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Misurazione della temperatura a una giovane della Repubblica Democratica del Congo Misurazione della temperatura a una giovane della Repubblica Democratica del Congo  (AFP or licensors)

Nuova epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo

L’Unicef ha già mobilitato il suo team per tentare di contenere la diffusione della malattia nel Paese. Il bilancio dei morti sale a 20 in 4 giorni

Andrea Gangi – Città del Vaticano

L’annuncio del ritorno della malattia nel Paese africano, da parte del Governo della Repubblica Democratica del Congo (Rdc), risale al 1° agosto. In pochi giorni l’epidemia si è diffusa nel Nord Kivu, una delle 26 province congolesi. L’Unicef si è già attivato per fermare la propagazione del morbo e proteggere i bambini

Quarant’anni di convivenza con la malattia

Il virus dell’Ebola affligge la Rdc dal 1976. Da allora le epidemie hanno causato più di 11 mila morti, una situazione aggravata anche dai modesti sforzi internazionali messi in campo nel contenere tali epidemie e dai frequenti conflitti nel Paese. “Questa malattia torna e si insinua in quelle zone dove i conflitti armati e l’insicurezza portano al peggioramento delle condizioni di vita delle persone - ci spiega Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia -. E là dove ci sono condizioni di povertà, la malattia prolifera”. (Ascolta l'intervista ad Andrea Iacomini sul piano Unicef per l'Ebola). 
L’annuncio del governo arriva pochi giorni dopo la dichiarazione della fine dell'epidemia di Ebola nella provincia occidentale dell'Equatore, iniziata a metà maggio. Allo stato attuale, non vi sono indicazioni che i focolai di Equatore e del Nord Kivu siano collegati.

Una malattia contagiosa

L’Ebola ha il potere di diffondersi rapidamente anche in un Paese vastissimo come la Rdc. “In un primo momento – continua Iacomini - la popolazione reagisce in maniera incontrollata. Quello che noi stiamo facendo è sensibilizzare la popolazione con una serie di informazioni che aiutano a tenere giusti comportamenti igienico sanitari proprio perché non si diffonda un clima di insicurezza e di paura”. Il virus viene trasmesso attraverso il contatto con i fluidi biologici di un soggetto infettato, che sia umano o animale, e ha un periodo di incubazione di 30 giorni. L’infezione porta a sviluppare una febbre emorragica e altri sintomi quali cefalea, mialgia, dolori addominali e astenia. Successivamente i sintomi si aggravano. Tra i primi sintomi e la morte intercorrono 10 giorni circa. Ad oggi, per la cura dell’Ebola non esistono farmaci specifici.

Il piano per contrastare l’epidemia

Il governo congolese ha attivato il suo piano di risposta e ha invitato i suoi partner, tra cui l'Unicef, a prenderne parte. Sono già state effettuate ispezioni da parte del Ministero della salute e dell’Unicef nell'epicentro dell'epidemia per analizzare la situazione e organizzare un programma di aiuti.
“La popolazione – spiega Iacomini – ha bisogno di acqua potabile e servizi igienici, oltre che di un piano che eviti una maggiore diffusione dell’epidemia. I bambini e le famiglie hanno la necessità di un supporto psicosociale, ed è anche su questo versante che stiamo lavorando”.

Un team specializzato

L'Unicef ha a disposizione un team di cinque membri: due specialisti sanitari, due per la sensibilizzazione e uno per acqua e servizi igienico-sanitari. Sono previsti interventi nella Provincia di Equatore e nella sede centrale di Kinshasa, oltre che nella zona di Goma, Bunia e altre località limitrofe.
Nei prossimi giorni saranno inviati nella zona interessata acqua, generi alimentari e kit igienico sanitari, tra cui termometri laser e più di 2mila kg di cloro per la purificazione dell'acqua.

 

 

04 agosto 2018, 12:00