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Vatican News
Conferenza sulla Libia a Palermo Conferenza stampa del premier Conte e dell'Inviato Onu Salamè  (ANSA)

Conferenza sulla Libia: per Onu e Italia importante passo avanti

Il vertice di Palermo ha visto l’impegno del generale, Haftar, leader del governo di Tobruk, ad una tregua nella contesa con il governo di unità nazionale di Tripoli

Paola Simonetti – Città del Vaticano

Si è conclusa ieri senza un documento ufficiale la Conferenza di Palermo sulla Libia. Un evento che, se per molti si è rivelato un fallimento, viene invece considerato un importante passo avanti dal governo italiano e dallo stesso inviato dell’Onu per il Paese nordafricano, Salamè, che individua nel consolidamento di un cessate il fuoco libico il prossimo cruciale obiettivo.  Al centro del meeting il Piano di azione dell’Onu, presentato qualche giorno fa dallo stesso Salamè, che ha posto tre cardini per quel cammino di pacificazione del Paese che conduca alle elezioni nella prossima primavera: messa in sicurezza della capitale con la costituzione di una forza legittima che sostituisca le milizie per il controllo del territorio; redistribuzione delle ricchezze nazionali e una conferenza nazionale in grado di coinvolgere tutte le realtà politiche del Paese.

Dal gen. Haftar la garanzia di una tregua col governo di tripoli

I due uomini forti della Libia, Al Serraji e Haftar, leader dei due governi rivali di Tripoli e Tobruk si sono scambiati strette di mano e sorrisi. Nell'incontro Haftar ha garantito una “tregua a Sarraj almeno fino alle prossime ipotetiche elezioni”. A questa tregua, aggiunge Marinone, “potrebbero dare concretezza proprio gli obiettivi posti dal Piano: sicurezza e distribuzione equa dei proventi petroliferi, temi che sono anche il primo interesse di queste personalità di spicco libiche.

Il cammino di trasparenza delle banche libiche

“Ci vorrà molto tempo – ha spiegato Salamé- sulla ridistribuzione elle risorse. Ci sarà una gara per una revisione contabile delle due banche centrali libiche entro due, tre settimane. Va accertato da dove vengano questi soldi e quanti siano realmente".

Ascolta l’intervista a Lorenzo Marinone
14 novembre 2018, 13:47