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Giornata Mondiale del patrimonio audiovisivo: una comunicazione immediata e universale

Si celebra oggi la Giornata Mondiale del Patrimonio Audiovisivo, proclamata dall’Unesco nel 2005 per sensibilizzare i governi, le imprese private e la società civile sul valore dei documenti audiovisivi. Intervista ad Antonella Fischetti, responsabile dell’area collezione dell’Istituto centrale per i beni sonori e audiovisivi (Icbsa)

Claudia Valenti – Città del Vaticano

Il patrimonio audiovisivo ha contribuito forse più di ogni altro alla costruzione delle identità e degli immaginari individuali e collettivi degli uomini e delle donne del ventesimo e ventunesimo secolo, superando le barriere linguistiche e culturali attraverso l’immediatezza del suono e dell’immagine. “Molti sono ancora convinti che siano una risorsa di secondo piano – dichiara a Vatican News Antonella Fischetti, responsabile dell’area collezione dell’Icbsa - inferiore ad esempio a quella bibliografica, quando invece gli audiovisivi sono un patrimonio più che rilevante, soprattutto nel nostro tempo”.

Le qualità e i limiti di un audiovisivo

Gli audiovisivi sono infatti i depositari dell’ingegno e della fantasia dell’uomo, che ha espresso le sue idee anche attraverso la musica, il cinema, la video art, l’animazione e tantissime altre forme artistiche. E sono, allo stesso tempo, i testimoni di eventi storico-culturali che, senza una registrazione di questo tipo, sarebbero andati e andrebbero tuttora persi. “Le qualità di un prodotto audiovisivo – sottolinea Antonella Fischetti - si trovano nella sua immediatezza e nella sua possibilità di essere compreso universalmente, indipendentemente dalla scolarizzazione di chi lo osserva”. “D’altro canto – aggiunge la responsabile - questo rappresenta anche il suo limite: la facilità di ricezione e il fatto di non considerarli sempre fonti da sottoporre a critica, hanno fatto sì che per anni siano stati sottovalutati nelle loro potenzialità, come documenti veri e propri”.

Gli audiovisivi tra i beni culturali

“Gli audiovisivi – racconta Antonella Fischetti - sono tecnologie che sono state utilizzate fin dalle origini in ambito scientifico. Una volta diffusisi, però, sono stati subito potenziati dall’industria discografica, che li ha utilizzati quasi esclusivamente per un uso commerciale e per una distribuzione di massa”. Questa impostazione ha portato nel tempo al prevalere di una considerazione della documentazione sonora e poi audiovisiva come un prodotto inferiore, perché legato all’industria dell’intrattenimento, e non come un prodotto utile
allo studio e alla ricerca. Solo in seguito, gli audiovisivi hanno ottenuto il riconoscimento che meritavano. “In Italia – spiega la responsabile - questa tipologia di documenti è stata compresa per la prima volta tra le categorie speciali di beni culturali nel 1999, quando sono state definite beni culturali le prime fotografie, le prime opere cinematografiche. Questo loro riconoscimento fu finalmente ribadito nel 2004, col Codice dei beni culturali e del paesaggio, con cui gli audiovisivi sono stati identificati a tutti gli effetti come parte integrante dei beni culturali”.

Un patrimonio da tutelare

Nonostante la sua origine relativamente recente, oggi il patrimonio audiovisivo è in pericolo: la fragilità e il rapido deterioramento dei supporti, il progredire tumultuoso delle tecnologie, guerre, catastrofi naturali, incidenti e, infine, semplice negligenza, hanno già condotto alla perdita irrimediabile di preziosi frammenti della storia e della memoria collettiva. “Sono risorse fragili – conferma Antonella Fischetti – e che richiedono pratiche di conservazione costose. In passato, gli audiovisivi si conservavano riversando i contenuti su nuovi supporti, perché i supporti si deteriorano. Da molti anni, invece, le risorse vengono smaterializzate tramite la digitalizzazione e diventano files che si conservano in teche digitali, che si rigenerano autonomamente”.

Come valorizzare e conservare i documenti

Uno degli istituti nazionali deputati alla valorizzazione e alla conservazione di questo particolare tipo di bene culturale è proprio l’Icbsa (l’Istituto per la Conservazione dei Beni Sonori e Audiovisivi). Come da statuto, l’Icbsa ha il compito di “documentare, valorizzare e conservare il patrimonio sonoro e audiovisivo nazionale”, patrimonio che, ad oggi, consta di oltre 450000 supporti audio e video. L’archivio dell’Istituto Luce, inoltre, oggi confluito in Cinecittà Luce, insieme alle straordinarie Teche Rai conservano, in cataloghi ricchissimi, filmati e fotografie della nostra storia recente e testimonianze radiotelevisive di come l’Italia si sia evoluta nel linguaggio e nella cultura. Tutto affinché la memoria storica e culturale del nostro paese non vada perduta. Alle fotografie pensano anche istituti come l’Iccd (l’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione), che con i fondi fotografici del Gabinetto Fotografico Nazionale, il fondo del Ministero della Pubblica Istruzione, i documenti dell’Aerofototeca nazionale e le 83 raccolte dei fondi storici, tutela e valorizza larga parte del nostro patrimonio, e il Museo Nazionale Preistorico Etnografico Luigi Pigorini, con il suo Archivio fotografico.

Gli eventi organizzati per la Giornata

“Gli archivi audiovisivi – afferma Antonella Fischetti - nascono per conservare, organizzare le notizie e creare cataloghi da mettere a disposizione degli utenti. Ma la sfida vera, la missione di tutti gli istituti e le biblioteche di oggi è quella di rendere nel maggior modo fruibili e accessibili queste risorse a chi desidera consultarle”. Per questo sono sempre più numerosi gli archivi di tutto il mondo che, ogni anno, partecipano attivamente alla Giornata mondiale del patrimonio audiovisivo promossa dall’Unesco, organizzando eventi, attività e aprendo le loro porte a chi desidera visitarli.

Ascolta l'intervista ad Antonella Fischetti
27 ottobre 2018, 09:29