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Violenza in Centrafrica Violenza in Centrafrica  (AFP or licensors)

Dolore nella Chiesa centrafricana per l'assassinio di padre Gbagou

La violenza nella Repubblica Centrafricana ha fatto una nuova vittima. Si tratta dell’abate Firmin Gbagoua, vicario generale della diocesi di Bambari, assassinato venerdì 29 giugno. La testimonianza di p. Bondobo: nessuno è al sicuro ma la Chiesa non resterà in silenzio

Cecilia Seppia - Città del Vaticano

Prima di essere brutalmente assassinato con un colpo di pistola allo stomaco, alle 19 di venerdì 29 giugno, padre Firmin Gbagoua, vicario generale della diocesi di Bambari era stato a cena nell’arcivescovado, con altri confratelli. Ma padre Firmin è solo l’ultima vittima della violenza efferata che attraversa tutta la Repubblica Centrafricana. Secondo padre Mathieu Bondobo, rettore e parroco della cattedrale di Nostra Signora dell'Immacolata Concezione a Bangui, intervistato da Hélène Destombes,  “nessuno è protetto, nessuno nel Paese è al sicuro ma la Chiesa non ha intenzione di tacere”, per quanto ora viva un momento di profonda tristezza.

Gli scontri

I combattimenti tra gruppi armati e milizie di autodifesa dal 2013 ad oggi sono in forte aumento soprattutto nel Nord del Paese. Nel mirino degli scontri ci sono religiosi e missionari, i Caschi blu dell’Onu, i volontari e spesso interi villaggi e case vengono dati alle fiamme e molti abusi vengono commessi a danno di minori e donne.  Padre Mathieu Bondobo, non nasconde il dolore di tutta la comunità religiosa, ma esorta anche le autorità ad agire con fermezza.

Il dolore della Chiesa

“La Chiesa in Centrafrica – ha aggiunto il sacerdote - è in tristezza e dolore per la morte di don Firmin Gbagoua... Gli hanno sparato un colpo nello stomaco ed è morto in conseguenza a questa grave ferita. Questa situazione viene a complicare ulteriormente la vita in Centrafrica, perché tutti noi da tanto tempo parliamo di pace, parliamo della coesione sociale e questo uomo di Dio, che cosa ha fatto di male? E’ uno di quelli che nella diocesi di Bambari ha sempre parlato in favore della pace e ha sempre detto la verità! E questo è una prova ulteriore del fatto che la pace è una sfida grande, in Centrafrica; e che quelli che hanno le armi, quelli che uccidono, quelli che fanno del male sono ancora lì, nella città di Bambari, che non sono mai andati via. Recentemente abbiamo sentito dire che Bambari è una città tranquilla, che a Bambari non ci sono più armi: è una menzogna! La prova è che don Firmin è stato ammazzato”.

La preoccupazione dei vescovi

Questo aumento della violenza preoccupa naturalmente anche i vescovi centroafricani. In una lettera pubblicata alla fine della loro assemblea straordinaria, il 24 giugno, l'episcopato aveva notato "con stupore e amarezza", l'arrivo di “nuovi mercenari che rendono difficile risolvere la crisi”. “L’impunità e l’amnistia che alcuni stanno cercando di imporci non ci porterà pace”, hanno scritto, riferendosi ai molti accordi che, secondo loro, avrebbero addirittura favorito le milizie. “Ricordiamo al governo, alla comunità internazionale e ai gruppi armati che l'autorità dello Stato non è negoziabile e che non può essere soggetta a nessun tipo di contrattazione”, hanno affermato i presuli.

Ascolta la testimonianza di p. Bondobo
01 luglio 2018, 11:58