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Giustizia internazionale. 20 anni fa nasceva la Corte penale

Ricorre oggi la Giornata mondiale della Giustizia Penale Internazionale che intende ricordare il giorno in cui fu firmato lo Statuto di Roma, il trattato che diede vita alla prima Corte penale internazionale. “Una Corte con dei principi nobili ma con alcune criticità” come sottolinea Arduino Paniccia, docente di relazioni internazionali

Luisa Urbani – Città del Vaticano

Era il 17 luglio 1998 quando, con l'adozione dello Statuto di Roma, veniva istituita la prima Corte penale internazionale. Un evento che ha segnato un momento fondamentale nello sviluppo delle regole a tutela dei diritti fondamentali. “Sono passati 20 anni – racconta Arduino Paniccia, docente di relazioni internazionali e presidente Asce, scuola di competizione economica internazionale di Venezia – da quella giornata con la quale si intese promuovere, a livello globale, i diritti delle vittime di guerra".

Il primo tribunale

La Corte penale internazionale è il primo tribunale internazionale permanente che giudica individui responsabili di gravi crimini internazionali come crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio. “In passato – spiega Paniccia -  questi crimini venivano giudicati, ma solo da tribunali militari. Si pensi, ad esempio, al processo di Norimberga o a quello di Tokyo. Quindi,da questo punto di vista, l'istituzione della Corte è sicuramente una buona cosa”.

Le prime criticità

“È una realtà poco conosciuta perché, sin da subito, si sono schierati contro la Corte alcuni Paesi di rilevanza mondiale, come gli Stati Uniti, la Cina e la Russia, facendo così emergere le prime criticità” perché uno Stato non parte, non è tenuto a estradare i propri cittadini che abbiano commesso tali crimini in un Paese parte, e al giorno d'oggi non esistono mezzi di coercizione internazionali per spingere gli Stati non parte, a cedere alle richieste della Corte. Infatti "ci sono alcune vicende, come quella che riguarda l’Afghanistan, che sono state sollevati, ma mai aperte come veri procedimenti". 

I problemi con i Paesi Africani

“La seconda criticità – spiega il docente - è che la Corte, sin dalla sua nascita, si è interessata sopratutto ai Paesi africani. Questo ha provocato una seconda ondata di proteste da parte dei Paesi dell'Africa i quali hanno reclamato l’attenzione della Corte. Non si può parlare di abuso di potere, ma si tratta di una condotta che non ha adempiuto completamente alle vicende previste dallo Statuto".

Nessità di cambiamento

“Se la Corte dovesse continuare ad operare come ha fatto negli ultimi 20 anni, tanto vale riportare tutto nell’ambito delle Nazioni Unite”. La Corte penale internazionale non è un organo dell'Onu, però ha alcuni legami con le Nazioni Unite: ad esempio il Consiglio di sicurezza ha il potere di deferire alla Corte situazioni che altrimenti non sarebbero sotto la sua giurisdizione. Inoltre, molti degli gli Stati parte della Corte sono stati membri dell'Onu. “Se continua così finisce per diventare un doppione che non riesce ad operare secondo quanto previsto dallo Statuto perché si tende a colpire solo i Paesi meno forti”.

Una revisione globale

 "Conviene, - conclude il docente -  invece che andare ad una revisione della Corte, andare ad una revisione dell’apparato delle Nazioni Unite che è molto frastagliato e causa  grandi confusioni a livello internazionale"

 

17 luglio 2018, 14:22