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12 giugno  Giornata mondiale Onu contro lo sfruttamento lavoro minorile 12 giugno Giornata mondiale Onu contro lo sfruttamento lavoro minorile 

Sfruttamento lavoro minorile. Ilo: serve più consapevolezza

Dati in calo, ma mancanza di consapevolezza specie tra i consumatori: questo nel commento dell'Ilo sull'odierna Giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile

Giordano Contu- Città del Vaticano

La consapevolezza: questa la parola chiave davanti ad una piaga come quella del lavoro minorile. Così parla Maria Gabriella Lay dell’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) in occasione dell'odierna Giornata mondiale dedicata a questo tema.

A rischio crescita e sviluppo

Nel mondo ci sono 73 milioni di bambini costretti a lavori pericolosi — quasi la metà dei 152 milioni di bambini tra i 5 e i 17 anni tuttora vittime del lavoro minorile.  Questi bambini lavorano nelle miniere e nei campi, nelle fabbriche e nelle case. Essi sono esposti a sostanze tossiche, trasportano carichi pesanti o lavorano tante ore ogni giorno e subiscono danni fisici e psicologici permanenti. Anche la loro vita può essere compromessa. “Ai bambini viene negato il diritto alla scuola, allo studio al gioco. Perché tante volte cominciano a lavorare in età tenerissima, già dai 5 anni di vita". Sono bambini che- dice Maria Gabriella Lay- "non hanno un futuro e vengono privati del loro presente”.

L'Africa maglia nera

Il continente maggiormente colpito è l’Africa, in cui bambini e adolescenti sono il 19,6 per cento del totale dei lavoratori. A seguire l’Asia-Pacifico con il 7.4% e le Americhe con il 5.3%. Meglio l'Europa e l'Asia centrale con il 4.1%. “Nel corso degli anni - spiega Lay - possiamo dire che c’è stato un calo” dello sfruttamento. Le Nazioni Unite hanno lavorato in modo serrato affinché i Paesi adottassero le Convenzioni internazionali, vagliate anche dai rappresentanti degli imprenditori e dei lavoratori. Agricoltura, miniere, edilizia e industria i settori in cui i diritti sono più calpestati. A seguire i lavori domestici e quelli svolti in strada. I consumatori con le loro scelte “possono fare la differenza nella vita di un bambino”: bisogna saperlo. 

Produzione senza regole etiche

“Laddove la produzione non viene regolata da una etica - continua Lay - che si impone nel processo produttivo, invece che essere regolato dal profitto, chi ha lo strapotere condiziona questi soggetti”. E conclude: “Non si può disgiungere il progresso economico da quello sociale”.
 

12 giugno 2018, 11:21