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Migranti venezuelane in Perù Migranti venezuelane in Perù  (ANSA)

Migranti venezuelani: la Chiesa invita alla solidarietà

Nuova normativa per i migranti del Venezuela che arrivano in Perù: obbligatorio il passaporto. Intanto le parrocchie offrono aiuti concreti e danno speranza ai migranti. Anche i vescovi dell'Ecuador chiedono di trovare rapide soluzioni al problema

Andrea Gangi – Città del Vaticano

Non si entra in Perù senza il passaporto: questa la nuova normativa rivolta ai migranti venezuelani che fino a ieri a migliaia giungevano in Perù con la speranza di un futuro migliore. La Conferenza episcopale peruviana ha già organizzato una raccolta fondi per i migranti, mentre da una conferenza in Ecuador i vescovi chiedono di trovare rapide soluzioni al problema.

Come mendicanti

In questi ultimi giorni, a Tumbes, piccola città di frontiera vicina all’Ecuador, numerosi migranti giunti dal Venezuela dormono nelle piazze, nelle strade e persino sulle spiagge. Secondo l’Agenzia Fides, soltanto le parrocchie di Tumbes offrono cibo ai migranti che si fermano qui finché riescono a guadagnare denaro sufficiente per trasferirsi in una città peruviana più lontana dalla frontiera. Per i profughi le 7 parrocchie della zona preparano 100 pasti al giorno.

Flusso migratorio senza precedenti

Intanto, nei Paesi coinvolti nell'evento migratorio più massiccio forse mai visto in America Latina, si discute e si prendono le misure per controllare il flusso dei 2 milioni e mezzo di venezuelani che, secondo la stampa internazionale, hanno già abbandonato il Paese. I rifugiati a volte percorrono oltre 3mila chilometri a piedi per trovare un amico o un familiare e rifarsi una vita.

L’appello dei vescovi

Ieri è stata convocata una conferenza stampa per esprimere il punto di vista della Chiesa ecuadoriana sull’emergenza migratoria venezuelana. Il presidente della Conferenza episcopale ecuadoriana, mons. Eugenio Arellano Fernández, vicario apostolico di Esmeraldas, si è rivolto direttamente al Presidente dell’Ecuador Lenín Moreno. I vescovi chiedono di trovare una veloce soluzione per cambiare “le leggi e le norme che stanno bloccando i migranti venezuelani alle frontiere tra Colombia ed Ecuador e tra Ecuador e Perù e che aggravano in tal modo l’ammassamento di bambini, bambine, adolescenti e adulti ai posti di frontiera”. Al tempo stesso si invita a a riconoscere, per la libera circolazione nei diversi Paesi, il documento d’identità usato nel proprio Stato. In tal modo si eviterebbe che i venezuelani attraversino la frontiera senza documenti, rischiando di subire ogni tipo di abuso e violazione dei propri diritti. I firmatari si rivolgono poi ai giovani, ai quali chiedono di non lasciarsi influenzare da chi abbia posizioni, idee o gesti xenofobi.

Il contributo della Chiesa

La Chiesa cattolica si è già mobilitata per aiutare i migranti con beni di prima necessità con il supporto adeguato. Oggi la Conferenza episcopale peruviana ha organizzato una raccolta fondi di solidarietà per i rifugiati ospiti in tantissime strutture. Richiamando la frase evangelica "ero forestiero e mi avete ospitato" (Mt. 25, 35), la Campagna “Condividere la Solidarietà" raccoglie fondi per "offrire una speranza" ai migranti che arrivano in Perù e ha coinvolto le parrocchie. Con quanto si raccoglie, propone anche iniziative concrete: una mensa per i poveri a Junin, una Casa per anziani a Chachapoyas e un Centro per anziani abbandonati a Huaral.

 

25 agosto 2018, 12:35