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Scontri tra manifestanti e polizia a Port-au-Prince, capitale di Haiti Scontri tra manifestanti e polizia a Port-au-Prince, capitale di Haiti  (AFP or licensors)

Haiti è da giorni nel caos. La testimonianza di una suora

Il Paese caraibico è stato protagonista nei giorni scorsi di diversi scontri, con vittime, tra manifestanti che protestano contro il governo e polizia. Suor Marcella Catozza racconta il dramma di Haiti e il suo impegno nell'orfanotrofio di una baraccopoli della capitale

Marine Henriot e Adriana Masotti - Città del Vaticano

Sono proseguite per giorni ad Haiti ingenti manifestazioni di protesta con violenze e scontri. Nel mirino dei manifestanti l’attuale presidente della Repubblica, Jovenel Moise di cui chiedono le dimissioni. Nella capitale Port-Au-Prince, venerdì scorso, in migliaia in marcia verso il Palazzo nazionale, si sono scontrati con la polizia che ha lanciato gas lacrimogeni, mentre manifestanti tentavano di saccheggiare i negozi e incendiare le auto. Negli scontri sono morte 11 persone. In precedenza altre sei sono rimaste uccise quando un'automezzo del governo ha perso il controllo. Nel Paese le scuole e la maggior parte degli uffici statali rimangono ancora chiusi, anche se da ieri la situazione appare più tranquilla.

Le ragioni della protesta

I manifestanti accusano il presidente di non aver aperto un'indagine sulle accuse di corruzione, rivolte all'amministrazione precedente, in merito al Petrocaribe, l’alleanza con il Venezuela per l'acquisto di petrolio a condizioni di pagamento favorevoli. 3,8 i miliardi di dollari ricevuti da Haiti nell’ambito del programma Petrocaribe a cui hanno aderito molti altri Stati caraibici. Moise ha intanto dichiarato di non avere alcuna intenzione di dimettersi.

L'appello alla preghiera di suor Marcella che vive ad Haiti

Suor Marcella Catozza, missionaria francescana di origini italiane, ha sempre lavorato con i bambini, in Albania, Kosovo, Brasile e da 13 anni vive ad Haiti. Qui, nella baraccopoli di Waf Jeremie, nella capitale, con altre sue consorelle, ha avviato un ambulatorio pediatrico che via via si è trasformato in una vera e propria clinica, la Sen Franswa, a cui si sono poi affiancati un orfanotrofio con 140 ospiti e una scuola materna che si prende cura di 450 bambini. “Il Paese è nel caos”, ha scritto sabato scorso suor Marcella in una lettera aperta, chiedendo di pregare per la sua gente e denunciando il silenzio dei media nazionali e l’indifferenza internazionale in cui si consumano giornate drammatiche ad Haiti. (Ascolta l'intervista a suor Marcella Catozza su Haiti)

Nessuno sa che cosa potrà accadere domani

A Port-au-Prince da giorni, denuncia suor Marcella, sono chiuse le scuole, le banche, i supermercati, le strade sono vuote. Si vive nella totale incertezza, e ai nostri microfoni spiega:
“Oggi la situazione è più calma, ma non si sa che cosa potrà succedere nei prossimi giorni, perché io penso che ci sia sotto qualcosa di molto più grosso rispetto a scontri tra bande: sembra che queste agiscano un po’ a comando. Quindi, dipende da quali decisioni verranno prese e da come evolveranno gli equilibri politici mondiali: se verrà sostenuto il presidente o meno. A confronto della settimana scorsa, oggi c’è però un clima più tranquillo. Ieri siamo usciti per la prima volta, noi suore siamo riuscite ad andare a Messa. Si vedevano i segni della violenza, con tutte le cose distrutte, macchine incendiate, container rovesciati, cose così, però si andava tranquilli. Questo mi fa ben sperare: certo la questione non è risolta, ma magari è rimandata…”

Ad Haiti manca tutto e per i giovani non c'è il lavoro

Di fronte alle proteste contro il governo, nei giorni scorsi il primo ministro haitiano ha promesso aiuti a favore dei quartieri più poveri e nuovi posti di lavoro. Promesse che, secondo suor Marcella, lasciano il tempo che trovano: “Sì, perché il problema nasce soprattutto in questi quartieri popolari. Noi – prosegue suor Marcella - siamo in una baraccopoli nata sulla discarica comunale della capitale, è uno dei quartieri più violenti e poveri della città. Qui il lavoro non esiste. Tutte queste promesse sono poi davvero impossibili da mantenere, perché ad Haiti non funziona nulla: non c’è la sicurezza, non ci sono i servizi, non c’è l’acqua, la luce, le strade, non esistono perciò investitori che vengano a creare posti di lavoro in questo Paese. Abbiamo giovani che sono in strada e diventano subito manovalanza delle bande armate, praticamente l’unico modo per assicurarsi da vivere. Io sono qui da tredici anni e li ho sentiti tante volte questi discorsi, queste promesse da tutti i governi che ci sono stati. Non è semplice perché è una situazione molto, molto complicata quella di Haiti, sotto tutti i punti di vista”.

Nell'orfanotrofio c'è gioia, nonostante le condizioni difficili

In condizioni così difficili suor Marcella descrive la vita nel suo orfanotrofio che continua, nonostante tutto: “Noi non stiamo male - dice - nel senso che i bambini sono sempre gioiosi, allegri, vivi, chiacchieroni e simpatici, quindi la vita qui continua a esplodere. In questi giorni abbiamo cercato di far vivere il meno possibile la tensione ai bambini, quindi abbiamo continuato il ritmo della vita dell’orfanotrofio in modo normale. Ecco, quando non potevamo uscire a causa degli scontri, il problema più grosso è stato la mancanza di acqua sia potabile, sia non potabile: avere i bambini che ti chiedono da bere e spiegare che in questo momento non ce l’abbiamo, che dobbiamo aspettare un pochino. Però - conclude suor Marcella - loro sono stati davvero molto bravi e hanno retto bene anche a questa piccola fatica”.

Ascolta l'intervista a suor Marcella Catozza

 

27 novembre 2018, 12:52