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Papa Francesco con una ragazza africana salvata dalla tratta Papa Francesco con una ragazza africana salvata dalla tratta  (ANSA)

Don Carmine: non solo prostituzione ma traffico di organi sul nostro territorio

In Campania, e più precisamente nell'area casertana, le ragazze costrette per strada a vendere il proprio corpo arrivano tutte dalla Nigeria. A gestirle è la mafia nigeriana in collaborazione con quella locale. Accanto allo sfruttamento sessuale si fa strada anche quello legato alla vendita di organi

Adriana Masotti - Città del Vaticano

“Irene, forse poco più di venti anni, si prostituisce su una delle strade del nostro territorio. Quando incontra i volontari della Caritas di Aversa chiede di trascorre del tempo insieme a loro. Solo un'ora e un po' di calore umano. (…) Vuole incontrare persone che sappiano accoglierla senza chiederle nulla in cambio”. Così scrive Rocco Pezzullo sul giornale on line "Il vaporetto.com". E' una delle storie che il gruppo di giovani, guidati da don Carmine Schiavone - referente immigrazione per la diocesi campana - vivono sulle strade del litorale Domitio avvicinando le tante donne che lì sono costrette ad attendere i clienti.

Non solo prostituzione per le giovani nigeriane

Le ragazze provengono tutte dalla Nigeria, dice ai nostri microfoni don Carmine, e molte sono minorenni anche se dicono di avere qualche anno in più. Dai loro racconti, anche se frammentari, arriva la conferma che chi gestisce il fenomeno della tratta non si accontenta più di sfruttare i corpi per il mercato del sesso, ma li vuole anche come pezzi di ricambio per guadagnare ancora di più. "C’è stata una delle ragazze - ci dice don Schiavone -  che a ottobre scorso ha cominciato a raccontare un po’ di questa situazione drammatica del commercio degli organi dicendo che alcuni amici suoi, per arrivare in Italia, hanno dovuto dare un rene, alcuni la cornea. Questo è quello che ci crea sconcerto. Si sta aprendo un varco terribile...".

A gestire il traffico mafia nigeriana e camorra

La presenza della mafia nigeriana in Italia non è una novità. Se ne parla già da almeno 25 anni, ma di recente sui suoi traffici e sui legami con la criminalità organizzata locale, sta indagando un pool internazionale di polizia, di cui fa parte anche l’Fbi.  A muovere le indagini, la possibilità che in Campania abbia origine un traffico di organi umani che giungono fino agli ospedali di diverse città americane. La mafia nera non agisce da sola, ma gode della collaborazione della camorra. Ce lo conferma ancora don Carmine: "Noi ci interessiamo di questa zona, siamo nel basso casertano, quindi al limite della provincia di Napoli e qui viviamo il dramma della camorra organizzata e siccome, soprattutto in Campania, la camorra è stata sgominata ai vertici dalla magistratura, essendo i capi clan tutti assicurati alla giustizia, adesso in qualche modo gli eredi si stanno potenziando, e la prostituzione e questo commercio danno loro manforte. La camorra, in fase di ricostruzione, sta quindi trovando un appoggio forte in questi input che vengono da fuori".

Ascolta l'intervista integrale a don Carmine Schiavone

Il prelievo di organi dopo l'arrivo in Italia

Gli organi sarebbero sottratti ai ragazzi e ragazze fatti arrivare con l'inganno in Italia, costretti prima alla prostituzione e poi venduti come merce umana. Ma questi interventi sugli organi, chiedo a don Carmine, avvengono in Italia? "Sì, le ragazze con cui abbiamo parlato rilevano questo, dicono: 'noi, non è che vendiamo gli organi per poter affrontare il viaggio ma arrivati qui loro vendono i nostri organi per farci poi sopravvivere'. Sembra un controsenso. Qualcuno dice qualcosa in più, che qualcuno è stato ucciso perché gli organi dovevano essere venduti e quindi c’era un guadagno maggiore, sulla persona… ". Secondo alcuni la vendita di un rene frutterebbe 5000 euro.

Un'offerta ingente a fronte di una forte domanda 

Stando ai dati dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, 9 milioni sono in Italia i clienti, mentre le vittime di tratta destinate alla prostituzione sono fra le 75mila e le 120 mila, di cui il 37 percento minorenni. La domanda, dunque, è l’altro elemento su cui lavorare, per sensibilizzare le persone e far capire agli uomini che fanno uso del sesso a pagamento, la gravità del loro comportamento. Anche per questo è fondamentale per don Carmine il presidio delle forze dell’ordine lungo le strade delle città, proprio per controllare ciò che avviene e per tutelare le vittime dello sfruttamento.

L'impegno della diocesi di Aversa 

La Caritas di Aversa ha preso sul serio il problema della tratta e da 5 anni si è attivata per cercare di aiutare le vittime e offrire loro una possibilità di salvezza. "Per prima cosa -  dice don Carmine Scaglione - abbiamo realizzato una piccola locandina che consegniamo sui marciapiedi. E' il primo approccio: così impariamo a chiamarci per nome e a conoscerci. Si cerca poi di dare loro un’opportunità, di dare un numero di cellulare, che è quello della Caritas “mobile”, e soprattutto di dare loro la possibilità di un’attenzione sanitaria gratuita, di un’accoglienza, una volta che scegliessero di lasciare la strada. Però il cammino veramente è lungo e richiede un accompagnamento continuo. Da noi, per esempio, ci sono ragazze che di giorno vengono in Caritas a farsi seguire legalmente e poi di sera ritornano ancora lì, sul marciapiede, fintanto che possano riuscire a dire quel no definitivo e uscire dalla tratta. Ma è un cammino legato ad un’inculturazione, legato logicamente a dei riti che noi non conosciamo minimamente quanto possano essere forti e avvertiti interiormente. Noi siamo sulla strada da cinque anni e possiamo contare, come Caritas, solo una decina di ragazze che hanno scelto di lasciare la strada. Ma è un cammino che è durato anni". 

Una storia a lieto fine

Tanta la fatica, dunque, che occorre per ricostruire una vita. Ma esperienze positive ci sono: "Ieri sera sulla strada - racconta don Carmine -  chiedevo di Sofia. Sofia è stata la prima donna costretta alla strada che mi ha accolto all'inizio del nostro impegno. Appena scesi dall’auto della Caritas mi avvicinai a lei e lei mi disse: 'Padre, io sono stanca'. Disse così Sofia quella sera, d'inverno. Dopo un anno lei ebbe il coraggio di lasciare la tratta, venne con noi, poi il ricongiungimento con il marito e il figlio: Sofia adesso collabora qui con noi nel nostro territorio."

08 gennaio 2019, 14:29