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Medici con l'Africa Cuamm - Tanzania Medici con l'Africa Cuamm - Tanzania 

Tanzania: 1 bimbo su 3 soffre di malnutrizione cronica

Medici con l’Africa Cuamm ha festeggiato il cinquantesimo anniversario dall'inizio delle attività in Tanzania. La ricorrenza è stata l’occasione per rilanciare l’intervento nel Paese africano dove malnutrizione e malattie sono ancora una grave piaga

Luisa Urbani – Città del Vaticano

Medici con l’Africa Cuamm ha festeggiato, nell’Ambasciata d’Italia in Tanzania, il cinquantesimo anniversario dall’inizio delle attività nel Paese. Un lavoro portato avanti in collaborazione con il personale sanitario tanzaniano, gli ospedali e le autorità locali. La ricorrenza è stata anche l’occasione concreta per rilanciare l’intervento nel Paese africano. “È stata una bella festa – racconta Matteo Capuzzo, country manager Cuamm – erano presenti anche i partner con cui collaboriamo, come i rappresentanti delle diocesi della Chiesa cattolica. Abbiamo condiviso con loro questo importante momento che è anche il simbolo del lavoro che svolgiamo tutti insieme quotidianamente”.

L’inizio dell’avventura

Nel 1968 Giovanni Dall’Olmo, primo medico Cuamm arrivato in Tanzania, iniziava a lavorare nell’ospedale di Ikonda, nella regione di Njombe. Da allora Medici con l’Africa Cuamm non ha più lasciato il Paese, allargando il suo intervento all’ospedale di Tosamaganga, dove ancora oggi è presente, e a diverse regioni tra cui Dodoma, Kagera e Zanzibar.

La testimonianza di Matteo Capuzzo

In cinquant’anni 315 medici sono partiti per la Tanzania con il Cuamm. Oggi l’organizzazione è presente nella nazione africana con 140 operatori tra medici e cooperanti, sia tanzaniani che di origine europea. Tra questi c’è anche Matteo Capuzzo, da 12 anni in Africa e da 5 in Tanzania.

La sanità tanzaniana

“Nel Paese - sottolinea Capuzzo -  ci sono molte strutture, però  non sono sufficienti e soprattutto offrono alla popolazione solo servizi base. Spesso – prosegue – mancano anche i farmaci. Tutto questo va ad inficiare sulla qualità della sanità”.

Tutelare mamme e bambini

“In alcune regioni – prosegue il country manager – la mortalità materna è molto alta. Per questo, dal 2012, portiamo avanti il programma ‘Prima e le mamme e i bambini’ che vuole garantire alle donne e ai loro figli l’ assistenza sanitaria e nutrizionale di cui hanno bisogno. Ci prendiamo cura di loro per tutto il periodo che va dall’inizio della gravidanza ai primi due anni di vita dei bambini. Diamo alle donne la possibilità di fare tutte le visite di controllo necessarie prima del parto. Inoltre – prosegue Capuzzo – abbiamo formato personale medico per dare un servizio efficiente durante il parto”.

La gioia nel vedere i bambini guarire

È molto emozionante vedere come reagiscono le mamme quando notano i loro figli migliorare già nei primi dieci giorni dopo l’inizio delle cure. Un’altra cosa che mi rende felice – prosegue – è sapere che le donne, quando rientrano nei loro villaggi dopo aver ricevuto le nostre cure, raccontano le loro esperienze diffondendo così informazioni sanitarie fondamentali per tutti”.

Lotta alla malnutrizione

La malnutrizione è un’altra piaga che affligge il Paese. “ Circa un bimbo su 3 – denuncia Matteo Capuzzo – soffre di malnutrizione cronica. Noi lavoriamo nelle comunità per cercare di prevenire queste fenomeno facendo azioni di sensibilizzazione. Facciamo anche delle dimostrazioni culinarie per far vedere loro come si può avere un’alimentazione corretta con il cibo a disposizione. La malattia – spiega - non è dovuta solo alla mancanza di cibo ma anche allo scorretto utilizzo dello stesso”. Sul fronte della lotta alla malnutrizione sono 1.265 le persone trattate per malnutrizione acuta severa e più di 117.000 quelle a cui è stata diagnosticata la malnutrione moderata.

Sconfiggere l’Hiv

Anche la lotta all’Aids è uno dei fronti di impegno dell’organizzazione. Nelle regioni di Shinyanga e Simyu, Cuamm è a capo di un progetto pilota a livello nazionale per garantire l’approccio del “test and treat” contro l’Hiv/Aids, in modo che tutte le persone sieropositive entrino in trattamento appena dopo il test e non solo quando le condizioni di salute si complicano. Nel corso dell’ultimo anno,  4.350 sono i pazienti entrati in terapia antiretrovirale e 11.956 i parti assistiti nelle strutture sostenute da Medici con l’Africa Cuamm.

27 giugno 2018, 13:25