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Eclissi di Luna: l’universo dagli occhi degli astronomi vaticani

In occasione dell'odierna straordinaria eclissi totale di Luna, la più lunga del secolo, le telecamere di Vatican Media hanno visitato la Specola Vaticana dove da secoli uomini di fede svolgono attività scientifica e si confrontano con le grandi domande che riguardano l’universo

Gabriella Ceraso - Città del Vaticano

Sarà l’eclissi totale di luna più lunga del secolo. All’indomani della scoperta di un grande lago di acqua liquida e salata su Marte, quello di questa sera si presenta come uno degli eventi più straordinari dei nostri tempi.

La Luna rossa e Marte vicino

Nella sua fase di totalità durerà 1 ora e 43 minuti circa: il cono d’ombra della Terra subito dopo il tramonto, andrà a ricoprire la Luna piena che sembrerà quasi sparire. La sola porzione visibile avrà inoltre un colore rossastro altrettanto eccezionale, dovuto alla rifrazione dei raggi solari nell’atmosfera dì terrestre. Ma non sarà l’unica cosa da osservare sulla volta celeste, perché, sempre dopo il tramonto, anche Marte - il pianeta rosso per antonomasia - sarà in congiunzione con il nostro satellite e in un’orbita molto vicina alla Terra, il che lo renderà ai nostri occhi particolarmente brillante. E ci saranno anche altri pianeti, vicini tra loro e visibili come Venere, Giove e Saturno.

Un fenomeno affascinante che fa riflettere

“Un evento eccezionale che permetterà ancora una volta di riflettere sulla condizione dell’essere umano in un universo praticamente infinito”. Cosi padre Gabriele Gionti S.I. cosmologo della Specola Vaticana. Per l’occasione infatti le telecamere di Vatican Media sono entrate nell’Osservatorio astronomico che Pio XI, negli anni trenta, fece trasferire dal Vaticano - dove era sorto nel 1532 e rifondato nel 1891 - alla residenza pontificia di Castelgandolfo, affidandolo ai Gesuiti. Qui tre nuovi telescopi e un laboratorio per le analisi spettrochimiche permisero lo studio delle stelle che il cielo di Roma, ormai troppo luminoso, rendeva impossibile. (Ascolta l'intervista al padre gesuita Gabriele Gionti sulla Specola Vaticana)

La scienza e la fede

Padre Gabriele ripercorre le vicende e la secolare storia della Specola che oggi svolge la gran parte dell’attività cosmologica nel moderno e tecnologico Vatican Observatory Research Group (Vorg) di Tucson, in Arizona (Usa). “Sfatiamo un mito”, afferma il gesuita, “quello che si fa alla Specola non è teologia o filosofia, ma scienza pura” e, come era scritto nel documento fondativo, questa è stata la sua missione dall’origine. La Specola nel Motu proprio di Leone XIII Ut mysticam del 14 marzo 1891 nasceva per contrastare le persistenti accuse fatte alla Chiesa di essere contraria al progresso scientifico, di essere oscurantista.

Le domande fondamentali

Promuovere la scienza e diffonderne lo studio dunque, perché essa non è in contrasto con la fede. Su questo ragiona padre Gionti sottolineando che le domande che si pongono gli astronomi vaticani sono le stesse degli altri scienziati, ma, dice,”lo facciamo da una prospettiva diversa essendo anche per formazione sacerdoti e religiosi”. La "stessa ricerca di vita extraterrestre" tiene a sottolineare "non significa in alcun modo andare contro la fede”: "può darsi che", come disse Galileo e ribadì san Roberto Bellarmino, “dobbiamo fare un’ermeneutica del testo biblico alla luce delle conoscenze scientifiche di oggi”. “Sicuramente”, afferma il padre gesuita, “Dio è il creatore dell’universo e di tutte le forme di vita in esso”.

Come un granello di sabbia

Osservare fenomeni come l’eclissi totale di questa sera, ci riporta – rimarca ancora padre Gionti - alla realtà. La Terra è il terzo pianeta vicino al Sole e fa parte della periferia della nostra galassia, una tra cento miliardi di galassie, ognuna delle quali con miliardi di stelle e pianeti. Siamo dunque “piccoli e insignificanti”- osserva - “come un granello di sabbia su una spiaggia, ma, un granello di sabbia che contiene in sé un principio di vita che lo lega al Signore, un principio di infinito che stupisce l’uomo stesso”. E’ il pensiero espresso da Papa Francesco proprio in un discorso  ai partecipanti alla Scuola estiva promossa dalla Specola Vaticana nel giugno scorso: “Attraverso di noi creature umane, questo universo” sono le parole di Papa Francesco “può diventare, per così dire consapevole di se stesso e di Colui che ci ha creati: è il dono che ci è stato dato come esseri pensanti e razionali in questo cosmo”.
 

27 luglio 2018, 08:03