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Dalla Chiesa, cerimonia di commemorazione a Palermo Dalla Chiesa, cerimonia di commemorazione a Palermo   (ANSA)

Mattarella ricorda il generale dalla Chiesa

Per Mattarella è "vivo è il ricordo della carica di umanità e del rigore morale che hanno accompagnato l'azione di Carlo Alberto Dalla Chiesa nei diversi territori ed incarichi nei quali ha servito il Paese, anteponendo il bene comune ad ogni altro interesse"

Emiliano Sinopoli - Città del Vaticano

“Il Prefetto Dalla Chiesa con la sua inflessibile battaglia contro l'insidiosa opera di organizzazioni terroristiche e criminali e la sua azione intelligente e tenace, rappresenta particolarmente per le nuove generazioni un grande esempio”. Queste le parole con cui il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa nell’anniversario della sua uccisione ad opera della mafia avvenuta36 anni fa. Per Mattarella è “vivo è il ricordo della carica di umanità e del rigore morale che hanno accompagnato l'azione di Carlo Alberto Dalla Chiesa nei diversi territori ed incarichi nei quali ha servito il Paese, anteponendo il bene comune ad ogni altro interesse”.

Lotta alla mafia senza poteri straordinari

Dalla Chiesa, dopo aver servito lo Stato come generale dell’Arma dei Carabinieri e aver condotto con successo la lotta contro il terrorismo brigatista, fu nominato prefetto di Palermo in seguito ad una lunga scia di omicidi che avevano insanguinato la Sicilia. Chiese di poter avere nella lotta alla criminalità organizzata gli stessi poteri straordinari che in precedenza lo Stato gli aveva concesso contro le Brigate Rosse ma al di là di generiche promesse e rassicurazioni non ottenne nulla. “Ho gli stessi poteri del prefetto di Forlì” ebbe a lamentarsi quando si rese conto che, con le leggi ordinarie, era impossibile contrastare Cosa Nostra.

La decisione della mafia di eliminarlo

Eppure non si arrese e in quei cento giorni del 1982 che separarono il suo arrivo a Palermo dalla morte, tentò di colpire la mafia al cuore, disponendo una minuziosa indagine bancaria sui conti di tutti gli imprenditori in odore di mafia con l’obiettivo di risalire agli interessi imprenditoriali di Cosa Nostra strettamente correlati agli omicidi. Fu ostacolato dentro e fuori la Prefettura ma quando la mafia capì che Dalla Chiesa, con o senza i poteri straordinari, non avrebbe dato tregua alle cosche, decise di eliminarlo.

Nella strage morirono il generale, la moglie e l'agente di scorta

Dalla Chiesa fu trucidato mentre era a bordo della sua macchina in compagnia della moglie Emanuela Setti Carraro, anche lei barbaramente assassinata insieme all’agente di scorta. “Il sacrificio di uomini e donne impegnati nella lotta alla violenza mafiosa e nella strenua difesa dei principi democratici - ha sottolineato ancora il Presidente Mattarella - costituisce un costante e severo richiamo, per le istituzioni e i cittadini, a una comune offensiva contro ogni forma di criminalità organizzata e le sue ramificazioni nel tessuto sociale. Con la ferma convinzione che la salvaguardia dei valori della democrazia e della libertà vada garantita con la mobilitazione e il contributo di tutti i soggetti istituzionali e delle forze politiche e sociali, rinnovo le espressioni di vicinanza alle famiglie Dalla Chiesa, Setti Carraro e Russo”.

Cerimonia commemorativa a Palermo

Sul luogo dell'attentato, in via Carini, a Palermo, sono state deposte delle corone di alloro. Presenti tra gli altri il comandante generale dei carabinieri Giovanni Nistri, il prefetto Antonella De Miro, il procuratore generale Roberto Scarpinato, il presidente dell'Ars Gianfranco Miccichè, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando e l'assessore regionale Roberto Lagalla. Alla cerimonia ha partecipato anche il figlio del generale, Nando Dalla Chiesa.

 

03 settembre 2018, 15:08