Versione Beta

Cerca

Vatican News
Bambini siriani in una scuola Bambini siriani in una scuola 

Siria: scuole cristiane chiuse dai curdi a Qamishli

Milizie curde hanno imposto la chiusura di istituti scolastici delle comunità cristiane e assire. I paramilitari hanno anche represso con la forza una manifestazione dei genitori degli alunni

Andrea Gangi – Città del Vaticano

Non hanno reso operativi i nuovi curricula scolastici imposti dalle forze autonomiste curde del cosiddetto autogoverno della Regione di Jazira che prevedono anche l'insegnamento obbligatorio della lingua curda in tutti gli istituti scolastici: questo il motivo della chiusura delle scuole cristiane. Il fatto è avvenuto martedì ieri a Qamishli, nella provincia siriana nord-orientale di Hassakè.

I precedenti

Una recente disposizione del Partito dell'Unione democratica ha chiesto a tutte le comunità locali di conformare i programmi delle rispettive scuole ai nuovi programmi scolastici ispirati all'autonomismo curdo. Già nei primi giorni di agosto le forze curde avevano già chiuso una scuola cristiana nella città di Derbiseye, dopo che la dirigenza dell'istituto scolastico si era rifiutata di adottare il curriculum scolastico fondato sull'insegnamento della lingua e della cultura curda. A niente è valsa la manifestazione dei genitori degli alunni davanti alla chiesa ortodossa di Qamishli dedicata alla Vergine Maria per protestare contro la chiusura delle scuole cristiane: la manifestazione è stata dispersa con colpi d’arma da fuoco da parte dei paramilitari.

Bambini siriani senza istruzione

A causa del conflitto che continua da sette anni,  quasi 3 milioni di bambini siriani non vanno a scuola; alcuni di questi bambini non hanno mai frequentato una scuola, mentre altri hanno perso fino a sette anni di istruzione. Ma nonostante i dati negativi, 5 milioni di bambini siriani continuano ad avere accesso all’istruzione frequentando scuole pubbliche.

A rischio sfruttamento

L’episodio avvenuto rischia di propagarsi in altre città della Siria. Ciò aggraverebbe la situazione già precaria dei bambini siriani che non hanno accesso all’istruzione. Circa il 40% dei ragazzi che non vanno a scuola hanno fra i 15 e i 17 anni, e questo li rende inevitabilmente preda di sfruttamento: matrimoni precoci, reclutamento nel conflitto, lavoro infantile. Spesso le famiglie non hanno risorse economiche per offrire ai ragazzi un'istruzione, oppure, come più spesso accade, è la mancanza dell’infrastruttura a determinare il futuro di un bambino. Dall’inizio del conflitto sono state attaccate numerose strutture scolastiche e una scuola su tre non può più essere utilizzata perché distrutta, danneggiata o utilizzata per scopi militari o per ospitare famiglie sfollate.

29 agosto 2018, 12:36