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Migranti e rifugiati in Libia Migranti e rifugiati in Libia  (AFP or licensors)

MSF: in forte pericolo i migranti detenuti arbitrariamente in Libia

I recenti scontri a Tripoli mettono in pericolo anche i migranti e i rifugiati detenuti nei centri in Libia. Medici Senza Frontiere richiama l'Europa e le autorità libiche al loro dovere di protezione della vita umana e dice no ai respingimenti dei migranti nel Paese dove subiscono violenza

Adriana Masotti - Città del Vaticano

Nuovo appello di Medici senza Frontiere che in una nota scrive: "Migliaia di rifugiati, migranti e richiedenti asilo detenuti arbitrariamente nei centri di detenzione in Libia devono essere immediatamente rilasciati ed evacuati verso la sicurezza fuori dal Paese". La Ong, impegnata nell’assistenza ai detenuti in alcuni di questi Centri, scrive che l'attuale inasprirsi del conflitto nel Paese, rende ancora più drammatiche le loro condizioni: "Diversi centri di detenzione a Tripoli si trovano sulla linea del fronte – denuncia Ibrahim Younis, capomissione di MSF in Libia - e migliaia di persone disperate sono ancora intrappolate al loro interno. Esiste un rischio reale che gli attacchi indiscriminati e il fuoco di artiglieria provochino feriti di massa".

Gli scontri impediscono forniture e assistenza 

Gli scontri a Tripoli hanno finora coinvolto aree abitate e causato oltre 60 morti e centinaia di feriti. A causa del pericolo, in questi centri "la fornitura di cibo e acqua - prosegue Younis - è stata interrotta e ora viene fornita solo in modo saltuario. Le cure mediche sono del tutto insufficienti perché sono perlopiù fornite da organizzazioni internazionali ora costrette a sospendere le attività a causa dell'attuale insicurezza". I recenti combattimenti hanno reso impossibile l’accesso degli operatori di MSF nei centri di detenzione in cui fornivano assistenza sanitaria: razzi vaganti sono caduti infatti vicino ai centri e nelle aree circostanti si sono innescati incendi. 

MSF: rilasciare i migranti detenuti arbitrariamente

Il comunicato della Ong afferma poi che circa 300 rifugiati e migranti detenuti nel centro di detenzione di Ain Zara, a Tripoli, sono stati "evacuati" dalle agenzie internazionali, perché a rischio di essere coinvolti nelle ostilità. Queste persone non sono state però portate fuori dalla Libia ma ricollocate in un altro centro coinvolto poi anch'esso dagli scontri. “Non è certamente questa una soluzione" afferma ancora Younis, ricordando che "esistono risorse e meccanismi per portare queste persone in Paesi terzi dove le loro richieste di asilo o di rimpatrio nei luoghi di origine possano essere adeguatamente valutate”.

All'Europa: basta con i rimpatri in Libia

Agli Stati europei e alle autorità libiche, Medici Senza Frontiere chiede, inoltre, di smettere di intercettare in mare le persone in fuga per riportarle in Libia con l'obiettivo di bloccare gli arrivi in Europa. In tutta la Libia, infatti, rifugiati e migranti affrontano una situazione di grave violenza, torture, maltrattamenti, estorsione e sfruttamento.

 

07 settembre 2018, 18:46