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Papa Francesco durante la visita al Meeting "Liberi dalla Paura" a Sacrofano Papa Francesco durante la visita al Meeting "Liberi dalla Paura" a Sacrofano   (Vatican Media)

"Il piccolo passo fa grande cammino della storia!”: chiuso il meeting “Liberi dalla paura”

L'accoglienza costruttrice di pace, la disponibilità di ciascuno, la spinta della fede e la responsabilità da cittadini: questo nel Documento conclusivo del Meeting “Liberi dalla paura”, svoltosi a Sacrofano (Roma) dal 15 al 17 febbraio, su iniziativa di Caritas Italiana, Fondazione Migrantes e Centro Astalli

Gabriella Ceraso - Città del Vaticano 

"Rinunciare ad un incontro non è umano. Per questo raccogliamo l'invito ad essere comunità accoglienti". E' così che inizia il documento finale del Meeting “Liberi dalla paura”, a cui ha partecipato con una Messa anche Papa Francesco, a Sacrofano, vicino Roma su iniziativa di Caritas Italiana, Fondazione Migrantes e Centro Astalli. I lavori si sono conclusi ieri  famiglie, parrocchie, istituti religiosi e altre realtà impegnate in percorsi di ospitalità e integrazione dei migranti per condividere esperienze e testimonianze ma anche per fare un bilancio della mobilitazione a livello diocesano e parrocchiale avvenuta a seguito dell’appello del Papa all’Angelus del 6 settembre 2015, nel quale invitava le comunità religiose e i monasteri ad accogliere le famiglie di profughi.

 

L'esperienza profonda di chi accoglie

L’accoglienza - scrivono gli organizzatori nel comunicato finale - è senza dubbio un’esperienza interiore profonda: è un’esperienza innanzitutto di "condivisione ricca", che richiede un" cammino di conversione personale e comunitario" perchè serve saper "coniugare" un fenomeno complesso con la realtà del territorio, il coraggio e la disponibilità, sotto la guida dello Spirito Santo.

E' Gesù in persona che bussa alle nostre porte - scrivono, riprendendo le parole dell'omelia di Francesco del 15 febbraio scorso - "per questo occorre cominciare a ringraziare chi ci dà l'occasione di questo incontro, ossia gli altri". Poi, la convinzione che è la paura dell'altro che ce lo fa vedere come una minaccia, un nemico: essa è "strumentalizzata dai potenti", nasce dalla "diffidenza" e si alimenta dalla "mancanza di speranza". Eppure "l’istintiva reazione di allontanare dal nostro sguardo chi è in difficoltà, ci condanna a una solitudine che rende tutti più fragili e impotenti". Spesso inoltre, non riflettiamo sul fatto che la paura appartiene anche ai migranti, che arrivano in un luogo nuovo e che temono di fallire nel loro progetto e di perdere.

Fede e responsabilità

Di fronte a tutto questo c'è la fede che "ci spinge a non rinunciare"; c'è il nostro essere "cittadini" - si legge-  che credono "profondamente nella dignità di ogni persona" e che si impegnano "a restituirla a coloro ai quali è stata tolta, secondo il sentire della Costituzione"; e c'è il nostro essere " abitanti del pianeta" e come tali "tutti interessati alle cause delle migrazioni forzate" (guerre, sfruttamento, ingiustizia sociale, terrorismo).

Da non dimenticare infine il passato di emigranti di tanti italiani, il loro essere stati vittime di ingiustizie e conflitti e quanto l’accoglienza, se vissuta con lungimiranza e consapevolezza, ci possa "offrire l'opportunità per intraprendere la via della riconciliazione e della costruzione paziente della pace. Essa, infatti, genera relazioni: parte di un buon processo di accoglienza consiste proprio nel riorganizzare e incanalare all’interno dei territori le forze e le energie di tutti, a servizio del bene comune. Ciò è possibile solo nei contesti locali, dove si vive la quotidianità dell’incontro, dove si affronta l’esistenza nella puntualità delle situazioni, dove il dialogo della vita si gioca in piccoli gesti, in risposte a necessità concrete e misurabili, a situazioni esistenziali che interrogano tutti, quali la malattia e il disagio mentale".

"Abbiate coraggio!"

"Accogliere" dunque, conclude il comunicato, - "è il nostro modo di contribuire alla costruzione di una società rinnovata", " crea comunità, smaschera le nostre inconsistenze e ci aiuta a metterci in rete perché costruisce uno stile non solo di collaborazione ma anche di partecipazione e condivisione." "Come ci ha detto Papa Francesco alla fine della Messa: “Il piccolo passo fa il grande cammino della storia! Avanti! Non abbiate paura, abbiate coraggio!”.

18 febbraio 2019, 14:28