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Theresa May primo ministro britannico Theresa May primo ministro britannico  

Brexit, May tornerà a Bruxelles per negoziare ancora

Nell’irrisolto capitolo Brexit restano poco meno di due settimane per trovare una soluzione allo stallo, prima che arrivi il 29 marzo, data stabilita per il divorzio tra Regno Unito e Unione europea

Elvira Ragosta – Città del Vaticano

Theresa May si prepara a tornare a Bruxelles e a riprendere i colloqui con i leader dell’Ue, dopo che il voto di ieri sera alla Camera dei Comuni le ha chiesto di riaprire il negoziato sulla Brexit per modificare il contestato ‘backstop’ relativo alla questione del confine irlandese. Il nuovo voto di Westminster sul ‘piano B’ si terrà entro il 13 febbraio.

L'Unione europea e il negoziato

Da parte europea, però, è il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, a ribadire la chiusura a un nuovo negoziato. "Il backstop è parte dell'accordo di recesso e l'accordo di recesso non può essere rinegoziato", ha detto il portavoce di Tusk. Se da parte britannica dovesse giungere una "richiesta motivata" per una proroga dell'Articolo 50, "la Ue è pronta a considerarla e a decidere all'unanimità", ha aggiunto. Nel frattempo, "proseguono i preparativi per qualsiasi esito, compreso uno scenario 'no deal'", ha concluso il portavoce.

Gli scenari possibili, il parere dello Iai

Sui punti d’incontro che Gran Bretagna e Ue potrebbero trovare nei prossimi giorni, secondo Riccardo Alcàro, responsabile ricerca per l’Iai (Istituto affari internazionali) sono due gli scenari prefigurabili se si raggiungerà un’intesa tra Ue e Gran Bretagna. “Il primo - dice - è un accordo sulla dichiarazione politica che accompagna il testo vincolante. In questo caso non si cambia il testo, non si apportano modifiche al backstop, ma si fanno una serie di rassicurazioni politiche che vadano incontro alle sensibilità britanniche. L’altro – continua Alcàro - prevede qualche modifica parziale al backstop che possa essere usata dalla May in Parlamento per dimostrare di aver ottenuto una modifica al testo vincolante e invitare così i parlamentari a votarlo. Ipotesi difficile, quest’ultima, ma non impossibile”.

Ascolta l'intervista a Riccardo Alcaro

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30 gennaio 2019, 13:38