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Vatican News

Speranze di pace per lo Yemen

“E' l'inizio della fine della crisi in Yemen: con queste parole il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres ha salutato il raggiungimento dell'accordo siglato ieri in Svezia tra insorti Huthi, considerati vicini all'Iran, e forze lealiste filo-saudite. Nel Paese circa 85.000 bambini sono morti per fame e malattie

L’accordo - riferisce l'Agenzia Ansa - porta un filo di speranza ai circa 24 milioni di civili - di cui la metà bambini - la cui sopravvivenza dipende, secondo le Nazioni Unite, dagli aiuti umanitari provenienti dalla comunità internazionale e che passano per l'80% dalla città di Hudayda. Proprio Hudayda, conteso porto strategico sul Mar Rosso, è il punto centrale dell'intesa, che coinvolge anche la città di Taiz, nel sud-ovest, anch'essa contesa tra lealisti e insorti.

Hudayda e Taiz al centro di una tregua per consentire l'accesso di aiuti umanitari

L'insurrezione Huthi risale al 2004 ma formalmente la guerra tra la Coalizione araba a guida saudita e gli insorti è iniziata nel 2015, con l'avvio dei raid aerei di Riad e dei suoi alleati sulle aree controllate dagli stessi Huthi, che controllano anche la capitale Sanaa. L'accordo - formalizzato ieri con una stretta di mano già definita storica tra i capi delle due delegazioni – definisce che Hudayda e Taiz siano al centro di una tregua che consenta l'accesso di aiuti umanitari e la messa in sicurezza di centinaia di migliaia di civili.

Il ritiro delle milizie Huthi dal porto di Hudayda

L'intesa di Rimbo - la cittadina svedese dove da una settimana le due delegazioni si sono confrontate grazie alla mediazione dell'inviato speciale dell'Onu Martin Griffiths - prevede anche il ritiro delle milizie Huthi dal porto di Hudayda. "Lo schema del ritiro, prima dal porto, avverrà molto velocemente, nel giro di giorni", ha detto Griffiths. "E poi dalla città, con entrambe le parti disimpegnate (nel confitto)", ha aggiunto. Le forze lealiste, parte della Coalizione araba di cui fanno parte gli Emirati Arabi Uniti, dovranno dunque cessare l'assedio e gli attacchi aerei, di terra e da mare. E dopo il ritiro degli Huthi e il disimpegno dei lealisti, Hudayda sarà gestita da una non meglio ancora definita "forza neutrale". 

Le parti in conflitto favorevoli ai termini dell’accordo

Sia l'Arabia Saudita che gli insorti Huthi hanno fatto sapere, tramite i loro rispettivi organi di propaganda, di essere favorevoli ai termini dell'accordo. Questo prevede anche lo scambio di circa 15mila prigionieri, ma i dettagli operativi dell'intesa saranno discussi alla fine di gennaio. Sempre che nelle prossime settimane, gli attori armati sul terreno non cerchino di sabotare il fragile accordo svedese.

Il mondo sta aspettando la fine del conflitto

“È fondamentale che le parti in conflitto mettano subito in pratica i passi concordati in Svezia, in linea con il diritto umanitario internazionale. Il mondo sta aspettando. Il cessate il fuoco a Hodeidah e la riapertura dell’aeroporto di Sanaa ai voli interni, sono primi passi importanti per contribuire ad alleviare la crisi umanitaria in atto ora nello Yemen”. Lo ha dichiarato oggi Tamer Kirolos, direttore Save the Children in Yemen, commentando gli esiti dell’incontro in Svezia tra le parti in conflitto, mediate dalle Nazioni Unite.

Nel Paese circa 85.000 bambini sono morti per fame e malattie

“Dobbiamo utilizzare questa finestra di opportunità come primo passo fondamentale per raggiungere un cessate il fuoco stabile a livello nazionale, per fare in modo che gli aiuti e i beni commerciali abbiano accesso a tutto il Paese e riescano a raggiungere i bambini e le famiglie che ne hanno più bisogno”, ha aggiunto Kirolos, sottolineando che si tratta di “una questione di vita o di morte, in un Paese in cui circa 85.000 bambini si suppone siano morti per estrema fame e malattie o per cause assolutamente prevenibili”.

Ridurre le restrizioni sugli aiuti umanitari e sui beni di prima necessità

“Solo la fine della guerra – ammonisce – può portare un sollievo duraturo alla popolazione yemenita, ma fino ad allora, la comunità internazionale deve continuare a fare pressione su tutte le parti in causa per affrontare con urgenza la crisi umanitaria e per evitare una vera e propria carestia”. “Ciò – spiega Kirolos – significa ridurre le restrizioni sugli aiuti umanitari e sui beni di prima necessità, stabilizzare l’economia in forte crisi e fermare i combattimenti, in modo che non si perdano più altre vite. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu deve chiedere a tutte le parti di mettere in atto i passi concordati in Svezia durante l’incontro cruciale di venerdì a New York”.

Sugli interventi di Save the Childrean, Alessandro Guarasci ha sentito il responsabile comunicazione di Save The Children Italia, Filippo Ungaro

Ascolta l'intervista ad Ungaro


 

14 dicembre 2018, 08:04