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L'arrivo dei profughi a Rocca di Papa L'arrivo dei profughi a Rocca di Papa  (AFP or licensors)

Eritrei accolti a Rocca di Papa: stremati ma felici

Parla il fondatore della cooperativa che gestisce la struttura d’accoglienza dei migranti della nave Diciotti: da loro, storie sconvolgenti. Gli uomini torturati e le donne violentate nei Centri di detenzione in Libia

Federico Piana - Città del Vaticano

Stanchi ma felici. Finalmente liberi. Negli occhi dei cento migranti eritrei sbarcati dalla nave Diciotti e arrivati nella struttura di accoglienza ‘Mondo Migliore’ di Rocca di Papa, in provincia di Roma, c’è dolore misto a speranza. Lo racconta Angelo Chiorazzo, fondatore di Auxilium, la cooperativa che da anni gestisce il Centro. “Erano stremati ma appena arrivati i loro occhi hanno sorriso. Ci siamo commossi e li abbiamo abbracciati”.

Uomini torturati e donne violentate

Novantadue uomini e otto donne che nella carne, e nell’anima, portano i segni delle torture subite durante il viaggio per raggiungere l’Italia. Chiorazzo quelle ferite le ha viste immediatamente sulla loro pelle: “E’ atroce. Sono malnutriti, hanno ricevuto maltrattamenti anche nei campi di detenzione in Libia. E le donne sono state abusate, ma questa purtroppo è una costante tra i migranti. Le donne sono più vittime degli altri”.

Racconti di viaggio raccapriccianti

A Chiorazzo e ai soccorritori, gli eritrei hanno raccontato le proprie storie, raccapriccianti. Si soffre, ammette Chiorazzo, solo ad ascoltarle: “Alcuni di loro ci hanno narrato delle dure peripezie per tentare di agguantare una vita migliore. Ci hanno mostrato cosa sono riusciti a salvare dai lunghi giorni di cammino, di fame e di sete, di botte: una croce, un documento stracciato, la foto della moglie o dei figli. Altri non avevano neanche queste piccole cose”. Erano nudi nel corpo e nell’anima.

Hanno conquistato la via della libertà grazie alla Chiesa

“La prima cosa che gli abbiamo spiegato – continua Chiorazzo – è che ora si trovano in un Paese libero, democratico. Seguendo i tempi stabiliti dalla legge potranno ottenere la protezione internazionale” E tutto questo grazie alla Chiesa, senza la mediazione della quale sarebbe stato quasi impossibile farli sbarcare in tempi brevi dalla nave Diciotti. “L’ha detto il Santo Padre. E’ stata una felice intuizione di don Aldo Bonaiuto, del cardinale Gualtiero Bassetti, e don Ivan Maffeis i quali hanno trattato con le autorità italiane affinché si potesse raggiungere questa soluzione”. Finalmente si è restituita la dignità a degli uomini che l’avevano perduta da tempo".

Ascolta l'intervista ad Angelo Chiarozzo
29 agosto 2018, 13:07