Convegno su Vocazione della famiglia Convegno su Vocazione della famiglia 

Giovani e affettività: non servono regole ma buoni esempi

Nell’ambito della Settimana della famiglia, si è tenuto ieri, presso il Pio Sodalizio dei Piceni a Roma, un convegno dal titolo:“La vocazione della famiglia”, sui temi dell’affettività e della sessualità

Emiliano Sinopoli - Città del Vaticano

Puntare a una ‘educazione integrale’ dei giovani accompagnandoli nella comprensione della propria identità di persona composta di corpo e spirito, chiamata a vivere ogni relazione con gli altri nel segno della dignità e del rispetto. Questo lo scopo del convegno organizzato ieri dal Centro per la Pastorale della Famiglia del Vicariato di Roma con la Fondazione “Ut Vitam Habeant”. Tra i relatori vi hanno preso parte, don Andrea Manto, direttore del Centro per la Pastorale della Famiglia del Vicariato di Roma, il card. Elio Sgreccia per la Fondazione “Ut vita Habeant”, il mons. Pierangelo Sequeri, preside del Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II, e Gabriella Gambino, sottosegretario del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita.

Affetti senza legami, legami senza affetti

“La formazione integrale è resa particolarmente difficile dalla separazione tra le dimensioni costitutive della persona, in special modo la razionalità e l’affettività, la corporeità e la spiritualità – ha detto don Andrea Manto in apertura al convegno - La mentalità odierna, segnata dalla dissociazione fra il mondo della conoscenza e quello delle emozioni, tende a relegare gli affetti e le relazioni in un orizzonte privo di riferimenti significativi e dominato dall’impulso momentaneo”. “La dottrina della Chiesa - ha aggiunto - se viene presentata come insieme di regole risulta estranea e incomprensibile, per essere accolta deve essere testimoniata dagli adulti”.

Il desiderio di un amore che duri tutta la vita

Le esperienze affettive sono sempre più spesso svincolate da ogni legame duraturo e al di fuori di qualsiasi logica progettuale e al tempo stesso i legami non sempre sono alimentati dalla dimensione affettiva. “il desiderio di un amore che duri tutta la vita è molto presente nei giovani, ma oggi è ferito da una serie di fattori – ha spiegato a Vatican News, don Andrea Manto – in primo luogo, ad esempio, il fallimento matrimoniale, che lascia nei giovani un senso di precarietà, di sfiducia nella realizzazione di un progetto affettivo. Il ‘per sempre’, legato alla promessa d’amore è visto, quasi come un’utopia. Non bisogna dimenticare – ha aggiunto – anche una certa attitudine al privilegio di se stessi, al proprio benessere che non aiuta a fare quelle scelte che servono per creare comunione, per rimanere insieme e superare quei momenti di difficoltà che sono presenti in ogni percorso di vita”. La sessualità ha un grande significato, però, spesso il messaggio che giunge dai media, dalla rete e dalla cultura popolare in genere, è banalizzante e superficiale: “nella maggioranza dei casi, purtroppo, la sessualità è vissuta con passività nei giovani, oggi - ha concluso - come una dimensione che non può essere controllata dalla volontà del soggetto, come “esperienza esauribile nell’hic et nunc, come realtà dell’io individuale, pieno del suo sentire e delle sue emozioni senza spazio per l’incontro con l’altro”.

Ascolta l'intervista a don Manto

Ordine degli affetti: tra identità e relazione

“I ragazzi si dibattono tra il bisogno di continuità, la necessità e la paura del cambiamento, - ha sottolineato durante il suo intervento, Pierangelo Sequeri, teologo e preside del Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II - nel tentativo di costruire una rappresentazione di sé autentica. Durante l’adolescenza vengono messi in crisi i miti infantili ed avviene un lungo e laborioso processo di trasformazione che porta alla definizione di una nuova identità”. Solo in questo modo è possibile per l’adolescente nascere socialmente, cambiare ruolo affettivo e sociale, passare da un contesto protettivo e totalizzante come la famiglia ad un ambiente relazionale più ampio come la comunità sociale. “I ragazzi preadolescenti e adolescenti – ha commentato il teologo ai microfoni di Vatican News - chiedono comprensione per ciò che stanno vivendo, si attendono che gli adulti li sappiano accompagnare in questo percorso di crescita. Il desiderio di un futuro possibile e la paura di non riuscire a realizzarlo – ha continuato - rappresentano alcuni dei dilemmi fondamentali che agitano l’animo dei ragazzi. I genitori sono chiamati ad un arduo compito educativo: incrementare il dialogo intergenerazionale, affrontare in modo costruttivo i conflitti, offrire sostegno nei momenti di difficoltà. La capacità dell’adulto di riformulare la comunicazione educativa è la premessa indispensabile per la transizione delle giovani generazioni verso la vita adulta”.

