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Sfollati siriani Sfollati siriani  (ANSA)

Siria: situazione ancora drammatica

Continuano i bombardamenti e aumenta il numero degli sfollati. L'appello di Papa Francesco all'Angelus di ieri

Luisa Urbani – Città del Vaticano

In gran parte della Siria la guerra è finita, ma in molte zone del Paese la situazione rimane ancora grave perché proseguono i bombardamenti. Negli ultimi giorni, la Siria è stata vittima di ulteriori nuove azioni militari che non hanno risparmiato la popolazione civile. In particolare, nella provincia di Dara’a sono state colpite anche scuole e ospedali. La situazione muta di ora in ora e il numero degli sfollati è in continua crescita.

L’appello del Papa

Una situazione drammatica che ha spinto Papa Francesco ad invocare, ancora una volta, la pace in quelle terre martoriate da anni. Ieri, dopo la recita dell’Angelus, il Pontefice ha invitato tutti a pregare per la popolazione siriana perché venga risparmiata da ulteriori sofferenze.

La distruzione delle scuole nel sud della Siria

L’appello del Santo Padre arriva proprio pochi giorni dopo l’annuncio di Save the Children sul bombardamento di alcune scuole siriane. Tutte le 52 strutture educative, gestite dai partner di Save the Children nel sud della Siria, sono state costrette a chiudere temporaneamente a causa dell’escalation di violenze. Molte le strutture danneggiate. Tra queste anche una scuola a Dara’a frequentata da circa 536 studenti. Nella stessa settimana anche un’aula allestita in una tenda è stata distrutta durante il bombardamento che ha colpito un campo di sfollati.

Il numero di sfollati aumenta

Ci sono notizie di numerose vittime a causa delle violenze che si stanno registrando a  Dara'a e i combattimenti si sono spostati vicino al valico di frontiera per il rifornimento di aiuti. Secondo le Nazioni Unite almeno 50.000 persone, molte delle quali donne e bambini, sono dovute fuggire dalle loro case e molte altre saranno costrette a farlo nei prossimi giorni. “I dati cambiano di ora in ora –denuncia Michele Servadei, Regional Emergency Advisor di Unicef - il numero degli sfollati, negli ultimi tempi, non è mai stato così alto”.

C’è bisogno di tutto

“Queste persone – prosegue Servadei - hanno bisogno di tutto: servizi igienici, cure mediche immediate e soprattutto carburante perché è fondamentale per il trattamento dell’acqua, soprattutto negli ospedali. Stiamo cercando di trasferire gli sfollati in zone sicure per fornirgli tutta l’assistenza di cui hanno bisogno, ma non è facile.  Il confine deve essere riaperto il prima possibile”.

Il nord della Siria 

La situazione siriana però non è grave solo al sud, problemi persistono anche nella parte nord della nazione. Nonostante Raqqa sia stata liberata, lo Stato Islamico continua a seminare morte e distruzione. Sono migliaia i siriani rientrati nelle loro case, dopo la fine dei combattimenti pesanti, che vengono uccisi e mutilati dagli ordigni nascosti. Una situazione drammatica come racconta Diego Manzoni, operatore di Medici senza frontiere che ha lavorato per sei settimane nell’ospedale di Tal Abyad. “Nella Siria nord-orientale – spiega  Manzoni - il numero di persone colpite da trappole esplosive e bombe inesplose è raddoppiato tra novembre 2017 e marzo 2018. Sono diverse centinaia le persone ferite, mentre i morti non si riescono a contare. La metà delle vittime sono bambini. I pazienti – prosegue Manzoni - ci raccontano di aver trovato trappole esplosive perfino in teiere, cuscini, pentole, giocattoli e tanti altri oggetti che sono stati manomessi durante la loro prolungata assenza".

La speranza oltre la sofferenza

Ma nonostante tutto, le persone continuano ancora a sognare un futuro migliore. “Ogni paziente che vedevo arrivare in ospedale – racconta Manzoni – portava con se una storia diversa. Ricordo, come se fosse ieri, l’arrivo di un giovane ragazzo amputato dall’esplosione di una mina, mi guardava e mi chiedeva aiuto. Era appena diventato papà e voleva combattere per la sua vita e per quella del figlio. Vedere nei suoi occhi questa speranza è stata una delle emozioni più forti che io abbia vissuto. Secondo me rappresenta perfettamente quello che queste persone stanno affrontando: la disperazione nel vivere questa mutilazioni, ma anche la forza e il desiderio di andare avanti per credere che la loro vita possa continuare”.

02 luglio 2018, 12:02