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Biodiversità sempre più a rischio: la Fao lancia l'allarme cibo

Le colture agricole che mancano di diversità sono molto più vulnerabili con conseguente calo della produttività. L'agenzia dell'Onu per l'alimentazione e l'agricoltura diffonde un 'indagine che analizza il rapporto tra varietà delle specie e lotta alla fame nel mondo

Adriana Masotti - Città del Vaticano

La biodiversità sta scomparendo di giorno in giorno sulla Terra e questo mette in pericolo il futuro del nostro cibo e dell'ambiente. Presentato venerdì scorso e diffuso oggi, il rapporto della Fao su ”Lo stato della biodiversità mondiale per l’alimentazione e l’agricoltura” è il primo rapporto in assoluto che analizza lo stato delle piante, degli animali e dei microrganismi che sostengono la produzione agricola a livello genetico, delle specie e degli ecosistemi. E le conclusioni emerse non sono una buona notizia, anche perché, si legge nel documento, ciò che è già stato perso non può più essere recuperato.

La Fao ha analizzato dati di 91 Paesi del mondo

Il rapporto analizza dati globali, compresi quelli forniti proprio per questa indagine da 91 Paesi del mondo, sotto la guida della Commissione sulle risorse genetiche per l’alimentazione e l’agricoltura, organismo intergovernativo permanente che si occupa specificamente della diversità biologica per l’alimentazione e l’agricoltura. Nella ricerca sono incluse sia le piante selvatiche sia quelle coltivate che forniscono cibo, mangimi, carburante e fibra come anche la “biodiversità associata”, la miriade cioè di organismi che sostengono la produzione alimentare tra cui api e altri impollinatori; piante, animali e microrganismi che aiutano a depurare l’acqua e l’aria, combattere le malattie delle colture e del bestiame e mantenere i terreni fertili.

La biodiversità fondamentale per la produzione di cibo

Forse non è così noto che è proprio la biodiversità la base dei nostri sistemi alimentari. E' la biodiversità, infatti, che rende i sistemi di produzione e i mezzi di sussistenza più resilienti agli shock e agli stress, ad esempio di fronte agli effetti del cambiamento climatico, ed è fondamentale per aumentare la produzione di cibo di cui c'è un'esigenza sempre crescente nel mondo, limitandone al contempo l’impatto negativo sull’ambiente. Secondo le stime fornite dall’Onu nel 2018, sarebbero 821 milioni le persone che soffrono già oggi di fame cronica e la popolazione è in costante crescita. Nel 2050 gli abitanti del pianeta dovrebbero arrivare ai 10 miliardi circa.

Tra le minacce alla biodiversità, sfruttamento e inquinamento

Secondo il rapporto della Fao, a minacciare la biodiversità, sono i cambiamenti nell'uso e nella gestione della terra e dell'acqua, la mancanza o inadeguatezza delle politiche in materia, l'inquinamento e il cambiamento climatico, il sovrasfruttamento delle risorse, l’urbanizzazione. A rischio in particolare foreste, aree di pascolo e gli habitat costieri. Qualche esempio fornito dal report: il 75% delle colture alimentari mondiali dipende, in parte, dall'impollinazione, ma la perdita di api è in aumento e il 17% delle specie di impollinatori vertebrati è gravemente minacciato. Così come molte specie di uccelli, pipistrelli e insetti che aiutano a controllare parassiti e malattie.

Specie animali e vegetali a rischio estinzione

Sono state registrate poi la diminuzione della diversità dei vegetali nei campi degli agricoltori, un aumento della percentuale di stock ittici sovrasfruttati e un aumento del numero di razze animali in pericolo. Delle 7.745 razze locali, cioè presenti in un Paese, di bestiame segnalate a livello globale, il 26 per cento è a rischio di estinzione. Con conseguenze negative per la nostra alimentazione dipendente da un numero sempre più limitato di specie animali.

Aumentano le buone pratiche amiche dell'ambiente

C’è però una buona notizia che invita a guardare con qualche speranza al futuro. Il dato positivo è che le pratiche alimentari rispettose della varietà delle specie sono in aumento. L’80% dei 91 Paesi che hanno contribuito all’indagine della Fao, afferma di seguire una o più pratiche ‘friendly’, cioè di  sostenibilità ambientale, come l'approccio ecosistemico alla pesca, la gestione sostenibile delle foreste, l’agricoltura conservativa, i sistemi integrati di allevamento di bestiame e agro-forestali, la policoltura e l’agricoltura biologica.

22 febbraio 2019, 12:55