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Etiopia: 1 milione di sfollati ha bisogno di aiuti

Nuova crisi umanitaria in Etiopia; 900 mila persone costrette a fuggire a causa di violenze. Medici Senza Frontiere è intervenuta per rispondere ai più urgenti bisogni della popolazione

Andrea Gangi – Città del Vaticano

Le persone sono fuggite lungo il confine tra Gedeo e West Guji, due aree nel sud dell’Etiopia. Le loro condizioni di vita sono preoccupanti, anche perché l’afflusso di sfollati rende più carente i servizi e diminuisce le risorse. Si hanno difficoltà a fornire rifugi, acqua e servizi igienico sanitari. Gli sfollati sono stati accolti nei Centri di Msf e in queste ore stanno ricevendo le prime cure.

Fuggiti all’improvviso

“La maggior parte delle persone è fuggita improvvisamente e senza niente al seguito. Oggi le famiglie dormono in edifici abbandonati, come scuole o chiese, e talvolta anche all’aperto sopra foglie di banano o teli di plastica” dichiara Alessandra Saibene, coordinatrice per la risposta a questa emergenza di Msf. La priorità è fornire rifugi, beni di prima necessità, acqua, cure mediche e servizi igienici. Sovraffollamento, limitato accesso all’acqua pulita e latrine insufficienti fanno aumentare il rischio di insorgenza di malattie trasmissibili. Dobbiamo intervenire tempestivamente per migliorare le condizioni di vita, altrimenti la situazione potrà soltanto peggiorare” aggiunge Saibene.

Le violenze etniche in Etiopia

La violenza interetnica è un fenomeno diffuso nelle regioni meridionali dell’Etiopia. Le tensioni sono esplose ad aprile, a circa 400 km a sud della capitale Addis Abeba. Centinaia di migliaia di persone sono state costrette a fuggire dalle loro abitazioni. I leader locali hanno incoraggiato le persone a ritornare nelle loro case dopo gli scontri iniziali, ma molti sono fuggiti a giugno, quando le tensioni sono aumentate. La situazione resta critica nonostante lo schieramento delle Forze di Difesa etiopi nella zona. Numerose abitazioni sono state distrutte e saccheggiate e la vita delle persone è costantemente in pericolo.

L’instancabile lavoro di Msf

In coordinamento con altri attori umanitari, Msf sta costruendo con urgenza latrine e installando infrastrutture idriche e fognarie nei distretti di Kochere e Gedeb. L'organizzazione medico-umanitaria rifornisce gli sfollati di acqua potabile e migliora le condizioni igieniche e l'accesso all'acqua nelle strutture sanitarie locali. Msf sta anche supportando alcuni Centri per la salute e ospedali con servizi medici di base e secondari e ha in programma la distribuzione di generi di prima necessità come coperte o utensili da cucina.

Le condizioni degli sfollati

La maggior parte dei pazienti che riceve assistenza nelle strutture mediche di Msf soffre di diarrea, parassiti intestinali, infezioni del tratto respiratorio e della pelle; tutte conseguenze di povertà, sovraffollamento e assenza di acqua pulita. Con l'avvicinarsi del clima più freddo e la stagione delle piogge alle porte, le condizioni possono peggiorare, con gravi conseguenze per la salute. Pertanto, in stretto coordinamento con le autorità locali, Msf è pronta ad attivare rapidamente tutti gli interventi necessari per proteggere la popolazione.

L’esaurimento delle risorse

Anche prima di questa crisi, questa regione era una delle più densamente popolate del Paese. Il rapido afflusso di sfollati rende ancora più carenti le risorse disponibili e i servizi pubblici. Nonostante l’intervento del governo per garantire cure mediche, cibo e generi di primo soccorso, le condizioni di vita degli sfollati sono preoccupanti, perché permangono ancora gravi lacune nella fornitura di rifugi, acqua e servizi igienico-sanitari.
“Durante la stagione delle piogge - spiega Saibene - si esauriscono quasi del tutto le scorte alimentari delle famiglie, rendendo così necessaria la distribuzione di generi alimentari per evitare la malnutrizione. È fondamentale una risposta rapida e prolungata da parte delle organizzazioni non governative e delle autorità locali, oltre a un continuo impegno dei donatori”.
 

28 agosto 2018, 11:50