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La devastazione a Idlib La devastazione a Idlib  (AFP or licensors)

Siria: Teheran minaccia ritorsioni agli attacchi di Israele

Resta alta la tensione tra l’Iran e Israele che, dal canto suo, si dice pronto a riaprire il valico con la Siria. La Turchia intanto chiede una soluzione politica per la regione di Idlib che resta sotto il controllo di migliaia di ribelli. Scontri tra jihadisti e l’esercito di Damasco nell’area Suwayda

Marco Guerra – Città del Vaticano

Ali Shamkhani, segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale dell'Iran, ha minacciato  “reazioni” contro Israele se “continuerà ad attaccare” le forze di Damasco e i suoi alleati in Siria. Negli ultimi 18 mesi, missili israeliani hanno colpito più di 200 obiettivi iraniani in ​​Siria.

Lo Stato ebraico “cerca di creare una crisi in Siria e ha adottato provvedimenti per sostenere direttamente i gruppi terroristici e colpire l'esercito e le forze siriane che stanno combattendo il terrorismo”, ha affermato Shamkhani nel corso di un incontro tenuto oggi a Teheran con il suo omologo russo, Nikolai Patrushev.

Israele pronto a riaprire valico con la Siria

Sempre oggi, il ministro della Difesa israeliano, Avigdor Lieberman, ha detto che il suo Paese è pronto a riaprire il valico di frontiera di Quneitra con la Siria “come fatto in passato”.  “Gli uomini dell'Undof (la forza di interposizione dell'Onu) sono ritornati al valico ed anche loro - ha spiegato il ministro - sono pronti. Ora la palla è ai siriani". La zona siriana del valico è stata riconquistata dall'esercito di Damasco dopo un lungo periodo di instabilità.

La Turchia chiede soluzione politica

Sempre oggi, il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha avvertito che l'accordo tra Russia e Turchia per evitare un'offensiva governativa a Idlib, ancora roccaforte dei ribelli in Siria, è “l'ultima chance” per trovare una soluzione politica al conflitto. Si tratta di diachirazioni rilasciate all'agenzia di stampa Anadolu dopo un incontro a New York con i suoi omologhi di Russia e Iran, Sergei Lavrov e  Mohammad Javad Zarif. “Non dovremmo mancare questa opportunità”, ha affermato Cavusoglu, ribadendo che si possono riportare pace e stabilità in Siria attraverso un processo politico.

Altre famiglie lasciano Idlib

Intanto sul terreno ad Idlib resta una situazione di stallo, mentre fonti locali segnalano che oltre 30 famiglie sono riuscite a lasciare la zona controllata dai ribelli attraverso il corridoio umanitario situato nel distretto di Abu al Duhur.  In un’audizione alla Camera Usa, il consigliere del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, Robert Karem, ha detto che la regione di Idlib è diventata un "nido" terroristico e secondo fonti del Pentagono nella zona sarebbero presenti almeno 20 mila miliziani jihadisti.

Violenza nella Siria centro meridionale

Nel frattempo, intensi scontri armati sono in corso nella Siria centro meridionale tra forze lealiste e miliziani jihadisti, responsabili due mesi fa del rapimento di circa 30 tra donne e bambini della regione di Suwayda. A darne notizia è l’agenzia governativa Sana e l'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria con sede a Londra.

Nelle scuole turche 600 mila rifugiati siriani

Infine il ministero dell'Istruzione turco ha fatto sapere che oltre 600 mila rifugiati siriani hanno iniziato l'anno scolastico in Turchia. Il governo turco parla di numeri raddoppiati rispetto allo scorso anno. In base ai dati dell'autorità per l'immigrazione di Ankara, oltre un milione di bambini siriani in età scolare verrà gradualmente integrato nelle scuole pubbliche.

27 settembre 2018, 19:22