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Indonesia: i Camilliani in soccorso dei terremotati

Oltre 1.200 i cadaveri trovati dopo il terremoto e lo tsunami che hanno colpito l'isola di Sulawesi. Accorato appello del Papa. Intervista a Padre Aris Miranda, direttore esecutivo della Camillian Disaster Service International (Cadis) e a Matteo Amigoni, responsabile della Caritas Italiana per Indonesia e Filippine

Claudia Valenti - Alessandro Guarasci – Città del Vaticano

"Sono stati trovati 1.203 corpi, ma alcuni non sono ancora stati identificati o recuperati", ha detto Insan Nurrohman, vice presidente di Aksi Cepat Tanggap, una delle principali Ong indonesiane. I soccorritori lavorano senza sosta. Riuscire ad estrarre persone ancora vive è un compito delicato. I crolli degli edifici più alti, come il principale hotel cittadino e il maggiore centro commerciale, hanno bloccato al loro interno centinaia di persone, mentre un altro centinaio di dispersi è stato segnalato in un complesso residenziale. “Il governo sta mandando le ruspe per liberare le macerie – afferma Matteo Amigoni, responsabile della Caritas Italiana per Indonesia e Filippine - ma c’è anche un problema di mancanza di elettricità e benzina, che non consente l’utilizzo dei mezzi”.

L’appello del Papa all’Angelus

“Prego per i defunti, purtroppo numerosi”, ha detto il Papa ieri, al termine dell’Angelus in piazza san Pietro “per i feriti e per quanti hanno perso la casa e il lavoro. Il Signore li consoli e sostenga gli sforzi di quanti si stanno impegnando a portare soccorso”.

L’intervento di soccorso dei padri Camilliani

“Stiamo cercando di raccogliere informazioni – dice a Vatican News Padre Aris Miranda, direttore esecutivo della Cadis – stiamo contattando i nostri confratelli che si trovano in una zona a 1000 km da dove è avvenuto il disastro.” Un mese fa la Camillian Disaster Service International aveva predisposto un intervento per la popolazione di Lombok, isola nella provincia di Nusa Tenggara Occidentale, colpita anch’essa da un terremoto, portando aiuto, soccorso e riabilitazione. A Lombok il sisma aveva distrutto migliaia di case, scuole, luoghi di culto, uffici governativi, servizi pubblici, strade, elettricità, rete di approvvigionamento idrico. “Le informazioni – prosegue Padre Arsi Miranda - ci servono per pianificare un intervento di soccorso e, in seguito, per preparare dei progetti di ricostruzione e sviluppo per le popolazioni colpite”.

Ascolta l'intervista a padre Aris Miranda

Un Paese distrutto e disorientato

Molti feriti vengono curati in strada, “perché nessuno se la sente di rientrare negli edifici”, spiega Matteo Amigoni. Questo però aumenta il rischio che si sviluppino epidemie, perciò i morti di Palu intanto, molti dei quali sono ancora da identificare, saranno sepolti in massa “in delle fosse comuni”. Si teme poi che in città si venga a creare una situazione di anarchia: molte persone tornano a casa, nonostante la distruzione, per portare con sé il salvabile; già questa mattina si segnalavano residenti che si servivano da soli alle pompe di benzina e sciacalli che portavano a casa quel che potevano dal centro commerciale crollato, incuranti del pericolo di ulteriori frane dovute alle frequenti scosse di assestamento.

Ascolta l'intervista a Matteo Amigoni

Gli aiuti della comunità internazionale

L'Indonesia esorta la comunità internazionale ad aiutare il Paese. "Il presidente Joko Widodo ci ha autorizzato ad accettare gli aiuti internazionali per rispondere urgentemente al disastro", ha riferito Thomas Lembong, presidente dell'Investment Coordinating Board, l'agenzia indonesiana per il coordinamento degli investimenti. Ieri, il dipartimento di Stato Usa ha annunciato che gli Stati Uniti "sono pronti ad assistere" l'Indonesia nelle operazioni di soccorso, mentre la Commissione Europea ha già stanziato una somma iniziale di 1,5 milioni di euro per aiuti umanitari d'emergenza.


 

01 ottobre 2018, 12:18