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Migranti a bordo della Sea Watch Migranti a bordo della Sea Watch  (AFP or licensors)

Finalmente un epilogo nella vicenda dei migranti della Sea Watch e della Sea Eye

Dopo settimane di drammatiche traversie, sbarcano a Malta i 49 migranti tratti in salvo dalle navi ong Sea Watch e Sea Eye. Il commento di don Giovanni De Robertis, direttore generale della Fondazione Migrantes e, in un comunicato, la soddisfazione dei vescovi europei

Barbara Castelli – Città del Vaticano

E’ stato il premier maltese, Joseph Muscat, ad annunciare il via libera all’accordo europeo sui migranti della Sea Watch e della Sea Eye, precisando che la redistribuzione riguarderà anche altre 175 persone, già accolte dall’isola nelle scorse settimane. La Valletta ha trasferito sulle proprie navi i 49, che saranno poi redistribuiti in otto paesi dell’Unione Europea: Italia, Germania, Olanda, Francia, Portogallo, Irlanda, Romania e Lussemburgo. “Tutti quanti noi abbiamo accolto con un sospiro di sollievo la conclusione di questa vicenda”: commenta ai microfoni di Vatican News don Giovanni De Robertis, direttore generale della Fondazione Migrantes. Il sacerdote, inoltre, mette a fuoco due punti fondamentali: anzitutto che “non si tratta di una vittoria degli scafisti, non si tratta di terroristi, di delinquenti”, ma “di esseri umani, in fuga dalla guerra, dalla fame”; e, in secondo luogo, che non è possibile che sia la povera gente a pagare “le divisioni fra le nazioni europee”, gli “egoismi nazionali” e i “calcoli elettorali”. (Ascolta l'intervista a don Giovanni De Robertis sui migranti Sea Watch e Sea Eye).

Global Compact per una migrazione sicura, ordinata, regolare

Don Giovanni De Robertis ricorda anche l’incontro di dicembre a Marrakech, in Marocco, durante il quale è stato approvato il Global Compact, il patto delle Nazioni Unite che stabilisce le norme generali per definire un approccio comune alla migrazione internazionale in tutte le sue dimensioni. “La realtà delle migrazioni – rimarca – si può affrontare solo insieme”: “le migrazioni devono essere sicure, legali e ordinate”. Non si può pensare, infatti, che il problema si risolva “semplicemente impedendo” gli sbarchi: “bisogna andare alla radice di queste realtà, vedere in che condizioni si trova una buona parte dell’umanità. E agire in questo ambito, dalla vendita delle armi, a una maggiore giustizia sociale”.

Basta con i calcoli elettorali

Purtroppo, prosegue il direttore generale della Fondazione Migrantes, “oggi si bada di più al calcolo elettorale”, “di bottega”, invece di “pensare alla crescita e al bene dell’Europa e dei suoi Paesi”, “oltre che di queste persone”. L’avvicinarsi delle elezioni europee, conclude, “non aiuta a guardare con obiettività la realtà”, e tanti sono tentati di “cancellare il volto umano di queste persone”.

La soddisfazione dei vescovi europei

In serata, la Commissione degli episcopati dell'Ue ha comunicato di accogliere con favore la soluzione raggiunta a favore dei migranti a lungo bloccati in nave. I vescovi ribadiscono però l’appello che era stato fatto dalla Conferenza episcopale di Malta: non possiamo rimanere "sordi di fronte al grido di coloro che soffrono" e invitano gli Stati europei "ad assumersi le proprie responsabilità nei confronti dei migranti in difficoltà in mare".

Il richiamo alla responsabilità degli Stati verso i migranti

"Gli sforzi – scrivono - compiuti dalla Chiesa cattolica e dalla società civile nell'accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti non possono sostituire la responsabilità dei governi di assicurare che i nuovi venuti siano salvati quando sono bloccati in mare, portati in un luogo sicuro, trattati in modo umano e forniti dell' assistenza necessaria". Inoltre una migrazione sicura ha bisogno anche, precisano, della "cooperazione tra Paesi di partenza, di transito e di destinazione per evitare che le persone in cerca di una vita migliore intraprendano viaggi pericolosi che hanno causato migliaia di vittime nel Mar Mediterraneo".

Ultimo aggiornamento alle ore 19.15

09 gennaio 2019, 15:47