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Terni, sanitari e polizia sul luogo del ritrovamento del neonato morto  Terni, sanitari e polizia sul luogo del ritrovamento del neonato morto   (ANSA)

Neonato trovato morto a Terni. Casini: più informazioni su parto in anonimato

Il bambino è stato ritrovato in un sacchetto fuori da un supermercato. Ad abbandonarlo sarebbe stata la madre. La presidente del Movimento per la Vita, Marina Casini: “Più informazioni sulle tutele alla maternità e la vita nascente”

Marco Guerra – Città del Vaticano

Era vivo, al momento della nascita e poi dell'abbandono, il neonato trovato morto giovedì sera, dentro una busta della spesa, nel parcheggio di un supermercato di Terni. Lo ha stabilito l'autopsia eseguita questa mattina dal professor Mauro Bacci all'istituto di Medicina legale dell’ospedale Santa Maria. Secondo una prima ipotesi, il piccolo, potrebbe essere deceduto per asfissia e ipertermia.

La confessione della madre

L’esame autoptico conferma il racconto fatto ieri agli inquirenti dalla stessa madre, la quale dice di aver abbandonato il suo bambino giovedì attorno a mezzogiorno dentro una busta rigida, sembra parzialmente chiusa, in un'aiuola nei pressi di un parcheggio di un supermercato, in una delle giornate più calde dell'estate.

Accusa di infanticidio

La 26enne ternana incensurata, con già un'altra figlia a carico è stata interrogata ieri in questura per circa due ore e mezza durante le quali avrebbe ammesso le sue responsabilità, raccontando di aver fatto tutto da sola. Al momento, è accusata di infanticidio in condizioni di abbandono morale e materiale. La donna ha spiegato di aver agito per questioni economiche in quanto, già mamma di una bimba di due anni, non sarebbe stata in grado di mantenere un secondo figlio insieme al suo compagno. Nei confronti dell'uomo - che sarebbe stato anche all'oscuro della gravidanza, così come la famiglia della giovane – non stati presi al momento provvedimenti, ma sono in corso ulteriori accertamenti da parte degli investigatori per capire il suo ruolo.

L’ospedale di Terni: partorire in anonimato è un diritto

La drammatica vicenda interroga le istituzioni in merito alla necessità di raggiungere tutte quelle donne che ancora ignorano sia la possibilità offerta dalla legge italiana di partorire in anonimato in ospedale, sia tutti gli strumenti di protezione sociale rivolti alle mamme in difficoltà. La capo ostetrica dell'ospedale di Terni, Maria Antonietta Bianco, ricorda in un comunicato che "la legge italiana garantisce il diritto della donna di partorire in anonimato, consentendo alla madre di non riconoscere il bambino e di lasciarlo nell'ospedale dove è venuto alla luce, affinché sia assicurata l'assistenza e la tutela giuridica sia della madre sia del bambino".

I Centri di aiuto alla vita

Della necessità di informare tutte le donne riguardo ai diritti inerenti alla maternità e alla tutela della vita nascente ha parlato ai nostri microfoni anche la presidente del Movimento per la Vita, Marina Casini, la quale ha ricordato il servizio svolto dalla sua organizzazione tramite i Centri di Aiuto alla Vita (Cav), presenti in decine di città italiane, che rispondono in modo concreto alle necessità delle donne che vivono una gravidanza difficile o inattesa. (Ascolta l'intervista integrale a Marina Casini sul neonato trovato morto a Terni

Marina Casini: importante diffondere cultura della vita

Di grande importanza simbolica anche le numerose “Culle per la vita” presenti sul territorio, una moderna riedizione delle Ruote degli esposti che stanno lì a dire – sottolinea Marina Casini – “ che se una mamma, per qualsiasi motivo che non sta a noi giudicare, non può tenere il suo bambino, può metterlo in una culla termica e affidarlo così a chi se ne prenderà cura”.

La presidente Casini ha posto l’accento anche sull’importanza di diffondere una cultura della vita che difenda “ogni bambino che è in viaggio verso la vita”, per contrastare gli aborti volontari, ha concluso, “bisogna rafforzare tutti gli strumenti per la tutela della vita e della maternità durante la gravidanza”.

Comunità Giovanni XXIII: società emargina gestanti e bambini

“Chi c'è dietro questo abbandono? Un compagno che non ne voleva sapere? Dei genitori cui non si poteva dire? Un datore di lavoro che l'avrebbe lasciata a casa? Si tratta dell'ennesima prova di una società che emargina le gestanti e i bambini”, così Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, commenta la notizia dell'abbandono del neonato. “Il corpo di questo bimbo – continua Ramonda - può aiutarci a prendere consapevolezza delle centinaia di bimbi che ogni giorno hanno la vita spezzata a causa di questa società abortista”.

La Comunità Papa Giovanni XXIII dal 1997 opera al fianco delle donne che vivono una maternità difficile. Le gestanti sono accompagnate al fine di rimuovere le cause che le porterebbero ad abortire.

Ultimo aggiornamento 4 agosto, ore 14:12 

03 agosto 2018, 19:11