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Il voto ieri alla Camera sul Dl sicurezza Il voto ieri alla Camera sul Dl sicurezza  (ANSA)

Padre Ripamonti: mossa sbagliata il Decreto sicurezza e immigrazione

Il Dl sicurezza e immigrazione che ha incassato ieri la fiducia alla Camera con 336 sì e 249 no, sarà costituzionale? E poi produrrà davvero maggiore sicurezza o piuttosto più irregolarità e marginalità con conseguente aumento dell'insicurezza per i cittadini?

Adriana Masotti e Antonella Palermo - Città del Vaticano

Perplessità e domande emergono oggi su alcuni quotidiani italiani cartacei e on line, ma su alcuni giornali si fa fatica a trovare la notizia del voto di fiducia della Camera al Dl, segno probabilmente che la questione non è al centro dell'interesse in questi giorni. "La stretta sui permessi in due anni produrrà 130 mila immigrati irregolari”, si legge su 'La Repubblica', e su “Il Dubbio” che fa riferimento alla Fondazione dell’Avvocatura Italiana, si legge: “Si chiama decreto sicurezza ma c’entra poco con la sicurezza. Probabilmente provocherà un netto aumento degli extracomunitari irregolari”. Oggi, o al più tardi domani, alla Camera, il voto finale perchè il Decreto diventi legge.

Le principali misure del Decreto

Le novità introdotte dal provvedimento, per quanto riguarda le politiche in tema di immigrazione, sono l'abrogazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, sostituito da 'permessi speciali' temporanei previsti per 6 fattispecie: motivi di salute di particolare gravità, calamità nel Paese d'origine, atti di valore civile, vittime di tratta, violenza domestica e grave sfruttamento lavorativo. Poi, l'aumento del tempo nei Centri di permanenza per il Rimpatrio, da 90 a 180 giorni, la possibilità trattenere i migranti in attesa di espulsione anche in altre strutture per la Pubblica sicurezza e i richiedenti asilo negli hotspot. Ancora l’esclusione dei richiedenti asilo dal Sistema di Accoglienza dei Richiedenti asilo e Rifugiati (SPRAR).

Le perplessità del Consiglio italiano per i Rifugiati

“A seguito dell’eliminazione della protezione umanitaria, restano escluse tutte quelle ipotesi in cui, in caso di rimpatrio, il richiedente rischi trattamenti disumani e degradanti o semplicemente gli sia impedito l’esercizio delle libertà democratiche garantite dalla costituzione italiana e dei diritti garantiti a livello internazionale”, spiega da parte sua il Consiglio italiano per i rifugiati (Cir) concludendo che: “Un’eventuale assenza di tutela per questi casi comporterebbe ipotesi di incostituzionalità, nonché di violazione dei trattati internazionali”.

L'allarme lanciato dal Centro Astalli

Tra le strutture ecclesiali a reagire è il Centro Astalli dei gesuiti, da anni in prima fila nell'accoglienza dei richiedenti asilo. In un comunicato diffuso già nella serata di ieri, si esprime allarme per gli effetti dell’entrata in vigore del Decreto, approvato senza la possibilità per i parlamentari di entrare nel merito delle questioni contenute nel testo. Al di là del metodo, preoccupano soprattutto, si legge, le misure previste “irrazionali e incoerenti”. Il comunicato si chiude con un giudizio amaro: “Un passo indietro di cui non si vede la logica, se non quella di alimentare l’allarme sociale per distogliere l’opinione pubblica dalle vere urgenze del Paese e ottenere consensi politici senza preoccuparsi di trovare soluzioni strutturali a temi complessi”.

Padre Ripamonti: l'immigrazione è un fatto strutturale

“Siamo preoccupati - afferma a Radio Vaticana Italia, padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli - innanzitutto abbiamo sempre messo in discussione l’approccio di emergenza: il fenomeno migratorio non è un’emergenza ma un fatto strutturale. Inoltre non si tratta di una questione di sicurezza ma ormai di integrazione. Tutti i provvedimenti che sono presi in questo Decreto legge non fanno che aumentare la marginalità e l’irregolarità delle persone”.

Ascolta l'intervista a p. Camillo Ripamonti

Un errore abolire la protezione umanitaria

Desta particolare preoccupazione “l’introduzione della detenzione amministrativa, fino a oltre 6 mesi, per verificare l’identità di chi arriva in Italia, e l’abolizione della protezione umanitaria. “È una mossa che non va nella giusta direzione – dice padre Ripamonti – , il permesso di soggiorno per motivi umanitari, ritenuto la causa della situazione attuale, in realtà era uno strumento che permetteva di adeguare la rigidità della legge riguardo ad alcune categorie di persone, alla fluidità del fenomeno migratorio. Abolirlo aumenta questa difficoltà e anche la regolarizzazione”.

E' necessario investire nell'integrazione 

Il presidente del Centro Astalli ribadisce la convinzione che per immigrati e richiedenti asilo oggi sono necessari progetti di integrazione. E che questo richiede di investire di più ad esempio nell’istruzione: “Questa è sicuramente la via principe, afferma padre Ripamonti -. Faccio un altro esempio: nei luoghi di prima accoglienza il decreto legge prevede che non venga più insegnato l’italiano, quindi in attesa di una risposta della commissione le persone non potranno più ricevere dei corsi di lingua. Già questo aumenta la difficoltà di queste persone di inserirsi nella società e nel mondo del lavoro. Proprio ieri un ragazzo è venuto a chiedermi i biglietto per andare a Rosarno per andare a lavorare la terra. Io gli ho detto: ‘Ma guarda che poi il rischio è che tu venga coinvolto nel lavoro nero’. Lui mi ha risposto: ‘É l’unica soluzione che ho in questo momento’. Quindi – conclude - il pericolo è che adesso innescheremo tutta una serie di processi di questo tipo”.

 

28 novembre 2018, 12:34