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Premio cittadino europeo anche a una famiglia che ha accolto migranti

Tra i vincitori del premio cittadino europeo 2018 una famiglia di Treviso che ha accolto 6 migranti. La consegna del riconoscimento avverrà il 9 e 10 ottobre a Bruxelles

Tra i vincitori del premio del cittadino europeo 2018, una famiglia della zona di Treviso per aver accolto 6 migranti nel 2015. Lo riferisce un articolo dell’Osservatore Romano. Una storia che colpisce quella di Antonio Calò, 57 anni, di sua moglie Nicoletta e dei loro quattro figli tanto che il Parlamento europeo ha voluto dargli questo riconoscimento che viene assegnato a persone o enti che si distinguono per la capacità di rafforzare l’integrazione europea e il dialogo e mettono in partica i valori della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue.

Il modello dell’accoglienza familiare

Siamo nel 2015, nel pieno dell’emergenza profughi a Lampedusa, quando Calò va in prefettura e si rende disponibile ad ospitare a casa sua, a Povegliano vicino Treviso, 6 ragazzi migranti. Avvia così un modello innovativo di accoglienza familiare e ora sta cercando di esportare con un progetto pilota quanto sperimentato nella sua famiglia, riferisce lui stesso al quotidiano vaticano. “Sono convinto che questo premio ci darà una forza morale enorme, una spinta ulteriore a essere testimoni coraggiosi”, afferma. La loro accoglienza, infatti, non finisce qui: i 6 ragazzi lavorano tutti e, quando saranno autonomi, andranno via e altri saranno accolti. L’uomo intande fare di tutto perché anche a livello europeo si possa pensare in modo costruttivo a un inizio di soluzione del problema migratorio.

Altri 3 italiani fra i vincitori

Sono 50 i vincitori del premio e fra gli italiani figurano quest’anno anche don Virginio Colmegna, ex direttore di Caritas Lombardia, fondatore di comunità di accoglienza nel campo della sofferenza psichica e dei minori e per il reinserimento lavorativo dei detenuti; Paola Scagnelli, primario di radiologia dell’ospedale di Lodi, che durante le ferie presta il suo servizio di medico a Tabora, in Tanzania, presso una casa famiglia gestita dalle suore della Provvidenza per l’infanzia abbandonata e la Fondazione bresciana assistenza psicodisabili onlus, che attraverso il Centro abilitativo per minori Francesco Faroni, segue gratuitamente novanta minori autistici a partire dall’età di due anni.

16 giugno 2018, 18:43