sua intenzione a non dimettersi, all’indomani di violenti scontri a Port-au-Prince tra polizia e manifestanti. Dallo scorso 7 febbraio il Paese caraibico è stato travolto da animate proteste per chiedere la destituzione del capo di Stato. I gruppi di opposizione accusano il governo di corruzione e di aver sottratto denaro per la ricostruzione del Paese, devastato dopo il terremoto del 2010. Le manifestazioni di piazza hanno indotto il Dipartimento di stato americano a richiamare tutto il personale statunitense; mentre il Canada ha chiuso la sua ambasciata a tempo indeterminato.

Dichiarata l’emergenza economica nazionale

Jovenel Moïse ha ribadito che resterà in carica per l’intero mandato di cinque anni, limitandosi a chiedere al primo ministro, Jean Henry Céant, di decretare l’emergenza economica nazionale. L’opposizione, in particolare, denuncia la scomparsa di quasi quattro miliardi di dollari legati al progetto Petrocaribe di vendita da parte del Venezuela di carburante a basso costo. Il meccanismo prevede che Caracas assicuri forniture di greggio pagate metà a prezzo corrente e l’altra metà in una ventina d’anni, a un tasso tra l’1 e il 2% a seconda degli accordi. Con i soldi risparmiati, i singoli governi possono fare gli investimenti interni di cui hanno bisogno. I problemi di ordine pubblico, intanto, sono ulteriormente aggravati dalla fuga di 78 detenuti della prigione di Aquin, nel sud di Haiti.

L’appello alla solidarietà della Fondazione Francesca Rava

La situazione, sempre più critica, preoccupa anche la Fondazione Francesca Rava – N.P.H. Italia Onlus, che in un comunicato denuncia la situazione di emergenza, “a un passo dalla guerra civile”. “Padre Richard Frechette e il team dei ragazzi della Fondazione Saint Luc – si legge nel documento – stanno soccorrendo la popolazione distribuendo acqua con camion cisterna, sacchi di fagioli e riso perché gli approvvigionamenti scarseggiano e la popolazione è sull’orlo della rivolta”. Inoltre, prosegue ancora la nota, “l’Ospedale generale è chiuso”: “decine di feriti sono stati trasportati all’Ospedale per famiglie Saint Luc dove c’è il nuovo Trauma Center, in cui padre Rick e il suo team stanno accogliendo e curando le vittime degli scontri, oltre a occuparsi dei corpi da seppellire”.

La Fondazione ad Haiti

La Fondazione Francesca Rava opera in Haiti sotto la guida del medico in prima linea padre Rick Frechette, da 30 anni sull’isola alla guida di N.P.H. e dell’affiliata Fondazione Saint Luc. In un Paese in cui il 70% della popolazione non ha lavoro, ogni ora 2 bambini muoiono per malnutrizione e malattie curabili, 1 su 4 non va a scuola, N.P.H. e la Fondazione Saint Luc assistono 1 milione di persone l’anno con 3 ospedali, 2 centri di riabilitazione per bambini disabili, 35 scuole di strada che offrono cibo e istruzione a 13.000 bambini, 2 case con 600 bambini, il progetto di ricostruzione Fors Lakay, programmi di distribuzione di cibo e acqua, funerali per migliaia di corpi abbandonati o i cui cari sono troppo poveri per una sepoltura dignitosa, il centro produttivo e di formazione professionale Francisville – città dei mestieri, programmi di riforestazione e coltivazione per l’autosostenibilità.

15 febbraio 2019, 15:09