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La città di Gerusalemme tra spazi condivisi e identità religiose

All'Università Europea di Roma un seminario per analizzare le relazioni fra gruppi diversi e i modelli di ecumenismo

Luisa Urbani - Città del Vaticano

“Spazi condivisi e identità religiose nei contesti mediterranei: l’esempio di Gerusalemme”. È il tema dell’incontro organizzato dall'Università Europea di Roma per analizzare, come ha spiegato la professoressa Renata Salvarani, docente di Storia del Cristianesimo, “la complessità delle Città in cui convivono diverse comunità religiose".

Gerusalemme come modello

La Città Santa è stata scelta come esempio perché, come ha illustrato la docente, “Gerusalemme è stata ed è terreno di difficili quanto ammirabili interrelazioni. È un esempio di ecumenismo vissuto giorno per giorno, nella scansione dei riti, dei gesti e delle preghiere. Nella Città Santa ciascuno mantiene la propria unicità, consapevole di appartenere a un’unità più alta. Analizzare come a Gerusalemme le diverse comunità riescono a convivere nello stesso tempo e spazio è un modello per le altre realtà”.

Dividere lo spazio e il tempo

A confermare quanto dichiarato da Renata Salvarani è intervenuto anche padre Gonzalo Monzon, direttore dell’Ufficio formazione integrale all'Università Europea di Roma. “Gerusalemme – ha illustrato– è una città che offre diversi esempi di condivisione del tempo e dello spazio. Sono molte le confessioni religiose che devono dividere gli stessi locali per le proprie celebrazioni liturgiche”.

La quotidianità della condivisione

La condivisione, però, come ha spiegato padre Gonzalo Monzon non riguarda solo le celebrazioni religiose, ma anche la vita di tutti i giorni. Un chiaro esempio è quello della chiusura delle attività commerciali. Ogni negozio, a seconda della religione professata dai suoi gestori, è chiuso in giorni diversi. “Venerdì per i negozi musulmani perché è il loro giorno di preghiera. Sabato per gli ebrei perché è il giorno dedicato alla celebrazione del mistero e domenica per i negozi cristiani perché è il giorno del Signore. Un esempio semplice che però dimostra chiaramente come tre religioni diverse convivono in una stessa città”.

L'intervista a padre Gonzalo Monzon

Lo Status quo e il senso comune

“ A Gerusalemme, nel 1852, – ha raccontato padre Gonzalo - è stato firmato lo Status quo. Si tratta di un accordo che regola i diritti di accesso delle comunità cristiane all'interno di tre santuari della Terra Santa, tra cui il Santo Sepolcro a Gerusalemme. Il decreto entra nei dettagli in merito agli spazi, agli orari e ai tempi delle funzioni. Non devono, però, mai mancare il senso comune e la buona fede delle persone, elementi fondamentali per una condivisione ragionevole, così tutti possono pregare a parte ma insieme”.

13 dicembre 2018, 09:00