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Bambine in una scuola afgana Bambine in una scuola afgana 

Giornata delle bambine e delle ragazze. Unicef: ancora forti le discriminazioni

Nel mondo il 76% dei giovani inattivi che non studiano sono ragazze. In occasione della Giornata internazionale che si celebra domani, l'Unicef denuncia che a molte di loro non è ancora permesso il pieno sviluppo delle proprie potenzialità

Adriana Masotti - Città del Vaticano

Una giovane ragazza su 3, rispetto a 1 ragazzo su 6, non lavora e non riceve alcuna istruzione. Basterebbe questo per dire che bambine e bambini nel mondo non godono di pari opportunità. La Giornata internazionale delle bambine e delle ragazze, che ricorre ogni 11 ottobre, vuole ricordare proprio questo e vuole quindi sensibilizzare governi, istituzioni, enti pubblici e privati ad impegnarsi di più per cambiare le cose.

131 milioni le adolescenti prive di istruzione

In particolare l’Unicef, in questa occasione, richiama l’attenzione sulla grande potenzialità che rappresenta per le società e per il mondo del lavoro, la componente giovanile femminile, potenzialità che però non viene opportunamente valorizzata:
“Sì, a livello globale – dice ai nostri microfoni Andrea Iacomini, portavoce Unicef Italia - ci sono 131 milioni di bambine e ragazze che sono fuori dalla scuola. Una ragazza su tre, in un’età compresa tra i 15 e i 29 anni, non lavora, non riceve un’istruzione, non fa corsi di formazione. E nel mondo, ci sono 15 milioni di ragazze, sempre in questa fascia d’età, che sono state costrette ad avere rapporti sessuali o a subire violenze che hanno compromesso loro qualsiasi tipo di percorso. Senza dimenticare poi il fatto che ogni tre minuti un’adolescente viene contagiata dall’Hiv. (Ascolta l'intervista a Andrea Iacomini, portavoce Unicef Italia).

Che cosa fare per formare le ragazze a un lavoro qualificato

Ai tassi di progresso attuali, avverte l’Unicef, oltre la metà delle ragazze del mondo non avrà ancora raggiunto nel 2030 le competenze di base, come alfabetizzazione e capacità di calcolo, di livello secondario. L’Agenzia dell’Onu indica le strade che andrebbero percorse per accelerare i progressi in questo senso:
“La comunità globale – afferma Iacomini - deve promuovere su larga scala l’istruzione e la formazione adeguata per le ragazze all’attuale mondo del lavoro. Bisogna migliorare la qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento, consentire alle ragazze di sviluppare competenze che siano trasferibili nella vita e nel lavoro. Bisogna combattere i tanti stereotipi e pregiudizi che non consentono alle ragazze di avere le stesse opportunità di apprendimento e di carriera dei ragazzi. Ma soprattutto - continua - quello su cui noi ci impegniamo molto, è creare delle iniziative di supporto, come l’orientamento, l’apprendistato, i tirocini e, laddove sia possibile, favorire l’imprenditorialità femminile”.

I rischi che compromettono il loro sviluppo 

Nel mondo le bambine e le ragazze sono esposte a numerosi rischi che compromettono il pieno sviluppo delle loro potenzialità. Andrea Iacomini ne cita alcuni:
“Ci sono ogni anno 12 milioni di ragazze che diventano spose-bambine, abbandonando scuola o lavoro. Abbiamo dei dati, anche sulle violenze, sugli abusi che non tendono a migliorare perché, senza un’ulteriore accelerazione, ancora 150 milioni di ragazze si sposeranno prima del 18.mo compleanno entro il 2030. E poi non dimentichiamo le mutilazioni genitali. Ecco: per invertire tutti questi trend noi dobbiamo mettere in pratica tutta una serie di attività fondamentali per cercare di dare il giusto, cioè rendere queste ragazze al pari degli uomini, protagoniste della loro vita e del futuro.

Oggi meglio che in passato, ma i progressi non bastano

Qualche passo avanti a favore delle ragazze comunque c’è e il portavoce di Unicef Italia porta qualche esempio:
"Penso a un Paese – l’India – dove, con le sue problematiche enormi, è stato notevolmente ridotto il numero dei matrimoni precoci. Penso ad alcuni Paesi dell’Africa subsahariana dove comunque è stata notevolmente ridotta la mortalità delle ragazze in età adolescenziale per via delle violenze, per via degli abusi, delle mutilazioni grazie proprio a un’azione capillare che è stata fatta sulle singole comunità. E’ chiaro che, a livello globale, stiamo forse attraversando il periodo migliore rispetto al passato, ma c’è ancora molto da fare …".

 

10 ottobre 2018, 07:00