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Nicaragua: cattolici chiedono liberazione manifestanti arrestati

Migliaia di cattolici si sono riuniti ieri nella cattedrale di Managua per sostenere i loro vescovi e chiedere la liberazione di centinaia di persone detenute in seguito alle proteste contro il governo di Daniel Ortega

Emiliano Sinopoli – Città del Vaticano

Da tre settimane ormai le forze militari del governo hanno stretto i controlli sulle marce di protesta della popolazione, impedendo qualsiasi tipo di manifestazione pubblica per le strade della capitale. Ieri, però – come ha riportato questa mattina l’agenzia France Presse - centinaia di persone sono riuscite a protestare nella cattedrale di Managua: dopo la Messa hanno chiesto giustizia e libertà. Fra i partecipanti alla celebrazione eucaristica, c'erano numerosi giovani che portavano in alto le foto dei prigionieri politici, dei quali i parenti hanno chiesto la liberazione. Padre Luis Herrera, il rettore della cattedrale, ha pregato in particolare per i prigionieri politici e ha ricordato che da 6 mesi la popolazione del Nicaragua si è svegliata chiedendo giustizia, ed è stata fermata in modo violento dalle forze del governo, lasciando una scia di morti di cui non si conosce il numero preciso, fra 320 e 500.

Solidarietà al vescovo Silvio Baez

In particolare – si legge nella nota dell’agenzia – i partecipanti hanno espresso la loro solidarietà con il vescovo ausiliare di Managua, mons. Silvio Baez, che ha denunciato questa settimana una campagna di diffamazione e molestie da parte del governo e dei suoi sostenitori. Silvio Baez, criticando il governo, ha anche affermato di aver ricevuto messaggi contenenti insulti e minacce e ha notato la presenza di veicoli sospetti intorno alla sua casa. “Amico Silvio, la gente è con te”, cantavano i parrocchiani, che portavano anche cartelli che proclamavano “siamo tutti Silvio Baez”. “Il problema non è tra il governo e la Chiesa, ma tra il governo e il popolo. In questa situazione, la Chiesa è con il popolo e il popolo è con la Chiesa”, ha detto Herrera tra agli applausi dei presenti.

Giustizia e libertà per i detenuti arrestati

I partecipanti hanno lanciato palloncini blu, gialli e bianchi dal bordo della cattedrale. Hanno anche lasciato croci con i nomi di oltre 320 persone uccise durante le violenze che si sono verificate nel Paese per sei mesi. Durante questo raduno , decine di poliziotti antisommossa sono stati schierati nelle sue vicinanze. Alla fine dell'eucaristia, i partecipanti hanno urlato con il cuore ‘giustizia’, ‘libertà’ per chiedere il rilascio di detenuti arrestati durante le manifestazioni, circa 500 persone secondo le organizzazioni per i diritti umani.

Grave crisi nel Paese

Proteste e scontri sono scoppiati in strada ormai dallo scorso 18 aprile, quando le prime dimostrazioni ebbero come ‘miccia’ ragioni economiche, tagli del governo alle pensioni in seguito revocati. Da allora però, davanti alla repressione dei manifestanti, l'opposizione a Ortega è cresciuta, dando il via a un movimento per chiedere le dimissioni del Presidente Ortega e di sua moglie e del vicepresidente Rosario Murillo.

La mediazione della Chiesa nicaraguense

La Chiesa cattolica, da sempre influente nel Paese, ha offerto di svolgere un ruolo di mediazione, tuttavia i colloqui sono stati sospesi a causa della continua repressione contro le proteste civili e Ortega ha accusato i vescovi di essere 'golpisti' per essersi schierati dalla parte della popolazione. Da quando, il 20 aprile, la cattedrale di Managua è stata rifugio per centinaia di giovani che erano stati attaccati dai sostenitori del governo e dalla polizia nazionale, gli atti di intimidazione e discredito contro la Chiesa non si sono mai fermati. In quella occasione, altri giovani erano arrivati al tempio cattolico con aiuti umanitari per gli studenti universitari che protestavano contro le riforme della legge sulla sicurezza sociale, ma il regime li aveva brutalmente attaccati per evitare di aiutare coloro che erano nelle università. Gli orteguisti spararono proiettili di piombo, proiettili di gomma e gas lacrimogeni anche in chiesa. Leopoldo Brenes, arcivescovo di Managua, l’altra domenica, al termine della messa celebrata nella stessa cattedrale di Managua ha affermato: “ Se non abbiamo la persona giusta al potere, si rischia l'abuso e la prepotenza. Gli uomini, a volte, non riescono a capire che il potere viene attribuito per servire”.

29 ottobre 2018, 12:51