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Mali: 37 morti in scontri fra tribù Dozo e Fulani

Un gruppo armato di cacciatori Dozo ha attaccato un villaggio dell’etnia Fulani, accusata di essere legata a gruppi terroristici

Giordano Contu – Città del Vaticano

Non si ferma l’ondata di violenza che da anni colpisce il Paese. Durante il primo giorno dell’anno, alcuni uomini appartenenti all’etnia Dozo hanno attaccato il villaggio di Kouloghon, nel centro del Paese. Il bilancio è di 37 civili, tutti appartenenti al gruppo dei Fulani, una comunità tradizionalista vicina a gruppi jihadisti. Lo ha reso noto il governo del Mali secondo cui si tratterebbe di violenza etnica. Il motivo fondamentale per cui spesso avvengono questi scontri, infatti, è “il controllo della terra, dei pascoli e dell’acqua”, spiega padre Giulio Albanese, direttore delle riviste missionarie della Cei.

Terrorismo e controllo delle risorse

In questo caso, però, è difficile cogliere con precisione i motivi del massacro. “Qualunque formazione estremista o dissidente”, continua il missionario italiano, “per avere visibilità, rivendica un’appartenenza ad al-Qaida, ma è una vera e propria operazione di franchising”. Albanese parla di numerose infiltrazioni provenienti dai Paesi limitrofi, ma sostiene che questo “jihadismo non può prescindere dalle ricchezze del sottosuolo. Non dimentichiamo che ci sono interessi economici occulti” legati al controllo delle materie prime, come il petrolio e l’uranio. Queste rappresentano un “fattore altamente destabilizzante” e il governo centrale di Bamako non riesce a controllare i territori, in particolare quelli più periferici e il Nord del Paese. “Il Mali – conclude il missionario – è la cartina tornasole delle contraddizioni dell’Africa subsahariana: le ricchezze ci sono, purtroppo l’agricoltura è arretrata e c’è forte esclusione sociale”. La popolazione soffre di inedia e pandemia

Ascolta l'intervista a padre Albanese
02 gennaio 2019, 14:29