Al voto per il referendum sulla famiglia Al voto per il referendum sulla famiglia 

Romania: Chiese più unite dopo il referendum sulla famiglia

Alla base della famiglia rimane l’unione libera “tra uomo e donna”, affermano i vescovi cattolici della Romania in un comunicato stampa diffuso dopo che non è stato raggiunto il quorum al referendum, svoltosi sabato e domenica scorsi, per definire nella Costituzione cosa si intende per famiglia

Adrian Dancă - Città del Vaticano

Si sono presentati alle urne nel Paese e all’estero il 21% degli aventi diritto, cioè quattro milioni di elettori, insufficiente per raggiungere il quorum. Oltre il 91% dei votanti si è dichiarato favorevole alla modifica della Costituzione. Il quesito del referendum, invalidato per mancanza del quorum, riguardava la modifica della Costituzione (art. 48) per definire la famiglia quale unione libera non più tra “coniugi”, ma “tra uomo e donna”, come d’altronde viene sancito nel Codice civile (art. 277). Attualmente, in Romania non hanno riconoscimento legale altre forme di convivenza equiparate alla famiglia, come ad esempio i matrimoni o le unioni tra persone dello stesso sesso.

Ha vinto l’assenteismo

Il plebiscito era stato promosso tre anni fa dalla Coalizione per la Famiglia attraverso un’iniziativa civica senza precedenti per la giovane democrazia romena, raccogliendo in breve tempo tre milioni di firme, sei volte più del necessario. Nel frattempo, la classe politica ha rinviato più e più volte il referendum, tanto che si sono succeduti ben quattro governi fino al progetto di legge richiesto. Secondo gli osservatori, il prolungamento eccessivo della campagna referendaria e la scarsa prestazione politica del controverso governo attuale hanno portato alla perdita d’interesse per l’argomento da parte dell’opinione pubblica, diventata molto più critica dopo la violenta repressione delle proteste anti-corruzione dello scorso agosto a Bucarest. Ha vinto l’assenteismo, sostiene la stampa internazionale, secondo la quale la scarsa presenza alle urne rappresenta “uno schiaffo morale” per il governo.

Coalizione per la Famiglia riconosce risultato delle urne

Il presidente della Coalizione per la Famiglia, Mihai Gheorghiu, ha riconosciuto il risultato delle urne e ha ringraziato gli organizzatori per aver saputo resistere “all’immensa macchina propagandistica di manipolazione anti-referendum”. D’altra parte, Gheorghiu ha tenuto a sottolineare che da oggi i quattro milioni di voti del plebiscito riflettono non le cifre di un semplice sondaggio sulla carta, ma un importante valore costituzionale del quale l’agenda pubblica del Paese non può fare a meno nel futuro.

Chiesa cattolica: unione fra uomo e donna fortificata e sigillata dal sacramento del Matrimonio

La Chiesa, si legge in un comunicato dei vescovi cattolici, “non cessa di annunciare il Vangelo della famiglia con coraggio e speranza. Alla luce degli insegnamenti di Cristo, l’unione fra uomo e donna è fortificata e sigillata dal sacramento del Sacro Matrimonio, che la Chiesa conferisce a tutti quelli che lo chiedono con cuore sincero e si impegnano a vivere secondo le esigenze evangeliche di fedeltà, rispetto, aiuto reciproco e indissolubilità dell’amore. Allo stesso tempo”, si afferma ancora nel comunicato, “la Chiesa incoraggia i genitori ad essere aperti alla vita e li accompagna nella cura per l’educazione dei figli”.

Chiesa ortodossa: difesa l’identità ed il valore della famiglia

Sulla stessa linea, la dichiarazione post-referendum della Chiesa ortodossa romena. Invitando la popolazione “all’unità spirituale” dopo il forte contrasto dei giorni precedenti, la Chiesa ortodossa afferma di “aver compiuto la sua missione civile e morale nello spazio pubblico, dove ha sostenuto e difeso l’identità e il valore della famiglia come istituzione umana creata e benedetta da Dio”. 

 

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08 ottobre 2018, 12:48