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Bambino nella Striscia di Gaza Bambino nella Striscia di Gaza  (ANSA)

Allarme Unicef: il 25% dei ragazzi palestinesi non va a scuola

Dati preoccupanti emergono dal Rapporto Unicef sull’abbandono scolastico in Palestina. Oltre il 25% dei giovani, raggiunti i 15 anni cessa di frequentare la scuola; la maggior parte in classe subisce violenze

Cecilia Seppia – Città del Vaticano

Quasi tutti i bambini palestinesi, fra i 6 e i 9 anni frequentano la scuola, ma a 15 anni circa, il 25% dei ragazzi e il 7% delle ragazze abbandona gli studi, divenendo preda di abusi, sfruttamento, schiavitù e reclutamento coatto in un territorio perennemente lacerato dal conflitto armato. E’ quanto emerge dal rapporto  “State of Palestine: Country Report on Out-of-School Children” realizzato dall’Unicef-Palestina in collaborazione con l’Istituto di Statistica dell’Unesco, e il Ministero per l’Istruzione. I dati preoccupano l’agenzia dell’Onu per l’infanzia che evidenzia anche l’alto tasso di disoccupazione giovanile, pari al 60%, come conseguenza principale dell’abbandono scolastico, fenomeno che riguarda il 18,3% dei giovani in Cisgiordania e  il 14,7% nella Striscia di Gaza.

Cause dell’abbandono

Il motivo per cui gli adolescenti lasciano prematuramente la scuola dell’obbligo – sottolinea Andrea Jacomini, portavoce di Unicef-Italia – “include un’istruzione di scarsa qualità, che spesso è vista come un fattore non rilevante nelle loro vite, violenza fisica ed emotiva a scuola, sia da parte degli insegnanti che dei coetanei, e inevitabilmente il conflitto armato. Andare a scuola può anche rappresentare una sfida per gli adolescenti, maschi, in Palestina, spesso costretti ad attraversare diversi checkpoint, blocchi stradali e ad aggirare gli insediamenti israeliani solo per raggiungere l’aula. E’ inaccettabile! Pensiamo se nostro figlio, mentre cammina, venisse fermato, interrogato, subendo una violenza psicologica non indifferente. E come se non bastasse, durante le lezioni ci sono incursioni dei militari nelle classi”. (Ascolta e scarica l'intervista ad Andrea Jacomini)

Sovraffollamento

Altro punto evidenziato dal rapporto è il sovraffollamento nelle classi. “Nella Striscia di Gaza – prosegue Jacomini - le aule sono sovraffollate, con in media 37 alunni per classe. Fra coloro che sono iscritti dal primo al decimo anno scolastico, circa il 90% frequenta scuole organizzate su due turni. Ciò riduce le ore per l’apprendimento e la capacità degli insegnanti di supportare adeguatamente i bambini, soprattutto quelli che hanno difficoltà di apprendimento o comportamentali”.

Abusi, sfruttamento, violenze

“I bambini rimasti indietro a scuola hanno maggiori probabilità di abbandono scolastico e quindi incorrono in un rischio maggiore di abusi e sfruttamento fuori dalla scuola -  aggiunge - Genevieve Boutin, Rappresentante Speciale dell’Unicef in Palestina -.   Essere a scuola non aiuta solo i bambini palestinesi a imparare e svilupparsi, ma fornisce inoltre una stabilità e delle abilità utili per la vita che sono di particolare importanza in questi ambienti”. Il rapporto sottolinea inoltre che le violenze colpiscono l’istruzione in diversi modi. Oltre due terzi dei bambini che frequentano dal primo al decimo anno scolastico sono esposti a violenze emotive e fisiche nelle loro scuole e, a causa dei conflitti, per oltre 29.000 bambini nel 2017 il loro percorso scolastico è stato interrotto a causa di 170 attacchi e minacce di attacchi su scuole, studenti o insegnanti, che colpiscono ulteriormente la frequenza scolastica.

Cosa fare?

Per realizzare il diritto all’istruzione di ogni bambino in Palestina, l’Unicef chiede di migliorare la qualità dell’istruzione nelle scuole che hanno basso rendimento; aumentare l’accesso a servizi per l’istruzione su misura, fuori e dentro la scuola, migliorare la formazione e il supporto tecnico agli insegnanti per un’istruzione che sia inclusiva; migliorare e ampliare i programmi di prevenzione alla violenza, ma soprattutto proteggere le scuole dalla violenza legata al conflitto. “Non andare a scuola – conclude Jacomini – vuol dire farsi sfruttare da quell’odio che in quella terra provoca e genera conflitti senza fine”.

27 luglio 2018, 13:07