Proteste in Venezuela Proteste in Venezuela  

Venezuela: diplomazie europee preoccupate per la situazione umanitaria

Cinque Paesi dell’Ue chiedono la costituzione di un "Gruppo di Contatto" per superare la crisi in Venezuela. Nel Paese l’opposizione torna domani in piazza contro il governo Maduro

Marco Guerra – Città del Vaticano

"I ministri degli Esteri di Francia, Italia, Portogallo, Paesi Bassi e Spagna riaffermano la loro profonda preoccupazione per il continuo deterioramento della situazione politica ed umanitaria in Venezuela". È quanto viene affermato in una dichiarazione congiunta dei capi delle diplomazie di questi Paesi europei diffusa ieri.

Il ruolo dell’Europa

"In questo contesto apprezzano il lavoro dell'Alto Rappresentante e vice presidente Federica Mogherini  - si legge ancora nel messaggio - e la incoraggiano ad intensificare i contatti con i soggetti internazionali coinvolti per costituire velocemente un Gruppo di Contatto internazionale". Secondo le diplomazie dei cinque Paesi europei l'obiettivo è di "facilitare il dialogo tra le autorità del Venezuela e l'opposizione in modo da superare l'attuale situazione”. “È cruciale - conclude la dichiarazione congiunta - che l'Europa si assicuri una presenza significativa in questo Gruppo di Contatto in modo che i nostri comuni interessi siano promossi in modo adeguato".

Arrestati 27 membri della Guardia Nazionale

Intanto in Venezuela resta alta la tensione. Sono 27 i membri della Guardia Nazionale arrestati con l'accusa di rivolta contro il governo. Il leader del partito socialista, Diosdado Cabello, ha detto che altre persone potrebbero essere arrestate con la stessa accusa. Il ministero della Difesa ha reso noto che un "ridotto gruppo di incursori" della Guardia Nazionale bolivariana sono stati arrestati dopo che si erano asserragliati in armi nella sede dell'unità speciale di sicurezza Waraira Repano, nel quartiere di Cotiza a Caracas.

L’opposizione torna a manifestare

In questo contesto, domani, mercoledì 23, l’opposizione tornerà a manifestare nelle strade di molte città del Venezuela contro il governo del presidente Nicolas Maduro, e in particolare ha indicato 12 punti di concentrazione nella capitale Caracas. Tra i leader della protesta Stalin Gonzalez, vicepresidente della Assemblea nazionale (An), secondo cui "l'appuntamento fa parte della 'grande soluzione' di cui i venezuelani hanno bisogno per superare la crisi economica e umanitaria".

Un Paese in piena crisi umanitaria

Assunta Di Pino, vice-presidente dell’Associazione Latinoamericana in Italia (Ali Onlus),  conferma a VaticanNews il deterioramento della difficile condizione socio-economica del Venezuela:

Ascolta l'intervista ad Assunta Di Pino

R. – Il Paese continua a stare in piena emergenza e peggiora ogni giorno. La crisi umanitaria in Venezuela da tanti anni ormai, piano piano, si è andata ad aggravare. In questo momento mancano tantissimi generi alimentari, medicine - oltre il 90 per cento -, tutto il necessario per l’igiene personale, la crisi è in tutti i settori dell’economia del Venezuela. C’è un’iperinflazione galoppante. Le persone non riescono con il loro salario, il loro stipendio, a comprare il minimo necessario per mangiare per una settimana. Alcuni nemmeno per un giorno. Si consideri che un cartone di uova o un pollo può costare uno stipendio minimo. La cosa più grave di questa crisi è la denutrizione dei bambini. La percentuale della malnutrizione del Venezuela ha superato la quota stabilità delle grandi organizzazioni internazionali, come la Fao: siamo oltre al 15 per cento di denutrizione infantile, neonatale e di tutte le età.

 Il governo aveva tentato di rispondere a questa inflazione con l’aumento dei salari. Questo non ha sortito alcun effetto?

R. – No, ha peggiorato perché più si aumenta lo stipendio e più cresce l’iperinflazione e più cresce il valore dell’euro e del dollaro nel cambio parallelo, perché in effetti il cambio ufficiale è un cambio finto. In Venezuela esiste un mercato parallelo del cambio del bolivar con le altre divise, fondamentalmente col dollaro e con l’euro.

 La crisi ha portato anche a una forte emigrazione dal Venezuela, tutti ricordano la recente crisi dei migranti con i Paesi confinanti che hanno chiuso le frontiere. Qual è la situazione in questo momento?

R. – Le notizie che noi riusciamo ad avere sono che tantissimi venezuelani, migliaia di persone, tutti i giorni, vanno verso la frontiera con la Colombia. Arrivano in Colombia per andare in altri Paesi – Ecuador, Cile, Bolivia o altri Paesi del Sudamerica. In realtà la situazione dell’emigrazione dei venezuelani nei Paesi sudamericani, così come in Europa è tragica. In Sudamerica, molti venezuelani stanno avendo problemi di xenofobia perché non accettano più questa ondata, questa forte ondata di venezuelani che arriva nelle loro terre. Proprio in questi giorni ci sono notizie sull’Ecuador, dove c’è stata una grande rivolta degli ecuadoriani contro i venezuelani perché purtroppo un venezuelano ha commesso un delitto grave e pertanto hanno fatto delle brutte azioni, in Ecuador, contro i venezuelani. In Italia sono arrivati tanti per lo più italo-venezuelani o comunque venezuelani che hanno una parentela con gli italiani. Anche qui la loro situazione è molto difficile, in primis perché noi non abbiamo le capacità di poter offrire loro alcune facilitazioni con i titoli di studio o con altri aspetti burocratici per farli integrare.

Domani si terrà una giornata di grandi manifestazioni in Venezuela, che aria si respira alla vigilia di questa ondata di manifestazioni?

R. – Un’aria di speranza perché hanno fiducia in questo nuovo presidente dell’Assemblea nazionale Juan Guaidó che sta portando avanti una politica per far sì che possano esserci di nuovo elezioni presidenziali secondo il dettato delle norme costituzionali.

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22 gennaio 2019, 14:37