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Tertio Millennio Film Fest: storie di riscatto dei giovani

Il XXII festival del dialogo interreligioso, promosso dalla Fondazione Ente dello Spettacolo, sul tema “I giorni della rivolta”, propone nove film in concorso e tre proiezioni evento in Vaticano. Esordio con “Il Fattore umano, lo spirito del lavoro”. Il presidente don Milani: "mettiamo al centro i giovani protagonisti del cambiamento"

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

E’ davvero un piatto ambizioso, quello preparato dalla Fondazione Ente dello Spettacolo per il XXII Festival del dialogo interreligioso “Tertio Millennio film fest”: nove film in concorso con tre prime mondiali, dieci tra opere prime e seconde, tre proiezioni evento in Vaticano, nella sala Deskur della Filmoteca Vaticana. Film di finzione e documentari, uniti dal tema “I giorni della rivolta: guerra, rivoluzione e riscatto”, con i giovani al centro, come spiega a Vatican News don Davide Milani, presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo.

Al centro i giovani protagonisti di cambiamento

 “Oltre al dialogo interreligioso ed ecumenico, che è una caratteristica di ‘Tertio Millennio film fest’, in questa edizione mettiamo al centro i giovani, e la lor capacità di cambiare le cose, di rivoltare lo status quo contro un conformismo, contro un’ accettazione a volte passiva di tante difficoltà che a volte opprimono e fanno pagare un prezzo molto alto proprio a loro”.

Don Milani: fermenti motivati anche dalla fede

“Mettiamo al centro quelle cinematografie – prosegue don Milani - quei prodotti culturali che provengono da tutto il mondo e fanno vedere come i giovani sono protagonisti del cambiamento. Lo sono stati in alcune epoche storiche, sembra quasi non siano più capaci di cambiare le cose. In realtà ci sono fermenti culturali, a volte motivati proprio dalla fede, che dimostrano il contrario: i giovani sono capaci di cambiamento. Ci sono molti luoghi comuni anche sui giovani italiani: giovani fannulloni, che stanno in casa coi genitori e non vogliono fare niente, che non hanno idee”.

Il fattore umano, lo spirito del lavoro

Il fattore umano, adulti che si prendono cura dei giovani

Il documentario ‘I fattore umano, lo spirito del lavoro’, presentato ieri in una proiezione evento in Filmoteca Vaticana, presenti il regista Giacomo Gatti e la produttrice Linda Gilli, “fa vedere  - racconta ancora don Milani - tanti adulti che si prendono cura dei giovani e insegnano loro a lavorare, danno l’opportunità di sviluppare delle idee, e giovani che prendono in mano il proprio futuro lavorativo, e hanno la possibilità di realizzare i propri sogni, di creare occupazione e far crescere il paese, secondo le capacità della creatività italiana”. E’ un documentario straordinario, conclude il presidente della Feds, “dove molti giovani sono protagonisti, ma di cui consigliamo la visione proprio ai giovani, per fare vedere che le cose possono cambiare anche in un ambito complicato come quello del lavoro”.

Gatti: raccontiamo imprese che creano comunità

L' impresa non è solo profitto

"Il fattore umano, lo spirito del lavoro" è il documentario che il regista milanese Giacomo Gatti, già aiuto regista di Ermanno Olmi, ha realizzato su una quindicina di eccellenze italiane: aziende diversissime per storia, settore e territorio, ma unite da un filo invisibile, quello della responsabilità. Tutte, infatti, declinano a loro modo una stessa visione: l’impresa non è solo profitto, ma sviluppo, cultura, creatività. È un ponte verso il futuro da costruire insieme, nel rispetto dell’ambiente, della società, e soprattutto dell’uomo. Le immagini vanno dai filari di viti fra le montagne del Trentino, alle strisce di pasta che scorrono in un pastificio a Gragnano, fino alle frese ad alta tecnologia in una fabbrica umbra.

Le mani e dei cervelli delle imprese italiane

Il film è prodotto da Inaz – Osservatorio Imprese Lavoro in collaborazione con Fondazione Ente dello Spettacolo, Festa del Cinema di Roma e Fondazione del Cinema per Roma, e ha il patrocinio della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. La pellicola si avvale della consulenza scientifica di Marco Vitale. E’ stato proiettato proiettato per la prima volta alla Festa del Cinema di Roma il 22 ottobre, nella sezione “Risonanze”. "In un’epoca in cui la finanza e le nuove tecnologie sembrano scalzare il fattore umano dal centro dell’economia, la nostra convinzione è che esistano uomini e donne capaci di fare la differenza – afferma Giacomo Gatti regista e autore con Elia Gonella del film – Sono le mani e i cervelli delle imprese italiane e le loro storie meritano di essere raccontate attraverso il linguaggio del cinema".

Il regista: persone comuni che trovano dignità nel lavoro

L’idea, spiega Gatti a Vatican News, “è stata quella di raccontare un pezzo di Italia di oggi, legata al mondo del lavoro, dove il lavoro non fosse una chiave sensazionalistica per denunciare soprusi, violenze, abusi o conflitti, ma tirasse le somme sulle vite di tante persone, spesso molto semplici e comuni, che ogni giorno trovano la forza di avere una scala valoriale che li permetta di fare il proprio lavoro e il proprio dovere trovando una dignità e un affermazione della propria umanità”. E nel docufilm “Il fattore umano” c’è anche l’idea che “l’impresa non sia solamente un gioco finanziario, ma comunque crei sviluppo di una comunità, unisca uomini e donne in un percorso lavorativo che produce sì ricchezza ma anche realizzazione di sé, dei propri sogni, oltre che permettere di costituirsi una famiglia, farsi una casa”. Credo che il “buon lavoro”, conclude il regista, “sia essenziale per l’uomo, perché è capace di far evolvere persone e popoli”.

Gilli (Inaz): per vedere la foresta che cresce

Inaz: l'uomo al centro nel mondo del lavoro

“Sono storie italiane che non arrivano mai alla ribalta, e invece oggi più che mai è necessario valorizzarle” spiega a Vatican News Linda Gilli, presidente e amministratore delegato di Inaz. “Per festeggiare i settant’anni della nostra azienda (1948-2018) abbiamo pensato di raccontare la centralità dell’essere umano nel mondo del lavoro attraverso un film. Noi ci consideriamo un osservatorio delle imprese e del lavoro, e in questi 70 anni possiamo dire di aver visto quasi tutte le imprese italiane, piccole e grandi, di diversi settori”. Conosciamo il loro valore e abbiamo voluto reagire alla svalutazione del lavoro che si fa in tantissimi film, dove c’è una negatività del lavoro, perché fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce. Ma la foresta cresce, e questo abbiamo voluto raccontare, per farlo vedere anche nelle scuole, nelle imprese, nelle associazioni, per far vedere cos’è veramente il lavoro in Italia. La creatività degli italiani è elevatissima, e questo film dovrebbe essere sottotitolato in inglese e fatto vedere all’estero, per far vedere quanto valgono gli italiani. Nel manifatturiero come nella tecnologia più avanzata”.

Gilli: il valore sta in chi lavora

“Questo docufilm lo vedo come un tutt’uno – chiarisce poi Linda Gilli – un insieme di storie bellissime nelle quali il valore sta nelle persone che lavorano. Sono operai, impiegati, manager, imprenditori, lavorano tutti con grande armonia e con grande gioia. Perché se uno ha un lavoro, dev’essere già felice. Poi se in questo lavoro sei valorizzato e stai bene, hai raggiunto uno dei punti cardine della vita”

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Momenti dell'evento in Filmoteca Vaticana
11 dicembre 2018, 20:03