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Voto in Brasile. Favorito Bolsonaro, la Chiesa invita a "superare clima di odio e disagio"

Domani i brasiliani, in occasione del ballottaggio, saranno chiamati alle urne per eleggere il presidente della Repubblica. Mentre si accorciano le distanze nei sondaggi tra i due candidati concorrenti, la Chiesa invita a superare clima di odio e disagio

Emiliano Sinopoli – Città del Vaticano

Nel Brasile che si appresta ad andare al voto domenica nulla è ancora deciso. L'ultimo sondaggio dell'agenzia Datafolha diffuso ieri sera vede il candidato di destra, Jair Bolsonaro,  ancora favorito ma con un vantaggio ridotto sul candidato della sinistra, Fernando Haddad. Al momento Bolsonaro resta in testa con il 56% dei voti, ma Haddad si trova ora al 44%, quando una settimana fa un sondaggio della stessa agenzia attribuiva il 59% dei voti a Bolsonaro e il 41% allo sfidante.

Clima di grande tensione

Il 7 ottobre i cittadini brasiliani hanno votato per eleggere il nuovo presidente e i membri del Congresso nazionale. Il candidato di destra Jair Bolosnaro ha vinto il primo turno delle elezioni con il 47,6% delle preferenze contro il 27,7 % del rappresentante della sinistra, Fernando Haddad, ma non ha raggiunto il 50% dei voti necessari per accedere direttamente alla carica di presidente. L’astensione è stata del 22 % e ha interessato soprattutto gli stati del nord ovest, più isolati e poveri. Il voto si è svolto in un clima di grande tensione che ha visto gli elettori fortemente polarizzati e divisi su due fronti contrapposti: da una parte i sostenitori del Partito dei lavoratori, dall’altra i cittadini vicini al candidato del Partito social-liberale, Bolsonaro. Al centro della campagna elettorale ci sono stati l’esclusione dell’ex presidente Lula dalla corsa per la carica di presidente e l’accoltellamento di Bolsonaro, avvenuta durante un comizio.

L’appello della Conferenza episcopale brasiliana

“Rifiutiamo ogni ipotesi di rottura e di superamento dell’attuale spirito costituzionale, ancorato nei suoi cardini che sono la Repubblica, la democrazia politica e sociale e l’esercizio effettivo dei diritti civili, politici, sociali, economici e ambientali, con le loro indissolubili garanzie istituzionali”, si legge nella nota firmata dal segretario della Conferenza episcopale, dom Leonardo Steinerin e diffusa mercoledì scorso. A tutti è rivolto l’invito a “preservare un ambiente sociopolitico contraddistinto da una genuina etica, dalla democrazia e dal dialogo. Non ci può essere sviluppo - conclude il testo - senza giustizia e pace sociale, non ci può essere un buon governo senza il rispetto delle regole costituzionali, né tanto meno ci può essere uno Stato democratico di diritto senza uno Stato sociale capace di garantire i diritti civili”.

Aspettative per un futuro democratico

“La conferenza episcopale del Brasile– ha detto a Vatican News Padre Geraldo Maia, rettore del Pontificio Collegio Pio Brasiliano a Roma –, ha emesso una nota di orientamento per la popolazione brasiliana affinché domenica gli elettori, che andranno scegliere il nuovo presidente, possano esercitare il proprio diritto di voto in un’atmosfera di pace e di democrazia”. In questo clima politico dominato dallo scontro tra due visioni e progetti politici all'opposto, la popolazione spera in futuro democratico per il proprio Paese: “i brasiliani andranno a votare con spirito democratico - ha affermato in conclusione il rettore - sono stanchi di tante situazioni di corruzione, di molte situazioni che non contemplano le loro aspettative, così andranno a questo ballottaggio con questa speranza di cambiamento, con la speranza che la democrazia possa essere di fatto consolidata.”

Intervista a padre Geraldo Maia

Ultimi atti della campagna elettorale

Con la campagna elettorale che giunge al termine, per i due sfidanti c'è ancora tempo per gli ultimi comizi. Haddad ha scelto di recarsi nel nord-est, e di chiudere sabato con un appuntamento nelle favelas di San Paolo. Il partito dei lavoratori ha bisogno di recuperare voti tra quella fascia di popolazione più umile che, dopo aver sostenuto per anni l'ex presidente Lula, in parte ha deciso di puntare su Bolsonaro. “È importante mantenere il contatto con i più poveri”, ha detto Haddad in una conferenza annunciando le ultime tappe della sua campagna. Bolsonaro ha recentemente ritrattato sulla sua intenzione di ritirare il Brasile dall'accordo di Parigi sul cambiamento climatico. In una conferenza stampa di giovedì scorso, ha detto che se venisse eletto presidente potrebbe discutere alcune condizioni del trattato, perché in disaccordo sulle modalità con cui dovrebbe essere protetta la foresta amazzonica. Proprio per questo alcune Ong come Greenpeace e il Wwf hanno scritto una lettera aperta, sostenendo che una soluzione del genere ne metterebbe rischio la sopravvivenza stessa.

Elezioni che possono cambiare gli assetti regionali

Valerio Mancini, esperto di geopolitica latinoamericana e professore del master in marketing politico della Roma Business School, conferma che l’ambiente, la corruzione e la criminalità sono stati tra i temi più importanti che hanno animato la campagna elettorale. In particolare la classe media è molto preoccupata per il deterioramento delle condizioni della sicurezza dovuto alla criminalità, che in altri Paesi della regione ha perfino causato delle ondate migratorie.

Secondo Mancini un’eventuale vittoria di Bolsonaro “potrebbe cambiare l’asse regionale, perché il Brasile sposta completamente degli assetti in America Latina”. In tutti i casi, Macini ritiene che il continente americano sembra riavvicinarsi al populismo che sia esso di destra o di sinistra.

Intervista integrale a Valerio Mancini, esperto di America Latina

 

26 ottobre 2018, 14:14