Cerca

Vatican News
Il ministro Salvini durante una dichiarazione sugli sbarchi Il ministro Salvini durante una dichiarazione sugli sbarchi   (ANSA)

Ed è subito un altro "caso Diciotti"

Altra imbarcazione con 450 migranti. Salvini ribadisce il suo no ai porti italiani e insiste su Malta o Libia. "La narrazione del fenomeno migratorio è falsata": intervista a Oliviero Forti, responsabile delle politiche migratorie di Caritas Italiana

Emanuela Campanile, Fabio Colagrande - Città del Vaticano

A soli due giorni dalla “crisi Diciotti”, il Governo italiano si trova ad affrontare un’altra emergenza e un'ulteriore braccio di ferro.  I 450 migranti giunti ieri nei pressi di Lampedusa e provenienti dalla Libia dopo due giorni in mare, sono stati trasbordati sulla nave della Gdf e di Frontex mentre le donne e i bambini hanno raggiunto Lampedusa a bordo di una motovedetta della Guardia costiera.  

Salvini ribadisce il no ai porti italiani

In attesa di conoscere dal Viminale e dal Ministero dei Trasporti il porto di approdo, il ministro dell'Interno Matteo Salvini ha nuovamente ribadito al premier Conte la sua linea: nessun porto italiano per i migranti. "Occorre un atto di giustizia, rispetto e coraggio - avrebbe dichiarato il ministro secondo quanto riportato dalle agenzie  - per contrastare i trafficanti e stimolare un intervento europeo”,  insistendo sull'opportunità che alle due navi venga data l’indicazione di fare rotta verso Malta o la Libia.

Italia prigioniera degli slogan

In un’intervista a Radio Vaticana Italia sul caso Diciotti, Oliviero Forti responsabile delle politiche migratorie di Caritas Italiana (Ascolta e scarica il podcast), sottolinea come la vicenda della nave proveniente dalla Libia, “ci ricorda come ormai sia insostenibile questo modo di trattare il tema dell’immigrazione: bisogna, con serietà - prosegue - affrontarlo come si è cercato negli ultimi anni, magari non sempre con grandi risultati, ma la via di queste ultime settimane e mesi non può essere messa in campo per dare delle risposte.

L’intervista integrale:

“È l’ennesima vicenda degli ultimi mesi che vede il nostro Paese prigioniero di una narrazione sul tema migratorio che guarda più agli slogan che ai fatti. Ecco: qui si tratta di dare delle risposte di lungo respiro che invece non arrivano. Quotidianamente siamo testimoni di scelte che vanno in un senso, innanzitutto, non rispettoso dei diritti umani (...) E stavolta c’è stato bisogno dell’intervento della massima autorità del nostro Stato, ovvero del presidente della Repubblica, per sbloccare questa situazione. È chiaro che è una vicenda che ci ricorda come ormai sia insostenibile questo modo di trattare il tema dell’immigrazione: bisogna, con serietà, affrontarlo come si è cercato negli ultimi anni, magari non sempre con grandi risultati, ma non è questa la via – quella di queste ultime settimane e mesi – che può essere messa in campo per dare delle risposte.

D. – In un editoriale che ha pubblicato sul sito del Sir, l’Agenzia Servizio Informazione Religiosa della Conferenza episcopale italiana, lei ha parlato di una “narrazione”  “falsata” del fenomeno migratorio, una narrazione che appunto accentua le responsabilità penali dei migranti, che mette in secondo piano i diritti umani. Però, la sensazione ormai fortissima è che presentare, come scrive lei, “numeri, storie, volti” di questi migranti, cercando appunto di dare loro un volto umano, come tante volte dice anche il Magistero dell Chiesa, sia ormai del tutto inutile. Cosa è successo nella comunicazione, secondo lei?

R. – È un po’ il meccanismo della doppia verità: da un lato, si raccontano fatti e vicende reali, ma dall’altro si omettono questioni che potrebbero in qualche modo far comprendere meglio il perché sta accadendo tutto questo. E' chiaro che l’opinione pubblica oggi, non potendo avere un quadro definito e completo di ciò che avviene al di là del Mediterraneo ma anche nel nostro Paese, si fa sempre più affascinare da quelle che sono, e che sempre di più definiamo, “ricette monodose”: semplici, ben comprensibili, ma che nei fatti non raggiungono l’obiettivo, che per noi chiaramente è quello, da un lato, di una corretta gestione del fenomeno migratorio, e dall’altro, del rispetto dei diritti umani. Per cui, raccontare che i trafficanti sono l’unico problema legato ai fenomeni migratori oggi verso l’Europa, vuol dire che si vuole nascondere l’altra grande verità: ovvero che non aprire canali legali e sicuri di ingresso sta permettendo ai trafficanti di lucrare e fruttare queste persone. Quindi, il fatto che, non solo in Italia ma in tanti altri Paesi, si continui a raccontare questa vicenda umana solamente in maniera parziale, è chiaro che crea poi intorno a questo fenomeno un consenso soprattutto sugli aspetti più negativi e deteriori; e quindi porta consenso. Questo, alla fine, è quello che sta avvenendo.

D. – Papa Francesco, il 6 luglio scorso, ha celebrato una Santa Messa per i migranti in San Pietro. Nell’omelia ha sottolineato che: “Di fronte alle sfide migratorie di oggi, l’unica risposta sensata è quella della solidarietà e della misericordia (…)Politica giusta è quella che si pone al servizio della persona…

R. – Per noi rimane veramente l’occasione e il riferimento primo per ricordarci che la solidarietà è un valore, non un disvalore. E quando parliamo di solidarietà, lo facciamo con riferimento non solo ai migranti, ma anche a noi e alla nostra società. Perché fare delle scelte nei confronti di queste persone significa farle anche verso il nostro Paese. Questo, le persone non devono mai dimenticarlo.

“ Di fronte alle sfide migratorie di oggi, l’unica risposta sensata è quella della solidarietà e della misericordia; una riposta che non fa troppi calcoli, ma esige un’equa divisione delle responsabilità, un’onesta e sincera valutazione delle alternative e una gestione oculata. Politica giusta è quella che si pone al servizio della persona, di tutte le persone interessate; che prevede soluzioni adatte a garantire la sicurezza, il rispetto dei diritti e della dignità di tutti; che sa guardare al bene del proprio Paese tenendo conto di quello degli altri Paesi, in un mondo sempre più interconnesso Papa Francesco, Santa Messa per i Migranti - 6 luglio 2018

14 luglio 2018, 12:16