Versione Beta

Cerca

Vatican News

Nobel Pace al medico Denis Mukwege e alla yazida Nadia Murad

In due sono stati insigniti del prestigioso riconoscimento dal Comitato norvegese "per i loro sforzi volti a porre fine all'uso della violenza sessuale come arma di guerra e conflitto armato". Ai nostri microfoni le loro testimonianze raccolte negli anni passati e l'incontro di Nadia Murad con Papa Francesco il 3 maggio del 2017

Gabriella Ceraso - Città del Vaticano

Il Comitato norvegese per il Premio Nobel per la Pace ha assegnato il prestigioso riconoscimento a Denis Mukwege, medico ginecologo congolese, e a Nadia Murad, attivista irachena yazida per i diritti umani, per la loro lotta contro gli abusi sessuali utilizzati come arma da guerra nei conflitti armati. L’annuncio è stato fatto intorno alle 11 di questa mattina a Oslo.

Entrambi i premiati, ha spiegato il Comitato, hanno dato un contributo essenziale per portare l’attenzione sui crimini di guerra. Grazie al loro lavoro, ripreso spesso dai media internazionali, hanno contribuito a rendere di attualità il tema delle violenze sessuali nei conflitti e nelle guerre, consentendo spesso di identificarne gli autori.

Una storia impressionante nell'Iraq del nord

Da schiava dei miliziani dell'Is ad ambasciatrice delle Nazioni Unite per la dignità dei sopravvissuti alla tratta di esseri umani. Un ruolo che la vede "alleata del Papa" e per questo ha voluto fortemente incontrarlo il 3 maggio del 2017. E’ impressionante la storia che Nadia Murad Basee Taha, ventiduenne yazida, ha raccontato a Papa Francesco, a margine dell'udienza generale in Piazza San Pietro. Rapita nel suo villaggio di Kocho, nel nord dell'Iraq, il 3 agosto 2014, ha visto morire sei fratelli e la madre. Portata con due sorelle a Mosul, Nadia ha subito ogni sorta di soprusi fino a essere venduta più volte come schiava. Dopo tre mesi è riuscita a fuggire rocambolescamente. Da allora la giovane donna denuncia coraggiosamente le atrocità perpetrate contro la sua gente, portando avanti «la battaglia perché nessuna persona subisca simili violenze e venga trattata come una bestia». Due anni fa ai nostri microfoni, Nadia Murad parlava di come poter arrestare il terrorismo dell'Is, di come prevenire ogni forma di razzismo e odio, ( Ascolta l'intervista di Fausta Speranza a Nadia Murad) e delle sue aspettative per una soluzione da parte della comunità internazionale. Nonostante tanto dolore e tanta violenza subita personalmente, dalla sua famiglia e da tante giovani yazide innocenti, la Murad continuava a parlare di bene, amore e preghiera: "Più il male mi toccava e più trovavo in me tutti gli insegnamenti di mia madre e della mia gente, ma soprattutto la forza di Dio che mai mi ha abbandonata. Più il male mi toccava, più trovavo il bene dentro di me.."  

Mukwege: mondo inerte di fronte a stupri arma di guerra

Il 27 novembre del 2014, il dottor Denis Mukwege, oggi Nobel per la pace, riceveva al Parlamento Europeo, il Premio Sakharov, attribuito a chi si distingue nella difesa dei diritti umani. In quella occasione, in una intervista a Fausta Speranza lanciava un forte messaggio: “In un mondo di inversione di valori, rifiutare la violenza significa essere dissidenti”. Nelle parole di Mukwege la denuncia dell’uso dello “stupro come l'arma più economica di guerra”, del significato di questa violenza per le donne e di quanto poco ne sia intesa la gravità oggi e di come punire chi la commette. Nell’ospedale Panzi a Bukavu Mukwege ha assistito alcune delle migliaia di donne stuprate nella Repubblica del Congo in quella che definisce “una situazione formale né di guerra né di pace, ma di autentica impunità”. La sua è una denuncia coraggiosa.

CUAMM: riconoscimento importantissimo in favore delle donne

Per don Dante Carraro, direttore di Medici con l’Africa Cuamm, il premio a queste due personalità è un riconoscimento importantissimo, perché sottolinea il dramma che vivono alcune donne appartenenti alle fasce più fragili e vulnerabili di popolazioni già povere ed emarginate. In particolare, riferendosi a Mukwege, don Dante parla di un collega il cui lavoro è un esempio sia dal punto di vista umano che clinico. “Le donne che subiscono queste violenze - aggiunge - patiscono conseguenze drammatiche e vengono poi emarginate. Parliamo della sofferenza indelebile di donne molto giovani.”( Ascolta l'intervista di Elvira Ragosta a don Dante Carraro sul Nobel per la pace)

05 ottobre 2018, 12:00