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Una zona allagata del Kerala a nord di Kochi Una zona allagata del Kerala a nord di Kochi  (AFP or licensors)

Kerala: oltre 400 morti per l’alluvione. La testimonianza di don Abraham

Grande solidarietà per quasi un milione e mezzo di sfollati. Don Abraham: le famiglie si aiutano tra loro, stanno mettendo in pratica il Vangelo

Michele Raviart – Città del Vaticano

È salito ad oltre quattrocento il numero delle persone uccise dalle alluvioni che negli scorsi giorni hanno devastato il Kerala, nell’India meridionale. Quasi un milione e mezzo di persone sono sfollate e ospitate nei 3800 campi istituiti dal governo. L’emergenza maltempo sembra essere terminata, anche se continua a piovere.

Lo straripamento dei fiumi

La stagione dei monsoni è ancora in corso ma quello che è successo è senza precedenti, spiega don Abraham Kavalakat, salesiano del Kerala (ascolta l'intervista integrale a don Abraham sulle alluvioni in Kerala): “in genere in questo periodo cadono 1500 mm di acqua, ma questa volta si è andati oltre i duemila. Inoltre con queste piogge le dighe si sono riempite ed è stato necessario aprirle, e anche questo ha influito. I fiumi sono straripati e a volte hanno fatto più danni delle piogge torrenziali”.

Centomila bambini tra gli sfollati

“Ancora non sappiamo esattamente il numero dei morti”, destinato ad aumentare con il proseguire delle ricerche, continua don Abraham, e la situazione degli sfollati è “tragica e molto triste da vedere”. Tra di loro anche centomila bambini sotto i 12 anni. “Quasi quattromila strutture le ha fornite il governo, poi ci sono chiese e scuole. Tutti sono coinvolti, ma dove c’è spazio per duecento persone ce ne sono oltre mille”, spiega.

La “grande famiglia” degli aiuti

Immediatamente la popolazione si è data da fare con gli aiuti e fin dai primi momenti i pescatori hanno contribuito ai soccorsi anche prima dell’arrivo dell’esercito e del governo. “La gente sta aiutando molto, soprattutto le famiglie per le famiglie”, afferma il sacerdote salesiano, originario della città di Kochi e costantemente in contatto con parenti e amici che hanno vissuto questo disastro. “Adesso che celebriamo con Papa Francesco a Dublino l’incontro internazionale con le famiglie qui noi abbiamo veramente ‘una grande famiglia’. Tutti per tutti e con l’aiuto vicendevole stanno cercando di sopravvivere. Quello che si dice nel Vangelo, lo stanno mettendo in pratica.”

Dieci anni per ricostruire

Finita l’emergenza sarà poi necessario occuparsi della ricostruzione.  Alcune infrastrutture come l’aeroporto di Kochi si sono trovate sotto due metri di pioggia e con i muri crollati dopo aver assorbito l’acqua. “Ci vorranno almeno dieci anni per tornare alla normalità”, dice don Abraham, che è “Molti hanno perso le loro case, con l’acqua che è arrivata fino al secondo piano dei palazzi”. “Ricominciare a vivere sarà molto difficile”, conclude. Le Caritas locali e il governo stanno aiutando come possono, ma non è facile vedere le lacrime delle persone”.

24 agosto 2018, 19:38