Il primato della persona

Per quanto concerne l’educazione dei sentimenti e degli affetti, questo comporta la necessità di orientare la relazione educativa nell’ambito di una precisa prospettiva etico-valoriale: “Il primato della persona come criterio etico-pedagogico dell’educazione sessuale – ha spiegato Sequeri - conduce all’individuazione delle norme essenziali nell’educazione affettiva della persona sessualità”. Per educare i sentimenti e gli affetti, occorre assumere una prospettiva educativa consapevole che aiuti gli adolescenti a dare significato esistenziale alle esperienze. Le modificazioni legate alla maturazione puberale – ha proseguito - implicano trasformazioni sul piano psicologico, la comparsa di nuove pulsioni, una rinnovata attenzione verso l’altro sesso che necessitano di precisi interventi educativamente orientati. Non si tratta di assecondare gli impulsi o di reprimerli, quanto piuttosto di orientarli secondo una dimensione di consapevolezza e di rispetto del corpo proprio e altrui”.

Adolescenti e adulti compagni di viaggio

Per compiere il cammino verso un amore maturo i bambini, i ragazzi e i giovani hanno bisogno di testimoni credibili e affidabili con cui confrontarsi, di adulti che sappiano ‘compromettersi’ nella relazione educativa, hanno bisogno di educatori che sappiano aprire le porte del futuro perché sogni, desideri, progetti possano trovare dimora. “L’educatore è un testimone della verità, della bellezza, del bene, - ha affermato il preside del Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II - cosciente che la propria umanità è insieme ricchezza e limite”. Educa chi è capace di dare ragione della speranza che lo anima ed è sospinto dal desiderio di trasmetterla: “compito dell’educatore - ha concluso - è suscitare nel soggetto una ‘responsabile progettazione dell’esistenza’, che, evitando i rischi della progettazione inautentica connotata da acriticità, incoerenza, unilateralità, assecondi la capacità di effettuare scelte orientate al futuro, aperte al cambiamento e volte alla piena realizzazione della persona nella sua globalità”.

Ascolta l'intervista a mons. Sequeri

Proteggere l’esistenza umana

“Oggi la Chiesa sta affrontando delle sfide inedite, nell’ambito in particolare della vita, della sessualità, del matrimonio e della famiglia, - ha spiegato Gabriella Gambino, sottosegretario del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita - complici anche le legislazioni in tutto il mondo che riducono gli spazi per elaborare il senso della vita, di fronte soprattutto a queste sfide che arrivano dalla tecnologia, dalla scienza, dalla medicina”. Perciò è “importante concentrarci, anzitutto, sul tema della fragilità che è il nucleo della riflessione bioetica”. Bisogna “rimettere al centro la fragilità in tutte le dimensioni dell’esistenza umana, quindi non solo l’inizio e la fine ma anche tutto ciò che c’è nei vari passaggi cruciali della vita. Pensiamo all’infanzia, alla fase della procreazione, della generazione della vita; alla malattia, alla fase anziana della vita”. 

Il linguaggio universale della ‘grammatica familiare’

Nella famiglia, intesa come comunità, esistono regole e linguaggi universali in cui ritrovarsi e riconoscersi. Una ‘grammatica familiare’ a cui aggrapparsi sempre con fiducia: “il termine sacrificio, ad esempio – ha spiegato Gabriella Gambino a Vatican News - deriva etimologicamente dal ‘sacrum facere’, cioè rendere sacra una realtà. Questa consapevolezza deve aiutarci a far capire ai giovani che il matrimonio e la famiglia sono luoghi dove si può realizzare in pienezza la vocazione di ciascuno”. In riferimento al rapporto fra giovani e social network in funzione alla definizione della propria personalità sottolinea: “è molto importante dare alle future generazioni strumenti per costruire la loro autostima, la loro sicurezza esistenziale poggiandola su una fede forte in Cristo, piuttosto che avere riconoscimenti sociali nello spazio pubblico, dove la loro dignità rischia spesso di essere calpestata”.

Ascolta l'intervista alla Gambino

 

 

 

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12 ottobre 2018, 12:39