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Cristiani a Kandhamal Cristiani a Kandhamal 

India: mai più massacri di cristiani

Attivisti indiani manifestano a Kandhamal per ricordare la tragedia delle persecuzioni anticristiane in Orissa. Un’occasione per non dimenticare e per impegnarsi contro la violenza

Andrea Gangi – Città del Vaticano

"Ricordare la tragedia di Kandhamal dovrebbe essere un esercizio per forgiare una più forte unità tra le varie minoranze perseguitate in India - sikh, cristiani, musulmani, dalit e tribali - e spingere tutte le forze democratiche a serrare i ranghi contro il terrore degli estremisti indù. Il decimo anniversario di Kandhamal dovrebbe essere un'occasione non solo per ricordare i pogrom contro i cristiani ma per impegnarsi perchè non accada mai più", spiega all'Agenzia Fides il sacerdote a attivista cattolico padre Ajaya Kumar Singh, testimone diretto della tragedia dell'Orissa.

Riuniti perché non accada mai più

10 anni fa, sugli gli altipiani di Kandhamal, distretto dello Stato indiano di Orissa, si consumava uno degli episodi più sanguinosi di violenza comunitaria scatenati sulle minoranze cristiane in India. Gruppi di fanatici induisti hanno attaccato Dalit e tribali cristiani. Ne sono seguite uccisioni, stupri, incendi dolosi, chiese rase al suolo. Si trattò di una vera pulizia etnica che ha tormentato il distretto per settimane e che ha lasciato cicatrici acora oggi aperte tra i sopravvissuti. Per questo alcuni attivisti per i diritti umani si sono riuniti a Kandhamal per celebrare il decimo anniversario della violenza, previsto domani, 25 agosto, giorno in cui sono iniziati i massacri. Lo slogan di questi incontri è "Mai più".

Celebrazioni in tutta l’India

La Giornata per Kandhamal vede radunarsi migliaia di persone per ricordare quanti hanno perso la vita nella violenza e per esprimere solidarietà con i sopravvissuti. Le celebrazioni termineranno a Bhubaneshwar, capitale dell’Orissa, con una speciale Messa per la pace e la riconciliazione, mentre numerose manifestazioni di solidarietà sono previste in molte altre città indiane. A Delhi è previsto un evento con mostre fotografiche, proiezioni di film documentari e il lancio di un archivio popolare sui massacri dell'Orissa.

La dinamica della tragedia

La tragedia è avvenuta dopo l'uccisione del leader indù Swami Laxmanananda, di cui sono stati ingiustamente accusati i cristiani. Gli estremisti indù sono stati autorizzati a marciare nel distretto portando in corteo il cadavere di Laxmanananda, una mossa che ha acceso l'odio e la furia. Secondo le stime del governo, nella carneficina sono state uccise 39 persone e più di 40 donne sono state violentate, molestate o maltrattate; 393 chiese e luoghi di culto sono stati rasi al suolo. Persino le scuole, le case per lebbrosi e i Centri sociali non sono stati risparmiati. 2.000 persone sono state convertite con forza all'induismo e numerosi villaggi sono stati saccheggiati, un gran numero di case sono state bruciate, costringendo alla fuga migliaia di persone.


Le conseguenze dell’eccidio

Dopo le violenze molte persone hanno lasciato il distretto Kandhamal a causa della mancanza di sicurezza. Molti non sono mai tornati nei loro villaggi nativi, perché lo Stato non è riuscito a punire gli autori della strage. Molti bambini sono stati privati del diritto all'istruzione e migliaia di persone sono emigrate per vivere in baraccopoli in altre città. Secondo la testimonianza rilasciata all’Agenzia Fides da Joe Athialy, attivista indiano di Delhi, "la pace e la riconciliazione si sono rivelate una farsa, perchè è chiaro che non potrebbe esserci pace senza giustizia”. Ancora oggi le violenze continuano nella regione e spesso c’è odio aperto contro i cristiani. "Il governo statale e i funzionari pubblici – continua Athialy - non sono intervenuti per fermare l'ondata di violenza e ne sono dunque complici e oggi i sentimenti vanno dalla rabbia alla frustrazione, al senso di rassegnazione. Data l'impunità, a dieci anni da quei fatti si certifica il fallimento completo del sistema di giustizia indiano. Questo anniversario decennale dovrebbe essere un'opportunità per estendere solidarietà e sostegno ai sopravvissuti nella loro ricerca della giustizia”.

 

24 agosto 2018, 11:42